Dopo il concerto, non poteva mancare l’intervista ai MISCREANCE
Il 24 gennaio scorso mi sono ritrovato in giuria a un contest il cui piatto finale consisteva nei Miscreance, headliner della serata nonché una delle band italiane che maggiormente mi hanno interessato negli ultimi tempi. Loro l’ottimo Convergence, uscito su Season of Mist, in ristampa un annetto dopo la prima pubblicazione. Non starò a replicare una recensione di cui avrei francamente dovuto occuparmi all’epoca, parlando dell’efficacissima mistura fra death metal tecnico e techno-thrash che ne compone le otto tracce, una delle quali è la strumentale che lo conclude. Lascerò quindi parlare i chitarristi del gruppo: Tommaso Cappelletti, che ha un nome fiorentissimo, ma è di Mestre, e Andrea Granauro, che fiorentino lo è per davvero e che i fiorentini avranno con buona probabilità visto all’opera con i Sofisticator.
Come Atomic Massacre suonavate un thrash/death lineare e aggressivo, eppure l’EP Dark Sadistic Path era notevole. Poi avete cambiato non solo stile, ma anche moniker? Potete raccontarci le dinamiche di quegli anni?
Tommaso: Quando si citano gli Atomic Massacre mi sento sempre un colpo al cuore, perché ripenso al fatto che si sta parlando di praticamente dieci anni fa! Comunque le dinamiche non erano poi così diverse, ma sicuramente rispetto ad ora avevamo le idee molto meno chiare su che cosa volevamo creare. All’inizio suonavamo riflettendo solamente ciò che ci piaceva ascoltare, poi a forza di provare siamo riusciti a sviluppare uno stile nostro che abbiamo deciso poi di “consacrare” cambiando nome in Miscreance, perché era ciò che volevamo fare.
Sul palco fra le magliette che indossate e le vostre movenze portate in scena un’attitudine che sembra riaffiorare dagli ultimissimi anni Ottanta. Raccontateci come è giunta un’epoca come quella a dei ragazzi nati a fine anni Novanta.
Tommaso: Siamo cresciuti insieme sotto ogni punto di vista: i dischi che scoprivamo li scoprivamo insieme, poi ci trovavamo e li ascoltavamo ancora o magari ce ne consigliavamo degli altri, ne parlavamo, ecco direi che ci siamo influenzati tutti a vicenda e a sviluppare ulteriormente una stessa lunghezza d’onda che comunque abbiamo sempre avuto in comune.

Con una certa insistenza vi accomunano ai Death per certe linee melodiche, alcuni ai primi Atheist. Io vi trovo con una base fortemente techno-thrash. Come definireste i Miscreance di Convergence?
Tommaso: Sicuramente le influenze di Convergence sono abbastanza esplicite però in realtà noi non abbiamo mai scritto musica per fare/replicare esattamente qualcos’altro. Abbiamo sempre cercato di reinterpretare i nostri ascolti in una chiave nostra per cui non me la sentirei di far rientrare il disco in una qualche “categoria” o definizione. Il prossimo disco sicuramente a confronto però sarà un po’ più ispirato e magari con influenze un po’ meno ruffiane.
Andrea G.: Nonostante le etichette non portino quasi mai a nulla, io ad auto-definirci “technical thrash/death metal” ci tengo particolarmente, perché al contrario di quanto viene proclamato da molti seguaci dell’ormai assodato trend death metal, il thrash non è mai stato e mai sarà un genere “semplice” o “immaturo”, forse così definito da chi ha in testa un certo revival che non ha nulla a che vedere a ciò che ha realmente offerto questo genere negli anni che furono. Ovviamente poi c’è tutta una serie di gruppi che ci ha influenzato a livello generale (non li cito, tanto li sapete tutti), inutile negarlo, ma la nostra base di ascolti è sempre legata al thrash di fine anni ’80/inizio anni ’90 e così è anche per la parte compositiva, soprattutto quella strettamente legata al riffing.
La scaletta proposta a Calenzano non aveva solo pezzi dall’album del 2022. Cosa bolle in pentola per il futuro? Hai accennato a un nuovo lavoro, ci sarà un’evoluzione del vostro suono?
Andrea G.: Abbiamo un nuovo disco completamente registrato di cui manca solo l’annuncio che arriverà -speriamo- a breve, per ora possiamo dire che sicuramente uscirà nella seconda metà del 2026 e sarà la prima uscita esclusiva con la nostra etichetta Season of Mist, che per ora ha solo ristampato Convergence nel 2023. I pezzi, come detto poco fa, rispecchiano la nostra crescita ma anche un po’ la volontà di non finire sempre nel calderone delle solite quattro band, che, per quanto ci possa far piacere, spesso ci ha dato l’impressione di minimizzare il nostro lavoro e ridurlo ad un copia-incolla. Il nuovo disco sicuramente sarà più aggressivo anche in termini di sound, più dritto nelle parti veloci e un po’ più creativo nelle parti intricate.

