Tre canzoni per fare il botto con la macchina – parte terza

Ancora vivi dopo la volta scorsa? Neanche un’ammaccatura? Trauma cranico? Niente? Non c’è problema, eccoci qui con tre nuovi sceltissimi brani da far partire a manetta nel lettore cd della vostra autovettura e poi… E poi vediamo che succede! Il canovaccio sarà lo stesso delle altre volte: un pezzone bello metallone per fomentarvi più del dovuto; un pezzo lento e onirico che vi farà distrarre e sonnecchiare (magari mentre guidate in una buia strada di campagna, senza uscita e senza la possibilità di accostarsi); e un pezzo pop sciocchino, possibilmente del passato (e possibilmente non le Lollipop, come l’ultima volta. Perdonatemi, non mi sono regolato).

Partiamo:

CATAMENIA – Gates of Anubis

Partiamo dagli amici. Perché questo sono da sempre ‘sti fiji de na mignotta finlandesi: AMICI MIEI. Gates of Anubis è la prima traccia dal loro terzo album (il più che buono Eternal Winter’s Prophecy, del 2000) in cui i nostri al loro black sinfonico cominciano ad aggiungere secchiate su secchiate di death melodico al sapore di Finlandia, col quale poi continueranno fino alla completa trasformazione finale. Un po’ come un pandoro a cui continui ad aggiungere zucchero a velo su zucchero a velo, sempre di più, fino a trasformarne completamente il sapore. Ecco, i Catamenia fecero un po’ questo. Comunque, non andiamo fuori tema, questa non è una recensione dei Catamenia (o sì?). Gates of Anubis parte come un classico brano black melodico, bello cafone ma senza particolari sussulti. C’è lo screaming, la tastiera che accompagna, tutto nella norma.  Poi però arriva il ritornello, e lì i nostri schiacciano sull’acceleratore a tavoletta, mandandovi a schiantare contro qualcosa, sicuro, al 100%.

 Is here heaven or is it hell?
No-one came back, no-one can tell!   

grida Tönning in quel cazzo di microfono, con una perfidia assoluta. La batteria che parte in blast. È tutto bellissimo. L’headbanging è praticamente un bisogno fisico. Le mani abbandonano il volante per fare le cornine fuori dal finestrino, il piede destro schiaccia a più non posso e la macchina se ne va per fratte.

Chiamate i vigili!

DEAD CAN DANCE – The Host of Seraphim

Come può un gruppo che si chiama la morte può danzare non finire in una rubrica in cui vi si augura di stamparvi contro un palazzo?

Questo brano del formidabile duo australiano è (come quasi tutti quelli che hanno fatto) molto molto bello, suggestivo ed evocativo, ma è anche una specie di Via Crucis: sei minuti di atmosferici lamenti di Lisa Gerrard che sembrano provenire da un’altra epoca, da un’altra dimensione. Delle preghiere antiche e immaginifiche. La dissociazione mentale arrivati a metà del brano è pressoché totale. Consigliato l’ascolto di notte su una strada provinciale buia. Stanchi, assonnati, di ritorno da una serata che vi ha lasciato tanta noia, amaro in bocca e mille pensieri intrusivi per la testa. Oddio, attenzione all’albero! BOOM!

MACY GRAY – I Try

Oh, a me ‘sto pezzo piace, non mi rompete il cazzo. Sono un tipo sensibile. E poi cosa c’è di meglio di una ballatona romantica della vostra infanzia per distrarsi al volante? Nulla! Ah, che bello pensare all’amore (il vostro, quello che avete avuto, che avrete o quello che sta per nascere) mentre davanti a voi la Panda del postino inchioda violentemente e le date un bel bacetto sul paraurti posteriore. Anche il tamponamento, in fondo, è un atto d’amore. Anche l’amore tra due auto va rispettato.

Il brano, non ve lo sto a dire, è famosissimo e l’avete sentito tutti un milione di volte. Fa alzare la glicemia nel sangue a pallettoni? Sì, da morire, però ve lo posso dire? Avevano molto più senso e dignità queste ballate romantiche pop radiofoniche di tanti brani Sanremetal che vi appioppo da 7 anni a questa parte!

E poi con questa ce fai il botto, oh, vuoi mettere? (Gabriele Traversa)

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