Avere vent’anni: FUNERAL MIST – Salvation
Ci trovassimo al cospetto di un libro, Salvation dell’autore Funeral Mist sarebbe un caso letterario. Insomma, una di quelle opere che hanno un successo clamoroso senza che chiunque sia in grado di spiegarsi il perché. Succede e basta, un libro che piace a tutti senza alcun apparente motivo. Pensate a Il Nome della Rosa: è scritto in un italiano forbito e complicatissimo, è molto lungo e spesso divaga in medievalismi ancora più complessi, eppure è un libro del quale una moltitudine di gente possiede una copia in casa e quasi tutti costoro si sono sforzati di leggerlo per intero senza saltarne alcuna parte, neppure quelle in latino maccheronico. Il successivo film ha aiutato molti a comprendere quale fosse la storia di base, anche se non si può dire che la sceneggiatura ricalcasse granché fedelmente il romanzo. Insomma, sarebbe stato strano se una simile opera fosse riuscita a vendere 4/5000 copie. Furono milioni su milioni, e sa solo il diavolo come sia stato possibile.
Trasliamo il discorso in campo musicale e otteniamo il disco d’esordio sulla lunga distanza degli svedesi Funeral Mist. Demo a parte, l’unica altra loro opera ufficiale era l’EP Devilry, classico fast black metal svedese uscito in edizione limitata per la minuscola Shadow records. Un disco che non aveva avuto chissà che gran risalto fino all’uscita di Salvation, che proiettò i Funeral Mist in cima alle classifiche di preferenza di legioni di blackster in giro per il mondo, i quali si misero a cercare quel disco contendendoselo a prezzi da delirio. Devilry è un disco carino, Salvation è un’altra cosa. In che senso “è un’altra cosa”? È un turbinio di note tempestose che stupisce per quanta malignità e malevolenza comunica. È spontaneo, è costruito benissimo e si ispira palesemente al religious black metal da poco introdotto dai Deathspell Omega, sebbene i riff siano più semplici rispetto a quelli decisamente contorti dei francesi, non particolarmente tecnici o adornati di fill o dissonanze varie; sono talmente frenetici che sembrano stracolmi di variazioni e sovraincisioni, ma bisogna ascoltare il disco molte volte e molto attentamente per accorgersi che tutta questa complicazione apparente in realtà non esiste. La produzione compressa aiuta i pezzi a sembrare più maligni ancora, ma quello che rende veramente il disco un unicum nel suo genere sono le voci di Arioch, cioè colui che col nome di Mortuus ha sostituito Legion nei Marduk. Passa con una naturalezza disarmante dallo screaming puro al rauco/declamato quasi parlato e infine growl, sdoppia le linee vocali, le sovrappone, le interpreta, e il risultato è strabiliante.
Salvation si ascolta ancora oggi più che volentieri per ammirare la sua performance alla voce; ovviamente anche la musica ha un suo decisivo perché, ma quello che spicca davvero sono le sue parti cantate. Ad accentuare l’appartenenza al religious black ci sono campionamenti di canti gregoriani o litanie religiose, oltre a quasi tutto il Dies Irae Dies Illa nella coda di Sun of Hope, ma anche l’iniziale Agnus Dei non è da meno e comunque questi inserti sono abbastanza ricorrenti. Il disco è scaraventatoper lo più su tempi velocissimi, benché non manchino sezioni più rallentate che non fanno altro che dare l’impressione che l’accelerazione successiva sia ancora più violenta di quanto proposto in precedenza, come se tutto il disco fosse un crescendo in cerca di un impatto finale catastrofico e disintegratorio. In questo contesto azzardare due brani da quasi tredici minuti verso il finale dell’album (Circle of Eyes e In Manus Tuas) avrebbe potuto risultare indigesto o fuori contesto e invece non lo è per nulla, perché l’ascolto del disco risulta leggero e coinvolgente in ogni sua parte nonostante la non indifferente durata di 65 minuti.
Sono in molti a considerare Salvation dei Funeral Mist uno dei più grandiosi album black metal di tutti i tempi. Io non mi spingo a tanto, ma non v’è dubbio alcuno che quest’opera rientri nei criteri della straordinarietà: non tutti sono in grado di comporre e suonare musica di questo tipo con così tanta intensità, convinzione e credibilità. Naturalmente è un disco che non ha sofferto minimamente il passare del tempo, tanto che nemmeno i Funeral Mist stessi sono stati in grado di replicare sì tanta grazia, ma di fatto Salvation è un disco unico che non ha né termini di paragone né tentativi d’imitazione. (Griffar)



Il disco meraviglioso di una carriera incredibile
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