Anche gli UADA rifanno Something in the Way. Ed è un’occasione mancata
La cosa probabilmente sarà già arrivata alle vostre orecchie, ma noi ve la diciamo lo stesso: gli Uada hanno appena fatto uscire una cover di Something in the Way dei Nirvana, anticipazione dell’imminente album Interwoven che comprenderà quattro versioni acustiche di loro vecchi pezzi più due cover, ovvero questa in oggetto e – attenzione – Der Brandtaucher dei Rome, che non può che essere letta come una presa di posizione, avendo presente i trascorsi. Dal disco è stato tratto anche un altro video, stavolta della versione acustica di The Purging Fire, e il risultato è così così, diciamo. Mi sembra tutto molto poco a fuoco, ma sospendiamo il giudizio finché non avremo sottomano il risultato finale.
Tornando a Something in the Way, la notizia stranisce non tanto per la scelta del pezzo in sé (peraltro ormai di moda, dato che era finito anche nella colonna sonora dell’ultimo Batman) quanto per il fatto che già pochi anni fa c’era già stata un’altra cover della stessa canzone da parte di un altro gruppo black metal, gli slovacchi Algor, che può essere ascoltata nello split con i connazionali Aeon Winds di cui aveva già parlato Griffar. La rimettiamo qui, se a qualcuno fosse sfuggita.
La cover degli incappucciati dell’Oregon la trovo meglio riuscita di quella degli Algor, più che altro perché riesce meglio a evidenziare le sensazioni sinistre che nel pezzo dei Nirvana rimanevano tra le righe, probabilmente per scelte di produzione. Ritornano infatti qui quegli arrangiamenti storti di archi che gli Algor avevano deciso di non riproporre, e in generale l’atmosfera in questo caso mi pare più morbosa rispetto al pezzo degli slovacchi. Detto questo, credo che entrambi i gruppi abbiano scelto di non rischiare troppo, risuonando grossomodo fedelmente l’originale senza variazioni strutturali. E mi sembra un’occasione persa, perché Something in the Way ha un potenziale di disagio che un gruppo black metal avrebbe dovuto saper cogliere meglio. Sia in uno che nell’altro caso, infatti, durante l’ascolto ci si aspetta che a un certo punto il pezzo esploda, magari con uno screaming lancinante, magari con una distorsione di chitarra dissonante, o comunque con un colpo di personalità che, alla fine, manca completamente. Insomma, il classico compitino. È un peccato. A questo punto aspettiamo una terza cover che centri l’obiettivo. (barg)
