Avere vent’anni: KREATOR – Enemy of God
Approcciarmi alla rubrica Avere vent’anni è per me un problema all’incirca da adesso.
Nel 2004 mi sono appassionato per un’ultima volta a un album metal, Tempo of the Damned. Dopodiché ho cercato di capire se il problema fossi io, a non viverlo più da fervente appassionato, o fosse il metal, a non aver più niente da dire. È stato così all’incirca fino al 2009, in quello che considero il periodo più imbarazzante della storia del metal.
Dal 2006 al 2009 ho acquistato simbolicamente due dischi, Christ Illusion e Death Magnetic, non perché mi pisciassi nei boxer per il ritorno ufficiale e in studio di Dave Lombardo negli Slayer, ma perché volevo tentare in qualche modo di ravvivare, come si fa con una fiamma, il mio sopito entusiasmo per la musica metal. Badate bene, continuavo regolarmente ad ascoltare Butchered at Birth. Non me ne fregava più niente dell’avvenire del genere musicale tutto, su cui avevo come piantato una croce.
Per questo motivo è bene che a vent’anni di distanza riascolti Enemy of God. Perché nel 2005 non m’interessava affatto la sua uscita, e, sebbene dovessi scriverne la recensione sulla – defunta – webzine MetalManiacs, il mio entusiasmo per esso era troppo tiepido affinché potessi leggere, e dedurre qualcosa, in mezzo ai suoi pur semplici contenuti. All’epoca fu come bere un bicchiere d’acqua e rimettermi a sedere: ci voleva, ma se l’avessi bevuto un’ora più tardi non sarei affatto morto.
La prima canzone dell’album, e sua title track, è ad oggi l’ultima dei Kreator che in ordine cronologico ricordo riff per riff. Dopodiché procedo per associazioni: Hordes of Chaos l’album più brutale di quella tranche di discografia, e via discorrendo. Per me i Kreator hanno chiuso dignitosamente un cerchio con Violent Revolution, ritornando all’ovile in quella forma ibridata e ipermelodica. Enemy of God non fu il prosieguo di alcun discorso, solo un album nello stile di Violent Revolution affinché il successo dello stile del predecessore continuasse a far affluire nuovi fan ed introiti.
È un po’ più secco nella produzione, ammiccando in qualche modo ai vecchi tempi senza l’attitudine e le tecnologie dei vecchi tempi. Ed è più tagliente nella forma, anche se Sami Yli-Sirnio non si candidava come il chitarrista ideale per restituire quel genere di suoni affilati. A dire il vero non l’ho mai potuto sopportare: per il suo aspetto, il suo modo di tenere il palco e di suonare. Non appariva in tutto e per tutto come un thrasher, e i Kreator con Violent Revolution non necessitavano semplicemente di un nuovo chitarrista, ma di un biglietto da visita per comunicare al circuito del thrash metal che si erano rimessi a sua piena disposizione.
Sparsi qua e là i rallentamenti di Suicide Terrorist e le stucchevoli influenze maideniane di Voices of the Dead, a coronamento di un album variopinto – mai convincere appieno, ma nemmeno scontentare qualcuno: il nuovo imperativo – e più che sufficiente nella resa, però, certamente inferiore a tutto ciò che la band aveva inciso sino ad allora. Anche nei tanto discussi anni Novanta.
World Anarchy un altro pezzo pazzesco, anche se, a dirla tutta, le prime quattro sono un susseguirsi di episodi azzeccatissimi. A questo forse serve avere vent’anni nel 2005: a capire che cosa posso essermi perso allora, quando, appena ventiduenne, giocavo a fare lo schizzinoso con una scena che io stesso avevo dichiarato anzitempo morta. Però, che periodo imbarazzante che stavamo vivendo. (Marco Belardi)



Violent Revolution è un ottimo disco che però col senno di poi (all’epoca ero troppo ingenuo per capirlo) è una mossetta a tavolino di Petrozza che dopo che per tutti gli anni ’90 ha fatto la puttana cambiando tutti gli stili possibili decide di tornare all’ovile per campare, visto che i suoi tentativi di correre dietro ai trend non gli erano andati bene. Ma per quanto non sincero, è un disco che ha i pezzi. Da questo in poi è un declino continuo, e sì, quelli dopo saranno sempre peggio fino ai più recenti, irritanti con quel sound da death metal svedese di plastica.
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Anche io ho avuto periodi di vago distacco dal genere, con meno interesse per le nuove uscite, quindi capisco cosa dici.
Però negli anni che indichi tu sono usciti dei gran bei dischi: tra gli altri quelli di Mastodon, Gojira, The Ocean, Isis, Between the Buried and Me, Cult Of Luna, August Burns Red…
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In quegli anni di roba enorme ne è uscita. Se però l’orizzonte non va oltre il thrash metal allora alzo le mani.
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“no thanks to gays + fags for spreading aids” – sta scritto sulle note di copertina interna di Terrible Certainty.
In quasi 40 anni non ho mai sentito una sola parola di scuse da questi ignobili pezzi di merda.
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Veramente?
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Un gruppo metal maleducato, ma dove andremo a finire, signora mia.
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Guarda, anch’io ho vissuto lo stesso smorzamento temporaneo. Allo stesso modo sto recuperando il più possibile. Ti capisco benissimo
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Dopo Violent Revolution , hanno messo il pilota automatico , puoi prendere Enemy … , Hordes …. cambiare la tracklist è uscirebbe un’altra disco uguale ,non erano brutti album ma neanche capolavori Endorama e Renewal al sottoscritto non dispiacciono , Outcast non mi fa impazzire e un parziale ritorno all’ovile lo avevano già tentato con Cause for Conflict….poi hanno cominciato a fare PowerMeloDeath e a farmi cagare a spruzzo…
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Puoi prendere Violent Revolution , Enemy of God e Hordes of Chaos , shakerarli è uscirebbe un’altra disco , album intercambiabili….non brutti dischi , di sicuro non capolavori. Endorama e Renewal non mi erano dispiaciuti , Outcast non mi aveva esaltato e un parziale ritorno al ovile lo avevano già fatto con Cause for Conflict. Poi si sono dati al PowerMelodeath e a far cagare. Concordo sul finlandese , visto tre volte dal vivo e per tre volte dava avuto l’impressione di essere l’uomo sbagliato , nel posto sbagliato al momento sbagliato…alla Fine ha avuto più dignità Rob Fioretti che ha mollato tutto ed è andato a fare turni in fonderia
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a volte penso che Petrozza sia il Robb Flynn europeo, in tema di 100 metri a ostacoli inseguimento mode&trends, ma mi rendo conto di essere stronzo io, alla fine ci voglio bene lo stesso. E questo disco a me è piaciuto, meno di Violent Revolution ma meglio di altri.
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