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Satana li fa e Dio li accoppia: Arjen e Anneke lavorano a un disco insieme

24 aprile 2014

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Oddio, se sia iniziata o meno una liaison tra i due nessuno può dirlo. Però a me il dubbio è venuto. Scusate, perché mai Arjen Lucassen, che rinomatamente è una persona seria, dovrebbe rischiare di mandare alle ortiche la sua reputazione se non per meri interessi carnali? Ma qui dentro mi accusano di essere malpensante e mi dicono che Anneke è una brava donnina di casa, che Arjen è un vero progster e in quanto tale non ha alcun istinto concupiscente e che, al limite, fa sesso solo col suo mellotron. Ma io sono terra terra e penso solo alla pasta e patate, quindi non datemi retta. La notizia qui è che un grande musicista di fama mondiale sta attualmente collaborando, a suo rischio e pericolo, con una certa signora su un doppio disco… Ciò che verrà fuori da codesta fusione alla Dragon Ball Z, ci fanno sapere, sarà un concept album acustico di musica folk e ‘classica’ connessa in qualche modo, vedremo come, all’heavy metal. Secondo me possono venir fuori solo due cose: nella migliore delle ipotesi, quindi se vince Arjen, la riabilitazione di una che, da un punto di vista artistico, non è all’altezza manco della monnezza che stava sotto le ciabatte che la donna delle pulizie di casa van Giersbergen indossava ai bei tempi quando doveva lavare i pavimenti del cesso; nella peggiore delle ipotesi, quindi se vince Anneke, la devastazione, la prostituzione e l’immolazione di un’altra anima nobile e innocente al crudele altare della musica di merda. (Leggi tutto)

Skunk Jukebox: fester in Easter

23 aprile 2014

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Al nuovo singolo dei MASTODON si è già accennato sulla nostra grim and frostbitten pagina facebook (ricordiamo che, se non avete messo ‘mi piace’, oltre a perdervi un sacco di sfizioserie che – per un motivo o per un altro – non possono trovare spazio sul blog, Satana verrà a tirarvi le lenzuola questa sera appena trascorsa compieta e dopo aver detto le consuete orazioni). Se siete nostalgici dell’epoca Crack the skye e avete storto il naso di fronte alla svolta stoner del quartetto di Atlanta, lasciate perdere. Se, al contrario, siete come me convinti che The hunter sia uno dei lavori migliori mai pubblicati dai Mastodon, High road è pane per i vostri timpani:

Piacevole ma non brillantissima. Mi ha ricordato un po’ i Red Fang, almeno nelle linee vocali. L’ardua sentenza tra un paio di mesi, quando sarà uscito Once more round the sun, che recherà in copertina l’immagine di un pachiderma legato a uno shuttle che vaga placido in direzione del sole. Benissimo, il metallo ha un maledetto bisogno di pachidermi legati agli shuttle.

Mentre eravate impegnati a sbranare costolette di agnello (sempre che la vostra condotta non sia troppo influenzata dai testi degli Earth Crisis) i MACHINE HEAD hanno fatto uscire un singolo in occasione del Record Store Day. Sul lato B c’è una cover di Our darkest days degli Ignite, sul lato A questa Killers & kings, che dovrebbe far parte del nuovo album attualmente in lavorazione: - (Leggi tutto)

Musica da camera ardente #11

22 aprile 2014

È un po’ che non ci si affaccia da queste parti per vedere che succede di bello sul lato oscuro della Luna. Ma che volete, se siete assidui frequentatori di codesta pieve di Belzebù lo siete più per sentir parlare di robe tipo questa o quest’altra che per tenervi aggiornati sulle ultime novità in ambito neo-folk, darwave, elettronica, post-punk, piuttosto che EBM, piercing, frustini e bondage andando, no? Ciononostante quest’oggi ho voglia di sgrezzare i vostri palati viziosi con qualcosa di inconsueto.

