I primi botti death metal del 2026: OVERTOUN – Death Drive Anthropology

Ho conosciuto i cileni Overtoun qualche anno fa, era appena uscito This Darkness Feels Alive. Mi erano saltate all’occhio la copertina di Paolo Girardi, perfettamente nel suo richiestissimo stile, e il fatto che del mastering si fosse occupato nientemeno che Flemming Rasmussen.

L’album era discreto, non miracoloso. Non aspettatevi chissà che da Flemming Rasmussen: è il solito problema di oggi, in cui i gruppi registrano un prodotto con due spicci e poi lo inviano a un produttore della madonna per sperare che da un lavoro amatoriale, se non addirittura casalingo, se ne tiri fuori il suono di Covenant. Flemming Rasmussen fa Flemming Rasmussen se gli dai in mano la tua produzione lungo tutto il processo lavorativo, non se gli fai mettere il timbro finale. Si tratta di decidere di investire sui dischi, e finché i dischi non ricominceranno a vendere nessuno lo farà, se non ai piani altissimi.

Martin Furia, attuale chitarrista dei Destruction dal giorno che Mike Sifringer si è ritrovato a gestire un chiosco di limonate col suo occhio strabico, è il produttore degli Overtoun e ha curato ogni parte del suddetto processo assistito da due ingegneri del suono. Uno dei quali è il chitarrista Matias Bahamondes, perché, si sa, i chitarristi devono sempre avere le mani in pasta dappertutto, non sono come bassisti e batteristi che al limite rompono il cazzo per abbassare o alzare il volume di una cassa spia, dopodiché tornano persone al cento per cento normali.

Martin Furia, ci tengo a precisarlo, non è un chitarrista sudamericano incrociato per strada e assunto last minute perché Flemming Rasmussen aveva messo uno zero di troppo nel preventivo. È il produttore del come back dei Toxik, un album ahimè sfortunato rispetto alle mie aspettative; ed è il produttore delle Nervosa, buon occasione per unire l’utile al dilettevole: immaginate il quantitativo di poppe sobbalzanti che vede in quello studio di registrazione, e immaginatelo uscire più strabico di Mike Sifringer dalla porticina angusta di quello studio di registrazione, di corsa, a ordinare a quelli delle pulizie di dare una sistemata ai divanetti in pelle perché gli sono parsi tutti macchiati. Ma sto divagando.

Gli Overtoun per lunghi tratti sono i Pestilence cileni, più nello specifico sullo stile di Testimony of the Ancients per la tipologia dei riff, tecnici e melodici, equilibrati, con un’aggiunta di velocità e ferocia come se lo stesso Testimony of the Ancients fosse tutto una bordata come la sua apripista, The Secrecies of Horror. Su queste solide e interessanti basi, una spiccata ma non disturbante dose di modernità a dare un senso e a contestualizzare il tutto nei giorni che corrono. L’album rappresenta una bella maturazione rispetto ai due passati, soprattutto sul piano sonoro. Perché non suona più anonimo e in linea con tutti quei dischetti autoprodotti in cameretta che sentiamo oggi. Ha un suono autorevole, pensato e ottenuto con coscienza e maestria. Vedete che lavorare con le Nervosa non stimola solo la circolazione del sangue, malpensanti?

Le collaborazioni sono tante, un po’ troppe per i miei gusti. Perché, lo ribadisco, negli album vorrei sempre e solo vedere i musicisti di quel gruppo suonare, e se al termine di un In the Shadows ci sta una Return of the Vampire con un Lars Ulrich nel mezzo, poco male. Memento Mori è bellissima con le sue atmosfere quasi black metal a due terzi (riproposte anche nel singolo Yurei) e in essa troviamo il nostro Enrico Di Lorenzo, cantante degli Hideous Divinity. I quali sono passati proprio dalla Toscana neanche un anno fa, al Sonar di Colle val d’Elsa. È qui presente anche Max Phelps, turnista con i Cynic e i Death to All.

Memento Mori è un pezzo degno di nota che attesta la crescita del gruppo cileno rispetto al recente passato. Se in This Darkness Feels Alive tutto scorreva piacevolmente e niente lasciava davvero il segno, Death Drive Anthropology cambia decisamente rotta: su Time to Kill records – ecco spiegata la provenienza dell’ospite romano! – la stessa dei Fulci, e ultimamente anche dei Necrodeath, arriva una delle uscite più interessanti di questo inizio di 2026. Non perdetelo per strada. (Marco Belardi)

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