In una pioggia di inizio anno: sei dischi di metal estremo appena usciti

Abbiamo appena finito di parlare di come sarà l’inizio di questo 2024, ma sono già qui ad aggiornarvi con altre nuovissime uscite che mi sono capitate sottomano.

Prima di tutto, tengo a dare notizia del singolo Nocturnal Fire dei DÖDSRIT, i quali mi avevano convinto fin dai loro esordi nel 2017. Anche le due successive loro uscite erano ottime, tanto che Mortal Coil la misi nelle playlist di fine 2021. Questi svedesi di Borlänge fanno un black veloce e caratterizzato da un’estetica di vecchia scuola, ma in realtà ci mettono molta melodia, molta atmosfera, molto hardcore e fanno uno straordinario uso del d-beat. Riuscire a tenere insieme una cosa del genere è un’arte, ed è per questo che mi piacciono molto. Il nuovo album arriverà il 22 marzo e si intitolerà Nocturnal Will. Il singolo che lo anticipa, Nocturnal Fire, è una canzone dal minutaggio medio-alto, come da loro consuetudine, è ispirata al metal classico, è variegata, con cambi di tempo spettacolari ed è bellissima. Se correte ad ascoltarla vi farete solo un piacere:

Uno dei gruppi che vi ho proposto qualche tempo fa, i tedeschi ASTRAL SPECTRE, usciranno il 2 febbraio con un nuovo lavoro intitolato Ars Notoria, che sono molto curioso di sentire, perché il loro primo album era già notevole: anche loro sono maestri dell’ibridazione, in particolare accostano NWOBHM, anni Settanta con tanto di organo Hammond e, per finire, una voce black metal primi anni Novanta. È inevitabile, ma a questo punto anche auspicabile, avvertire un’anima psichedelica che pervade il tutto. Il titolo del disco è tratto dal capitolo di un grimorio magico del Seicento, il Lemegeton, noto anche come Piccola Chiave di Salomone, quindi come vedete proseguono con gli argomenti esoterici e magici che ben si accompagnano alla loro proposta musicale. Durante l’anno scorso il fondatore Tenebros ha messo insieme un organico per suonare dal vivo, per cui adesso sono un gruppo ancora più completo. Ad anticipare l’album è Gipsy Witch, una bella canzone dallo stile fra gli Iron Maiden e gli Uriah Heep, molto varia e quasi prog. Poi, quando li avevo recensiti la prima volta non l’avevo detto, per non essere sempre il solito vecchiaccio che ricorda i tempi andati, ma in qualche passaggio a me ricordano perfino i Tormentor. Insomma, anche questi sono da ascoltare:

Adesso scendiamo negli abissi più nebbiosi dell’underground, dove ho trovato un progetto che fatico a comprendere, ma che mi ha incuriosito: sono i connazionali ADRAMALEKH, anzi si tratta di un solo connazionale, dato che stiamo parlando di un progetto solista, in tutti i sensi: un musicista anonimo e il suo strumento, ovvero una chitarra registrata in modo decisamente amatoriale; da quel che sento potrebbe essere una presa diretta in un computer o in un mixer. Quest’anno Adramalekh ha fatto uscire quattro “album” tutti su questo stile: Forested Kingdoms of the Dragon, Nothing, Hatred, Fog, Infanticide Redemptor. A dire il vero c’era anche un singolo, Satanic Misanthropy, uscito il 31 dicembre, ma lasciamolo negli eventi dell’anno scorso. Comunque sia, per quanto mi piacciano le cose sperimentali, temo che qui si esageri. Se siete curiosi anche voi potete partire dalla canzone qui sotto, poi mi direte se è un genio o se i miei dubbi sono legittimi:

Lasciamo questi estremismi, ma restiamo su cose abbastanza particolari: gli australiani OBSERVERS pubblicheranno a marzo un album strumentale interamente ispirato a 2001 Odissea nello Spazio, intitolato The Age of the Machine Entities. Si tratta di un progetto del musicista Martin Kennedy e la canzone che possiamo ascoltare oggi è Moon Doom: lenta, molto d’atmosfera, tanto da rasentare l’ambient, salvo presentare un bell’assolo di chitarra. Esiste da tempo un certo filone di metal strumentale, soprattutto nelle frange più estreme, pensiamo ad esempio a formazioni come Dark Matter Secret, Axial, Mount Saturn, ma ce ne sono molte altre; in ogni caso all’interno di questo mondo elitario gli Observers possono rappresentare una discreta novità. Questo è il singolo che anticipa l’album:

Persistiamo ancora in Australia e su temi fantascientifici, ma qui più che nella fantascienza siamo nel complottismo ufologico più classico, che si rende palese a partire dal nome dei ROSWELL DEATHSQUAD. Dal disco che hanno appena pubblicato, Welcome Home, sentiamo un death piuttosto violento nei suoni e nella voce, che ha sia qualcosa di bello che qualcosa che non va: si tratta infatti di un ibrido fra il prog death e il deathcore. Qui dalle nostre parti non maneggiamo molto il deathcore, io men che meno, tuttavia devo sottolineare che questi ragazzi di Melbourne suonano bene, i brani sono vari e, soprattutto, non usano i downbeat, per cui se dovessi scegliere un approccio al genere, i Roswell Deathsquad potrebbero essere un punto di partenza per me. Vedete voi: 

RESIN TOMB – ecco degli altri australiani che definirei destabilizzanti: fanno un grind dissonante e con improvvise mutazioni nello sludge. Già questo da sé non sarebbe facile da affrontare, almeno per me, ma poi c’è da aggiungere che i suoni che usano sono volutamente cacofonici e metallici, risultando molto difficili da sopportare a lungo. Sono proprio quel genere di suoni da collusioni metalliche, aria compressa, lamiere tagliate e simili, che le normative in materia di sicurezza sul lavoro ci dicono che andrebbero evitati perché causano danni all’udito se vi si rimane esposti troppo a lungo, altro che Hör mit Schmerzen degli Einsturzenden Neubauten! Qui si rischia davvero e penso che anche l’inossidabile Griffar non li sopporterebbe per più di mezza giornata. Dei Resin Tomb sono disponibili tre singoli che anticipano il nuovo album Cerebral Purgatory e io scelgo di presentarvi quello col titolo più accattivante, Human Confetti:

Bene cari lettori, con i confetti umani vi saluto e, mi raccomando, let the metal flow. (Stefano Mazza)

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