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Band col trauma: UNSANE – Sterilize

21 dicembre 2017

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Nei film del terrore viene quasi sempre tirato in ballo il personaggio che ha avuto il trauma, ovvero quell’evento che – spesso accadutogli in età giovanile – lo ha reso il coglione paranoico che giustamente qualche mostro o psicopatico deciderà di attaccare per compiacerci. In musica purtroppo abbiamo visto molte delle nostre band preferite andare a peggiorare in seguito a un trauma, e che esso fosse una cosa seria come la faccenda Cliff Burton o una più banale questione di clitoride – come lo scempio dai capelli colorati che ha ridotto Max Cavalera a un cumulo di dreadlocks abitati dagli insettoni di Starship Troopers – il finale è sempre lo stesso: dischi mai all’altezza dei precedenti. Conosco gli Unsane fin da ragazzino grazie al video di Scrape, e i loro primi tre album erano in linea di massima la colonna sonora ideale per sfasciare un’aula dopo l’ennesima interrogazione fallimentare, ma senza ombra di dubbio l’aggressione subita da Chris Spencer nel periodo di Occupational Hazard ha rappresentato un triste crocevia per il gruppo noise originario di New York. Già reputavo quell’album inferiore ai precedenti nonostante una formazione pressoché perfetta, oltre che finalmente consolidata. Ma, quando se ne sono tornati a distanza di qualche anno con un pacchetto regalo contenente Blood Run, lo scenario non mi è parso troppo distante da quelle partite di calcetto organizzate da ex-compagni di classe già cinquantenni, in cui il terzino sinistro infarta, torna a casa e viene preso a legnate dalla moglie che lo aveva avvertito

Nonostante i dodici anni trascorsi da quel “ripresentarsi” timidamente in studio, la band americana appare molto più giovane e ispirata oggi che non allora, ma il trauma non si può dire sia del tutto scomparso. Sterilize è probabilmente il loro album più pesante del post-reunion e vanta dei suoni della madonna in cui il basso di Dave Curran vorremmo semplicemente averlo come sveglia ogni mattina, e solo la voce ci appare un po’ nascosta e tradita dal mixaggio finale. E il lavoro cresce esponenzialmente nella seconda metà, dopo che Factory aveva messo brillantemente le cose in chiaro, facendosi però seguire da tre pezzi ai limiti della noia totale (Aberration e No Reprieve che iniziano con una ritmica simile fanno quasi venire voglia di finirla lì). Da Lung in poi, infatti, gli Unsane decidono di uscire dagli schemi e non cercare a tutti i costi la pesantezza, ed è lì che a mio avviso comincia a tutti gli effetti Sterilize. A partire da quel momento l’album si mantiene omogeneo ma ti trasmette la percezione di stacco fra un brano e l’altro, ammiccando agli anni novanta nelle melodie (fantastiche per immediatezza in Inclusion e Distance) e dimostrandosi tremendamente al passo coi tempi per quello che riguarda il muro sonoro. Il problema però è il solito di cui ho parlato sopra: per quanto formalmente Sterilize sia perfettamente realizzato e superiore alle precedenti uscite, sono il piglio e la reale cattiveria a mancare in buona parte, nonostante all’estetica non manchino il consueto sangue della copertina e la sfrontatezza di episodi come la conclusiva Avail.

Gli Unsane di oggi sono degli ottimi mestieranti e non hanno dimenticato quanto fossero stati stronzi un ventennio fa, ma se ripenso solamente a quanto siano invecchiati bene gli Iron Monkey col recentissimo 9-13, e pure loro con un trauma di quelli consistenti alle spalle, il confronto allora sì che diventa impietoso. (Marco Belardi)

13 commenti leave one →
  1. vito lomonaco permalink
    21 dicembre 2017 09:55

    un po’ come gli agnostic front !

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  2. 21 dicembre 2017 10:37

    Col cacchio! “Sterilize” e “Visqueen” sono tra le cose migliori che abbiano mai fatto!

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    • vito lomonaco permalink
      21 dicembre 2017 11:34

      In effetti il pezzo postato è buono assai e sulla linea di basso ha ragione il buon belardi.

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  3. amedeosturati permalink
    21 dicembre 2017 11:15

    Mannaggia la m*****a. Stai parlando di un gruppo di gente di quasi 60 anni, che continua a fare dischi e tour e semplicemente spacca il culo. Hanno fatto del loro stile una bandiera, ed é vero, molti pezzi si assomigliano, ma dove sta il problema?
    Io credo che un gruppo come gli unsane merita rispetto a priori e se devi scriverne male, magari tienitele per te queste “recensioni”.
    Poi il paragone con gli Iron Monkey é superficiale in partenza: stai parlando di un gruppo che si é riformato con solo 2 dei 5 elementi originali e che hanno fatto un disco dopo 19 anni. Piaccia o meno va a gusti.
    Ora, tu scrivi su metalskunk e io ti leggo, quindi le cose stanno cosi, ma almeno non scrivere alla cazzo di cane.

