Same Drug New High: i Gluecifer fanno campagna elettorale
Le cose che neanche tu non sapevi ti mancassero. Oltre venti anni senza un nuovo disco dei Gluecifer e tu non ricordi bene cosa sei stato a fare nel frattempo. Fosse vero, purtroppo io lo so molto bene: un sacco di tempo perso dietro a robe di downtempo, elettronichina e cose così. E poi di botto esce Same Drug New High e ti riporta ai veri valori di una volta, ai bassi istinti. Che poi sono il ruocchennroll e la necessità di battersi i pugni al petto come un gorilla cretino quando parte un pezzo come Mind Control.
Insomma, il 2026 ci riporta un gruppo in perfetta coerenza con se stesso e quello che ha sempre rappresentato. Per certi versi in maniera anche maggiore di quanto avevano mostrato verso la fine, dove forse il voler essere assimilati a band teoricamente più “serie” gli aveva fatto perdere un po’ il centro. Perché l’essenza dei Gluecifer è sempre stata la cazzonaggine eletta a stile di vita. Inevitabile quanto scontato a questo punto fare il paragone con quanto fatto lo scorso anno dagli Hellacopters, gruppo al quale vengono sempre accostati e con il quale hanno dato forma ad una inscindibile dicotomia. Ma se Overdriver aveva lasciato qualcuno quantomeno perplesso qui c’è veramente poco da lamentarsi. Al solito, credo che le ragioni oltre alla ovvia qualità della scrittura (che resta sempre e comunque l’elemento principale) siano da cercare anche in altro ambito.
Dove probabilmente oggi i Gluecifer primeggiano è nell’impalpabile area della credibilità: nella gestione della frattura fra quello che eri ieri e quello che puoi essere oggi. Gli Hellacopters sono sempre stati il classico gruppo “let’s fuck”, rock and roll a cazzo durissimo e senza compromessi, i Gluecifer al contrario hanno funzionato da controparte gioviale fatta di pancetta da birra, sbronze colossali e mal di testa annessi. E se quindi per gli svedesi è oggi più difficile mantenere il proprio ruolo, i norvegesi si ritrovano ad essere oggi quello che sono sempre stati, forse anche in maniera ancora più compiuta.
Dove probabilmente oggi i Gluecifer primeggiano è nell’impalpabile area della credibilità: nella gestione della frattura fra quello che eri ieri e quello che puoi essere oggi. Gli Hellacopters sono sempre stati il classico gruppo “let’s fuck”, rock and roll a cazzo durissimo e senza compromessi, i Gluecifer al contrario hanno funzionato da controparte gioviale fatta di pancetta da birra, sbronze colossali e mal di testa annessi. E se quindi per gli svedesi è oggi più difficile mantenere il proprio ruolo, i norvegesi si ritrovano ad essere oggi quello che sono sempre stati, forse anche in maniera ancora più compiuta.Il disco, manco a dirlo, segue il loro stesso canovaccio passato: piazza tre mine a palla di cannone all’inizio e poi svaria su mid tempo melodici e inni alla sbornia da cantare biascicando abbracciati al tizio appena conosciuto al bancone del bar. Da citare almeno (almeno, non solo) The Score, la “romantica” I’m Ready o la pacchianissima Another Night, Another City che sembra fare scopa con quella Gimme Solid Gold che chiudeva l’immenso Soaring With Eagles… qualche millennio fa. Altra gente con la stessa formula leggermente ripulita ci ha fatto i miliardi veri (qui vediamo se ci arrivate da soli).
Sì, va bene, i Gluecifer copiano, la fanno da sempre, il cantante Biff Malibu ha preso in prestito il nome da un attore porno degli anni ’80, qui troviamo un riff rubato a Whole Lotta Rosie e pure le tastiere simil John Carpenter alla maniera degli ultimi Turbonegro. Lo so io, lo sapete anche voi, ma non frega niente a nessuno. Almeno spero.
Un album che è una dedica esplicita ha chi ha venduto la propria collezione di dischi per iscriversi al seminario di tamburi sciamanici e oggi è finito a mangiare kale, fare il saluto al sole ogni mattina e abbracciare alberi nel bosco. Roba da campagna elettorale, questo in estrema sintesi è il nuovo disco dei Gluecifer. (Stefano Greco)
