Natale con i tuoi: HORRIFIER – Horrid Resurrection
Si avvicina rapidissimo il prossimo Natale e, quando si è in questo periodo, si ha spesso voglia di cose semplici, capaci di darci piena e rapida soddisfazione, magari gusti e aromi che si conoscono già, perché vogliamo rilassarci e goderci la neve (che purtroppo faticherà ad arrivare), il buon cibo, le ancor migliori bevute, i regali e via dicendo. E cosa c’è di più accogliente e godurioso di un ricco album death metal vecchia scuola, quasi primordiale, che sembra essere stato inciso nel 1989? Io non saprei immaginare di meglio, magari accompagnandolo con un paio di bicchieri di Sagrantino. Ecco che, come un regalo inaspettato da un Babbo Natale che possiamo immaginare con le fattezze del collega Belardi e la barba posticcia intrisa di sangue, giunge a noi Horrid Resurrection dei giovani norvegesi Horrifier.
I membri del gruppo sono Erik Krokan (basso), Andreas Langås (batteria), Sander Halvorsen (chitarra), Adrian Bruun Risøy (chitarra, voce). Si sono formati nel 2022 e sono tutti ventenni, ma sembrano molto più maturi della loro età: a parte l’ottima tecnica e la sapienza compositiva che dimostrano, suonano un death metal ricco di groove terrificante e di atmosfere malsane, con uno stile che ricorda i primi Death, i primi Obituary, i primi Autopsy, i migliori Necrophagia e io vi dico anche che sembra di ascoltare un vecchio demo death metal, sia per la musica che fanno che per la produzione, conservativa, ma comunque precisa e ottimale per il genere. È chiaro che gli Horrifier non stanno inventando nulla di nuovo, anzi si rifanno ad un passato che conoscono molto bene, ma suonano veramente bene e riescono a evocare un’atmosfera greve, sostenuta da ritmi intensi e testi opportunamente ispirati ai migliori film horror del passato, come La Casa, Hellraiser, La notte dei morti viventi, La Cosa e tanti altri.
Horrid Resurrection ha il pregio di iniziare diretto e travolgente come una doccia fredda con Chainsaw Death, che ha una fluidità scandinava quasi hardcore, per poi procedere con brani più americani come Injected Corpse e l’ottimo mid-tempo di Hooks in Flesh. Io, poi, sono rimasto molto sorpreso dall’eponima Horrid Resurrection, che possiamo prendere come punto di riferimento dell’intero album in quanto ne contiene tutti gli stili possibili e ne rappresenta anche il momento più personale e caratteristico. È davvero un bel sentire.
Prima di lasciarvi, vi informo che gli Horrifier l’anno scorso hanno inciso un demo di quattro canzoni, intitolato Howl From The Grave, che suona ancora più diretto e primordiale e che merita sicuramente un ascolto se vi piacciono queste cose. Vi dico infine che Horrid Resurrection mi è stato suggerito dal sempre prolifico Marco Belardi, il quale si trova impegnato su vari (troppi) fronti, ma che giustamente non vuole che una perla del genere si perda nel turbinio delle festività di questa fine 2023. In ogni caso, con gli Horrifier sarà un ottimo Natale per tutti.
A decaying memory is all that remains
Of what once existed in this human shell
(Stefano Mazza)


