GRIMA – Nightside

Uno dei gruppi in ambito black che mi ha maggiormente affascinato negli ultimi anni, sin da quando li ho scoperti con il loro terzo album, Will of The Primordial, sono i russi Grima, i quali sono andati ben al di là del classico black metal con elementi folklorici. Quando ho ascoltato il summenzionato Will of The Primordial e, ancor di più, quando ho recuperato il secondo Tales of the Enchanted Woods, sono, infatti, rimasto colpito soprattutto dalla teatralità e dalla “drammaticità” che permeava la proposta dei Grima e che difficilmente riuscivo a ritrovare in altri gruppi contemporanei. Un sentimento che, molto spesso, si traduce in una sensazione di malinconia e di vera e propria tristezza che si dipana tra le pieghe delle trame tessute dal gruppo, che proprio nella perfetta, fluida e naturale commistione degli strumenti tradizionali siberiani, black e un immaginario di freddo, buio e “rurale”, ha trovato la sua cifra stilistica.

L’approdo alla Napalm faceva un po’ temere per una standardizzazione di un suono sì ormai codificato, ma sempre estremamente grezzo, nonostante i successivi album, i buoni Rotten Garden e Frostbitten, fossero già un po’ più levigati, ma il risultato finale di questo Nightside è, invece, estremamente riuscito. Senz’altro il disco, sin dall’evocativa intro strumentale, gode di suoni più puliti, che mettono maggiormente in risalto le parti più folk, ma il temuto appiattimento della proposta dei Grima viene spazzato via sin dall’iniziale Beyond The Dark Horizon, un possente mid-tempo che conquista immediatamente anche grazie all’ormai classica alternanza di growl/screaming di Vilhelm.

Anzi, rispetto al precedente Frostbitten, che aveva il difetto di risultare, a tratti, leggermente monocorde, Nightside risulta essere molto più versatile, come dimostra la successiva doppietta Flight of the Silver Storm e l’inquietante Skull Gathers, in cui l’anima più “drammatica” dei Grima esce fuori con maggior impeto, tracciando alcuni momenti atmosferici di grandissimo pregio.

E il bello è che, soprattutto nella prima metà di questi otto brani (escludendo intro e outro), la qualità dei singoli pezzi continua a salire, raggiungendo il suo apice proprio a metà dell’album, con i suoi due brani più lunghi, Impending Death Premonition e il brano omonimo. Il primo, quello con i momenti più veloci dell’album, è forse quello in cui l’anima folk converge maggiormente con quella estrema, fino a giungere ad un finale tanto epico, quanto struggente; il secondo è, invece, il pezzo più oscuro, vario e freddo del disco, che riesce quasi a farti sentire addosso quel gelo assoluto che viene descritto nei testi.

Le restanti composizioni, pur forse non raggiungendo i livelli della prima parte, sono comunque ottime e, davvero, non c’è un momento di stanca e la seconda parte della finale Mist and Fog è a dir poco perfetta e quando la fisarmonica si staglia sulle ritmiche sempre più forsennate di Yungman, c’è solo da applaudire.

Non c’è molto da dire se non che Nightside, pur essendo una summa di quanto pubblicato fino ad ora dai siberiani, è, al tempo stesso, uno dei loro lavori più ispirati e coinvolgenti e restituisce pienamente quel senso di malinconia i Grima riescono a far percepire anche nel mezzo di una tormenta di neve. E pur senza rivoluzioni, restando fedeli a sé stessi, tra le composizioni di questo Nightside ritroviamo una band vitale, personale ed estremamente valida che rappresenta una delle migliori realtà del panorama estremo contemporaneo. (L’Azzeccagarbugli)

Un commento

  • Raffaele Salomoni
    Avatar di Raffaele Salomoni

    Una delle novità più apprezzate dal sottoscritto. Non li conoscevo, li ho scoperti per caso in una playlist di Noisebringer dei Kanonenfieber, e me ne sono innamorato immediatamente.

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