NECROMASS @Iron Music Store, Scandicci (FI) – 18.01.2026

Foto di Marco Belardi

Per prima cosa, ci tengo a precisare che il report odierno è ambientato in un locale in cui non avevo mai messo piede. Ci ero solamente andato vicino, in occasione del concerto dei Deviation.

Quindi ve lo presento. Iron Music Store va a aggiungersi ad una lunga lista di locali che stanno facendo sì che i riflettori, su Firenze e dintorni, siano puntati sul metal underground come mai era accaduto in passato. E questa è con certezza una cosa positiva. Seguendo il navigatore mi sono ritrovato in una zona industriale a pochi passi dal luogo in cui ho abitato dal 1989 al 2015, Badia a Settimo. Il primo impatto, provenendo dall’esterno, non è stato dei migliori, non perché fosse situato in una zona industriale tutta capannoni e ribalte per lo scarico dei camion: un po’ tutti i locali metal stanno in un posto del genere.

Rawness Obsolete – Ph: Marco Belardi

L’ingresso era identico all’androne di un condominio, o, come mi hanno fatto notare salendo le scale, all’accesso a un qualunque studio dentistico. Con tanto di pianta asettica sul pianerottolo, di quelle che se ti scordi di annaffiarle non muoiono lo stesso. A quel punto già sentivo il rumore dei trapani in sottofondo e sbiancavo. Subito dopo ci hanno svelato l’arcano: un ex negozio di strumenti convertito in tripla sala prove e studio di registrazione e che, all’occasione, ospita concerti in una sala apparentemente più piccola di quello che in realtà è. Un luogo dunque pensato per lavorare sempre e per bilanciare con gli utili dell’utile il desiderio del dilettevole. Ha il bar, un corridoio, due passaggi un po’ bui che anticipano la sala concerti, e una stanza in cui tutti appoggiano il giubbotto: insomma, alcuni suoi aspetti ancora riconducono a un cantiere aperto e in via di definizione, ma tutto lascia ben sperare. 

Le luci del palco sono stupende e il palco è pensato per un futuro ampliamento. Lo staff è giovane e cortese e vorrei soffermarmi per un attimo su questo aspetto, che non è da dare per scontato: in trent’anni di onorata carriera ai concerti ho conosciuto gestori di locali di tutti i tipi, e, sebbene la cortesia da sola non generi competenza ed esperienza, ha un assoluto tornaconto se si vogliono affezionare le persone a un preciso luogo di aggregazione. Che poi è il posto in cui lavori. Trovare un fonico di palco presumibilmente sotto la trentina, e vederlo lavorare benissimo, è stato un fattore incoraggiante. Trovare un locale che ha sinora ospitato in prevalenza tribute band e che ha attratto una quarantina di persone al suono dei classici dei Nirvana, e che in questa serata ha fatto quasi centocinquanta paganti, più tutti gli altri presenti, è stata invece una goduria.

Handful of Hate – Ph: Marco Belardi

Procedo un attimo a ritroso: la sera precedente ero stato a Colle val d’Elsa a vedere un festival il cui menù prevedeva il thrash metal, il death e il grindcore. Con le orecchie ancora fischianti, una stanchezza che faceva provincia e un concerto in programma, appunto, in un’altra provincia, avevo qualche perplessità all’idea di rifare serata. Eppure sono felice d’esserci stato. Iron Music Store è il primo locale che ho visto a Firenze negli ultimi vent’anni in grado di restituirmi le medesime sensazioni del vecchio Siddharta di Prato, nonostante l’assenza di una seconda sala dedicata al DJ Set (e alla gente collassata sui divanetti, come era usanza all’epoca). Essere stato alla prima serata di questo locale avente numeri simili, è un’esperienza che non scorderò anche in virtù della sua scaletta.

I RAWNESS OBSOLETE avevo ben sperato di vederli in uno degli eventi del Firenze Metal, ma saltarono e furono rimpiazzati da qualcuno il cui nome ora non mi sovviene. All’epoca diedi poco peso al fattaccio: è saltato un gruppo black metal, vivrò lo stesso. In realtà devo essere sincero con voi: dei tre concerti che ho visto in questa serata, il loro è stato il migliore, quello che ha sprigionato la migliore freschezza e le idee musicali più consone ai giorni che corrono. Un black ibridato con il dark, con testi anche in italiano e una presenza scenica tutta sbilanciata sul cantante e sul bassista. Tra questi due musicisti, trentenni, e il chitarrista Valentino Bini, che è scandiccese come il locale, corrono trent’anni di età.

Necromass – Ph: Marco Belardi

Il concerto degli HANDFUL OF HATE mi ha riportato a uno dei primi concerti visti in vita mia in assoluto, il loro, al Siddharta di Prato. Penso che all’epoca avessi visto gli Iron Maiden a Firenze e poco più. E quel poco più fa parte del pacchetto: ne riparleremo fra poco. Il leader Nicola Bianchi, fra l’altro, è anche la new entry nei Necromass, avendo preso posto nella loro formazione proprio negli ultimissimi anni. Ed è l’unico reduce di quegli anni in cui li vidi al Siddharta. Li ho ritrovati ancora una volta battaglieri, con quella voce sguaiata che mi ha ricordato certe peculiarità dei vecchi Enthroned e tecnicamente molto rodati. Il pubblico ha gradito molto, si è scaldato e ha riconosciuto non pochi pezzi giacché Nicola Bianchi si accingeva a presentarli.

I NECROMASS sono stati il mio primissimo concerto metal nella seconda metà degli anni Novanta. Dovevo esserci. Non mi hanno introdotto loro al metal, a quello ci hanno pensato i Metallica nel settembre del 1995; mi hanno però introdotto a questo genere di luoghi, assembramenti di persone tutte dello stesso tipo, sensazioni. Non ho neanche preso sul serio la cosa quando a cena ho sbucciato un mandarino e mi è uscita fuori la copertina di Mysteria Mystica Zofiriana, o Zothyriana per come è riapparso ribattezzato sul mercato in tempi recenti. Ossia, un cazzo, stavolta arancione. Alla sua gloria e alla sua trentennale storia è stata dedicata buona parte della scaletta, in un concerto che a dispetto delle fotografie – che comunque non ho praticamente fatto, troppo difficile muoversi fra la calca a quel punto della serata dopo essere arretrato fino in fondo, e troppo stanco, il sottoscritto, all’epilogo di questo weekend di concerti estremi – avrei voluto vedere al buio pesto, intravedendo a malapena quelle quattro figure. Vedere troppo, vedere tutto, ha come tolto un po’ della magia prevista, data per scontata. E forse la magia è stata proprio l’incontrare questo inatteso effetto sorpresa. Una bellissima serata, ad ogni modo. (Marco Belardi)

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