THYRFING – De ödeslösa (NoiseArt Rec.)

de-deslsa-517261025a9b6Secondo disco registrato con Jens Rydén, entrato nella nuova formazione dei Thyrfing ai tempi di Hels Vite. Dopo Farsotstidern nel gruppo vi fu un drastico cambio di line-up, con l’arrivo dei sostituti del cantante storico e del vecchio chitarrista, i quali se ne andarono per non ben specificati motivi, a parte i classici discorsi sull’esaurimento della motivazione che si fanno quando ci si lascia in buoni rapporti, come in questo caso. Jens, che era rimasto lontano dalle scene per un bel po’ di tempo (ultima apparizione col progetto tutto suo, Profundi, da cui ha tirato fuori un solo disco), entrò per una rinnovata voglia di tornare sulle scene favorita anche dalla semplice vicinanza geografica con la band. Poi lui e Patrik Lindgren, chitarrista e anima del gruppo, si conoscevano già da tempo. Intorno al nome Thyrfing, che ne abbia memoria, non sono mai circolate strane storielle essendo una band che ha fatto parlare di sé solo attraverso i propri dischi, sempre solidi, massicci e quadrati, fatti di legno e chiodi come nella migliore tradizione viking, ma mai sopravvalutati. Quindi la scelta (di tutto rispetto) era giusto e naturale che si compiesse. Anche perché già ai tempi della separazione dai Naglfar Jens dichiarò di non poter più reggere a tempo pieno il peso di una band. Disse infatti che continuare a cantare nei Naglfar lo avrebbe distolto dai suoi studi sul design e la fotografia e da una ‘carriera sicura’. Lindgren, che appare una persona seria e riservata (mai una parola di troppo circa l’abbandono dai due membri storici) non si fece sfuggire l’occasione di prenderlo nelle sue file. Anche lui e i suoi sodali non campano di musica, hanno tutti un altro lavoro, o meglio un lavoro principale, cui dedicarsi per la qual cosa non sono facili da incontrare nella propria città e bisogna andarseli a cercare nei festival in giro per l’Europa. 

Il nuovo disco, uscito a cinque anni di distanza dal precedente Hels Vite, come Farsotstider contiene solo lyrics in svedese e rompe in questo modo l’ormai classica alternanza di brani scritti in inglese e lingua madre. Prima di Hels Vite Jens non aveva mai cantato in svedese. La sensazione è che i Thyrfing di oggi siano per lui come un vestito perfettamente cucito addosso. Nella sua formidabile prestazione viene coadiuvato su cori e clean vocals dal solito Toni Kocmut, col quale si avvicenda perfettamente. Da parte sua Hels Vite soffrì delle novità introdotte in una line-up consolidata e probabilmente anche a causa di una verbosità compositiva forse eccessiva ma che voleva rompere gli schemi col recente passato. Queste novità sembrano oggi totalmente assimilate/superate in De ödeslösa (The Fateless), album che vede anche l’arrivo dai Raise Hell di un uomo nuovo alle pelli – preciso e lapidario – e il passaggio dello storico batterista alle quattro corde visto che Kimmy Sjölund, altro socio fondatore e precedente bassista, ha deciso anch’egli di mollare gli ormeggi. Da cambi di squadra così netti una band può uscirne a pezzi o rigenerata ed è evidente da subito che per i Thyrfing stiamo parlando del secondo caso. È un fatto assolutamente non scontato, considerato pure che Thomas Väänänen e Henrik Svegsjö erano autori di moltissimi tra testi e musiche.

thyrfi9È impressionante quanto la dica lunga già un fugace ascolto dei primi tre brani costruiti intorno ai classici mid-tempo, cori e tastiere atmosferiche (molto più presenti di quanto ci si potesse aspettare tanto da stupire attraverso richiami ai Borknagar più evocativi se non addirittura a un pianoforte di Xytras-iana, piuttosto che Sverd-iana, memoria) ripescate dall’era dello sperimentale Vansinnesvisor i cui accenni di BM sinfonico vengono qui sviluppati. E ancora, alternanza di fraseggi strumentali a ritmi più sostenuti ed estremi, per quanto la produzione non lasci spazio a nulla di grezzo essendo curata da Jens Bogren il che, ça va sans dire, la rende la migliore di sempre. Peccato che dopo il devastante trittico da brividi Mot Helgrind – FordomVeners Förfall il disco mostri un lieve decrescere di emozione indotta. Un processo però frenato da qualche pezzo ancora di alto livello come la title track finale. Messi definitivamente da parte scacciapensieri e arpe tradizionali svedesi, di fatto già da un paio di dischi (anche se dal dopo-Urkraft non saranno più gli stessi), il suono si fa ancora più cupo, disperato e solenne, come da tendenza facilmente riscontrabile nei gruppi a loro assimilabili per stile e storia.

Con la spettacolare uscita discografica dei Finntroll e quest’altro ottimo disco abbiamo tutto ciò che ci occorre per superare indenne il periodo di mollezza estiva e perché non cogliere l’occasione per riascoltarsi le rispettive discografie? Quantomeno recuperate i primi tre full dei Thyrfing che sono veramente imprescindibili. (Charles)

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