La biografia racconta che siete in quattro persone provenienti da tre regioni diverse, come stanno le cose?
Andrea G.: Considerando l’amicizia che ci lega, per noi è difficile pensare di integrare una persona all’interno del gruppo che non condivide la nostra stessa visione umana e musicale o che possa non essere parte della nostra, seppur a distanza, quotidianità. Motivo per cui il cerchio della ricerca si è stretto sempre di più fino a quando due veneziani, un fiorentino e un torinese si sono ritrovati a suonare insieme a Mestre, più o meno una volta al mese, da qualche anno a questa parte.
Ultimamente noto un rafforzarsi in Italia di una certa ricerca del sottolineare l’importanza dell’underground, cosa che non notavo da almeno venticinque anni, soprattutto qui in Toscana. In Veneto che situazione interna vivete?
Tommaso: Purtroppo in Veneto non si respira la stessa aria! I gruppi sono sempre meno, come anche i concerti, l’underground si è concentrato più in determinate zone delle nostre regioni invece che essere diffuso in maniera uniforme in tutta Italia.
Nel processo produttivo vi discostate in modo netto dai suoni compressi che hanno caratterizzato almeno l’ultimo quarto di secolo, pensi che in futuro possa essere una scelta condivisa anche dai nomi di punta in modo da ridare giustizia agli strumenti, o i costi di produzione in tal senso sono un limite insormontabile?
Andrea G.: Come ormai si sarà capito, a noi hanno rubato il cuore le sonorità che sono state uscite da un determinato periodo, e replicarle è diventato per noi più facile e naturale piuttosto che andare a falsificare il suono con trigger e trucchetti vari. Credo che anzi sia più facile dare vita al proprio tocco e al proprio strumento piuttosto che camuffarlo o plastificarlo. In grado di importanza direi che le intenzioni e la strumentazione rimangono sempre al primo posto, ma non va dimenticato che serve anche un grande fonico che possa far uscire un determinato feeling dalle note che registri e noi abbiamo rinnovato la collaborazione con Marino de Angeli con cui abbiamo già lavorato su Convergence e che ci ha soddisfatto e accontentato al 100% anche sul nuovo lavoro!
Chiudete pure come volete.
Grazie Marco e grazie Metal Skunk per l’opportunità, e a chi è arrivato fin qui a leggere. Vi ricordiamo che potete seguirci sui nostri canali per tutti i prossimi live e soprattutto per quanto concerne l’uscita ormai prossima del nuovo disco! I nostri link: Bandcamp, Facebook, Instagram, Youtube.

Grandi i Miscreance, non vedo l’ ora di sentire il prossimo disco! Però se il Veneto è messo male (tra Messa, Stormo, Bosco sacro e festival come Venezia Hc o Belluno Hc) non oso pensare alle altre regioni…
"Mi piace""Mi piace"