Avere vent’anni: RAMMSTEIN – Reise Reise

Sbagliare non era un’opzione. L’enorme successo di Mutter aveva proiettato i Rammstein in cima al mondo. Per molti i sei tedeschi erano assurti al rango di nuovi salvatori dell’heavy metal, e per un po’ lo furono sul serio, dato che restano l’ultimo vero fenomeno di massa che la nostra musica ha creato (i System of a Down, protagonisti di un botto coevo e altrettanto deflagrante, erano troppo americani, troppo contaminati, troppo trasversali). Una cosa però è diventare rockstar a vent’anni e bruciarsi tra troie e cocaina, una cosa è diventarlo a quaranta, quando il testosterone non domina più le tue decisioni e, lo diceva anche Marco Aurelio, quello che dovevi vedere del mondo più o meno lo hai visto. rammstein_reise_reise Reise Reise è una delle migliori opere dei Rammstein, secondo solo ai primi due, proprio perché elaborato a tavolino con gelida pianificazione germanica e un obiettivo molto chiaro: prendersi tutto, consolidare il ruolo di stelle di livello planetario che continueranno a riempire gli stadi finché in attività. Se questo colpo fallisce, fallisce tutto. Non fallì. I punti deboli di Mutter, passati inosservati nell’ubriacatura generale, sarebbero saltati all’orecchio se ripetuti. E andavano corretti. A partire dalla maggiore attenzione al suono, rifinito, ripulito, calibrato al millimetro, senza sacrificare la potenza. Stratificato e allo stesso tempo pop e immediato, come è funzionale ai Rammstein. La parola d’ordine è una sola. Vendere e venderemo. rammstein_reise_reise Con il cospicuo budget stanziato dalla Universal, che voleva un altro successo globale, il gruppo va a registrare in Spagna, nei rinomati studi El Cortijo di Malaga, e se la prende comodissima, senza lasciare nulla al caso e dedicando tutto il tempo necessario alla definizione di ogni minimo particolare. Tutte le orchestrazioni vengono eseguite dal vivo. Alla fine di album ne sarebbero venuti fuori due, non uno. Buona parte delle tracce che andranno a comporre il successivo Rosenrot vengono incise in queste sessioni. Quindi la scaletta viene studiata con il lusso di avere parecchio materiale a cui attingere e di poterla quindi strutturare nel modo più accorto possibile. L’andamento blues dell’apparentemente estemporanea Los, piazzata in uno snodo cruciale del disco. L’inizio grave e insinuante con la canzone del titolo. E subito dopo uno dei pezzi concepiti per spaccare le classifiche. Mein Teil. La storia del Cannibale di Rothenburg è perfetta per virare il fattore shock su qualcosa di meno sottile e molto meglio, beh, vendibile di Leni Riefenstahl. Vertice di paraculismo. Del resto quella carta lì te la potevi giocare una volta sola. rammstein_keine_lust Keine Lust, alla fine, è pure uno dei brani più deboli. Eppure viene costruito per essere uno dei singoli. Più la scrittura è lineare, più emergono i dettagli. Lindemann ha maturato una superiore padronanza dei suoi mezzi e, a un orecchio allenato al tedesco, emergono sfumature come i passaggi, a seconda del contesto, da un accento berlinese a una pronuncia piana da Hochdeutsch. Pure Schneider è cresciuto come batterista. Le tastiere di Flake sono volutamente in disparte. L’ex squatter sarebbe tornato protagonista su Rosenrot. A prendersi la ribalta sono le chitarre, anche quando non si gioca sul riffone. Amerika sembra l’episodio sulla carta più commerciale ma è quello con il contenuto lirico più profondo e pesante, una dichiarazione di alterità rispetto a una cultura, il rock, che rimane un prodotto angloamericano. Ohne Dich e Amour sono concepite per essere strappamutande. Morgenstern, la più aggressiva, è il miglior contentino possibile per distrarre dall’avvenuta, e riuscitissima, commercializzazione. Ora capisco perché la cattiveria di Liebe ist für alle da mi sarebbe sembrata così posticcia. Poi quest’ultimo disco l’ho rivalutato parecchio ma questa è un’altra storia. Da quando sono diventato padre non riesco più ad ascoltare Dalai Lama. (Ciccio Russo)

5 commenti

  • Avatar di Gio

    Lindemann è dominato dal testosterone ora più che mai!

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  • Avatar di Bonzo79

    bellissimo album, bellissimo tour

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  • Avatar di EXO

    Il migliore album dei Rammstein a mio avviso, riempitivi 0

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  • Avatar di mauri

    per me valgono poco o nulla. Mia figlia, sedicenne, mi ha appena abbinato Sonne a Bring me to life a Something in the way. Sarà magari una questione di nostalgia, e la musica è un gran ammasso di nostalgia quando invecchi, ma io son più legato ai Nirvana, per dire. Quando quello si sparò all’itis, tutti sapevano che ero un grande appassionato dei nirvana, e venivano a farmi le condoglianze. Condoglianze. Era un grande. Un grande? Uno che ha una bambina piccola e si spara in bocca sarebbe un grande? Manica di ritardati.
    Per dire, insomma, che sti qua mi paiono una questione di estetica e poco altro. Sarà che ho cinquant’anni e dell’estetica ma che vada a fare in culo.
    No. Per me è stato così, a dir il vero. O emozioni forti o niente.
    E qua le emozioni forti, latitano

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  • Avatar di mauri

    aggiungo anche
    Le insegne luminose attirano gli allocchi. Ma i cccp nemmeno mi son mai piaciuti. E lungi da considerare un allocco qualcun altro. Beh, se uno si da del ritardato da solo, glielo faccio anche notare, magari…. O me la rido

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