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    • Marco Belardi permalink
      21 dicembre 2017 11:23

      A me piace sterilize, gli manca solo qualcosa per essere davvero un bel disco. Ancora dalla reunion non sono riusciti (per me) a centrarne in pieno uno, ma neanche ne hanno fatto uno brutto. Ma ripeto, sterilize è carino non ho scritto il contrario ;)

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  4. amedeosturati permalink
    21 dicembre 2017 11:54

    Vabbeh, c’hai ragione pure te, scusa mi sono innervosito perché mi piacciono troppo. Chiedo venia e faccio i complimenti al blog.

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  5. 21 dicembre 2017 12:36

    Credo che effettivamente abbiamo a che fare con gusti personali, effettivamente “Blood run” e “Wreck” sono sotto la media (soprattutto il primo) però sul fatto che dopo la reunion non abbiano mai completamente azzeccato un disco dissento “Visqueen” mi sembra il miglior disco che abbiano mai fatto e “Sterilize” gli va subito dietro. Certo i primi tre sono da KO però forse sono penalizzati dal fatto che all’epoca certi suoni ipersaturi se li sognavano. Ben venga il confronto comunque 😉

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    • Marco Belardi permalink
      21 dicembre 2017 12:47

      Sai cosa? Secondo me in visqueen in cui mi piacciono di più i pezzi, ma l’avrei voluto sentire suonare un pelino differente, ci stava com’erano maturi. Il problema qua sopra, l’unico grosso ma non da poco, è che pretendendo di fare il tuo disco più pesante come stile e suoni, allora devi davvero essere incazzato nero. Da ultra cinquantenne, qualcosa ci suona strano se proprio ora hai fatto QUEL disco. Questa sensazione nei precedenti non ce l’avevo infatti. E comunque anche la tracklist potevano aggiustarla meglio, ma nel complesso è buono

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  6. Aris permalink
    21 dicembre 2017 22:28

    La tracklist che la potevano aggiustare? Si, e magari la copertina col sangue potevano farla con la marmellata che era piu’ realista.
    Poi uno si chiede come si fa a sparare tante cazzate…
    Allora gia’ che ci sei vai a suonare con loro e mettili sulla retta via, no?
    Che sfigati certi tipi che pretendono scrivere di musica…

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    • Marco Belardi permalink
      21 dicembre 2017 22:35

      Non riesco a immaginare se avessi scritto che il disco non mi è piaciuto

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  7. Aris permalink
    21 dicembre 2017 22:37

    “Da ultra cinquantenne ci suona strano che abbiano fatto proprio ora questo disco”…ma ti rendi conto che LORO hanno inventato questo genere o come lo vuoi chiamare? E poi, essendo ultra cinquantenni non posso fare lo stracazzo che vogliono e tirare giu’ i riffs che gli escono dal buco del culo? A parte che tutti i dischi degli Unsane sono pesanti e presi male, senno uno si ascolta altre cose, ma tu i dischi li ascolti come si deve o gli dai un ascoltino per poi fare lo spiritoso umorista da blog simpaticone?
    Vabbeh, ciao.

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    • Marco Belardi permalink
      21 dicembre 2017 22:45

      aris, li ascolto dagli anni novanta loro e mi piacciono una cifra. hai centrato il punto, per me (come ho scritto lì sopra), questo disco non è “preso male” e pesante quanto vorrebbe suonare. è molto carino, ma dopo decenni e quella pausa forzata che hanno avuto per me è normale che abbiano lasciato per strada qualcosa… ma eviterò di approfondire perché ho capito che a toccarteli, ti creo un qualche disagio. la tracklist non mi piace, no, nel senso che i pezzi con le idee migliori (sempre per me, magari per te sono le prime tre) stanno tutti in mezzo, all’inizio è lineare e ritorna diretto nel finale. è sballato, e al primo ascolto rischi di farti un’idea sbagliata.

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  8. sergente kabukiman permalink
    23 dicembre 2017 16:33

    di quest’ultimo disco disco ho sentito solo un paio di brani purtroppo, però il confronto con gli iron monkey regge poco per me, il loro ultimo album ha una distorsione che ti investe in pieno, le chitarre sono pienissime, mentre Spencer non ha mai usato suoni del genere, tutto questo per dire che in casi come quello degli I.M. è facile nascondere la mancanza di cattiveria con dei suoni più arroganti, ma ovviamente non so se so davvero incazzati o no.

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