Frattaglie in saldo #67
Dopo un primo EP pubblicato nel 2022, i finlandesi TORMENTOR TYRANT arrivano all’esordio con un disco dal titolo che lascia poco all’immaginazione: Excessive Escalation of Cruelty. Ben piantato nel death metal più buzzuro e con un occhio di riguardo ai Deicide, in meno di 30 minuti l'<lbum si distingue per violenza e ispirazione. Forse non concorrerà a rinnovare il genere ma è estremamente divertente e sta riscuotendo una discreta e meritata attenzione tra chi segue il genere.
Spostiamoci in Danimarca invece con i PHRENELITH e il loro terzo disco dal titolo Ashen Wombs. David Torturdød, già membro di una band a me car,a ovvero gli Undergang, e compagni ci propongono un death influenzato da Dead Congregation, Incantation e primissimi Immolation, con in più qualche passaggio black metal. Il risultato è così così, diciamo. I pezzi non sono male, solo che con un po’ più di coraggio nelle intenzioni sarebbe potuto venir fuori un disco nettamente migliore. Qualche ascolto però glielo si dà volentieri.
Scendiamo ancora più a sud, dirigendoci in Germania dai MORAST. Anche per loro si tratta del terzo disco, che porta il titolo di Fentanyl. Già dal primo ascolto la musica colpisce per cupezza e disperazione con un mix di doom, death e black, con riff spettacolari ed evocativi e uno prova vocale da parte di Z. (Zingultus, ex- Nagelfar e Graven) davvero superba e che si inserisce benissimo nel contesto. Prendetevi del tempo per ascoltare questo lavoro: il monolite di materia oscura di cui è composto va preso per intero per essere apprezzato. Superba l’ultima, lugubre, ipnotica traccia On Pyre.
Arriviamo in Italia ora con l’EP di tutto rispetto dei LARVAE. Arousal of the Crowling Creature è un lavoro che punta tutto sulle atmosfere mefitiche più che sulla tecnica compositiva, e il risultato è godibilissimo. Dura poco più di 12 minuti e tra sfuriate e rallentamenti doom c’è di che passarsi via.
Chiudiamo con un gruppo il cui nome non può non richiamare l’attenzione. Non avrei dato due lire agli olandesi RECTAL SMEGMA ma devo ricredermi. La proposta è un brutal death metal suonato alla grandissima, ispirato e con dei bei riffoni. Sarei curioso di leggere i testi, visto che sulla loro pagina Metal Archives c’è scritto: “umorismo olandese”. Le canzoni sono piuttosto semplici, e forse la registrazione poteva essere un po’ più grezza per dare maggiore carattere alle composizioni, ma questo To Serve and Protect fa comunque il suo effetto anche se 43 minuti sono un po’ troppi, e alla lunga diventa ripetitivo. Dategli un ascolto, se non altro potrete vantarvi di aver ascoltato gli Smegma Rettale. (Luca Venturini)

Interessante. Mi sovviene una precisazione tecnica, tuttavia.
Lo smegma o altresì sfaldamento della pelle superficiale del glande, è per l’appunto quella caratteristica ricottina taleggiosa che va a depositarsi sotto il cornicione della cappella. L’odore non è quello di pesce andato a male, no. Si sente proprio odore di formaggio di fossa o di gorgonzola vecchio di sei mesi.
Ora, il retto non produce di per sé lo smegma, neanche in caso di pacchi emorroidali estroflessi tipo grappolo di carne marcia.
Se ne deduce che la band faccia riferimento a una dimensione di rapporto sessuale anale tra persone, diciamo, non propriamente a contatto con un’igiene intima congrua.
Buon pranzo a tutti.
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Che meraviglia i Rectal Smegma, soprattutto la foto su metal-archives
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