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E dunque, cominciamo dal Bel Paese. Tra le cose in assoluto migliori che ho ascoltato negli ultimi mesi c’è Fate, primo full dei pesaresi SOVIET SOVIET. Il disco, uscito a fine 2013, sta avendo una risonanza enorme, in primis per meriti indiscussi ma anche per l’intelligente scelta della label, la newyorkese Felte, che in virtù di presentazioni organizzate all’estero, tour americani etc., ha contribuito a polverizzare i confini provinciali all’interno dei quali i tre marchigiani avrebbero rischiato immeritatamente di languire. È sempre un po’ uno smacco quando un prodotto ideato e fatto dietro casa tua viene confezionato e spedito col timbro postale di un altro paese però, dai, uscendo fuor di metafora, hanno fatto una bella mossa. Fate ti si schiaffa in testa da subito perché contiene sonorità care e familiari che è sempre un piacere ripercorrere quando, come in questo caso, lo spirito dell’epoca in cui tali suoni hanno visto i natali viene fuori con tanta spontaneità. Diciamo che il disco gira un po’ come se ci fosse un giovanissimo Robert Smith alle chitarre, ma sotto l’effetto di un potente psicostimolante a caso, il veloce e grezzo basso in sedicesimi di un Peter Hook d’annata e quell’adescatore di anime prave e perverse di Brian Molko al microfono, ma sessualmente meno equivoco del solito. Per dire, l’impatto per me è stato più o meno lo stesso che ho avuto dopo l’ascolto di Is This It e di Turn On the Bright Lights o, che so, di The Back Room. Il disco è ascoltabile su bandcamp, fatevi ‘sto piacere se vi volete bene. Immagino che dal vivo debbano essere una forza. A proposito, suoneranno pure di spalla ai riformatisi Slowdive, il 16 luglio, in quel di Padova.

Per certe band, non so se condividete, può benissimo valere la regola meglio non parlarne che parlarne male. In effetti parlar male dei LAIBACH è qualcosa che materialmente qui non riusciremo mai a fare, credo. Non credo, invece, che vi sia qualcuno al mondo che, avendoli ascoltati, possa definirsi, in coscienza, indifferente nei loro confronti. Nel senso che tutto quel pesante fardello di identità composto di note/ritmi/estetica/ideologia, che non può essere ignorato in alcun modo, scientemente segna profondamente, anzi determina, solo reazioni di tipo opposto in chi ascolta. A parte questo mio pensiero che appare anche abbastanza evidente, sul conto degli sloveni ho sentito e letto le più grandi cazzate mai dette su di una band. palinDel tipo che tutti si sentono in dovere di elargire dosi di scienza e conoscenza, dimostrando di aver letto con attenzione i bignamini vari su Wikipedia et similia, atteggiandosi a politologi del banco del pesce del mercato Trionfale perché, ovviamente, la cosa si presta bene. Tutto ciò mi sta profondamente sulle palle. Inciso a parte, l’album, ahimè, non tira come dovrebbe. Sebbene inizi con un brano che mette subito in chiaro le intenzioni bellicose di Milan & co, The Whistlebowers, e continui con altre tre gemme, tra cui Eat Liver! che impossibilita chiunque a frenare testa e piedi nel seguire il ritmo violento di una guerra incombente che mannaggia si preannuncia cruenta come è giusto che sia, perde letteralmente di cazzimma e tensione emotiva a causa di qualche riempitivo di troppo, che tendi pure a far finta che non esista, e certe ingenuità che non riesci proprio ad ignorare. Per carità, ai Laibach perdoni di tutto, pure se vengono a buttare le molotov a Portico d’Ottavia, figurati; resta il fatto che due terzi di Spectre rendono meno di quello che avrebbero potuto. (Leggi tutto)

20 aprile 2014

20 aprile 2014
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Murales di Joey DeMaio e musei del metal: nuove ragioni per trasferirsi in Bulgaria

18 aprile 2014

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I nostri lettori più affezionati si ricorderanno sicuramente delle gesta di Tsonko Tsonev, il sindaco metallaro di Kavarna, noto per iniziative da vero defender of steel quali l’erezione di una statua bronzea di Ronnie James Dio in un parco della piccola località costiera bulgara e la pittura di giganteschi murales raffiguranti gente come David Coverdale, Lemmy e, uhm, Tarja Turunen sui palazzi della città, diventata sotto la sua illuminata amministrazione sede di uno dei più importanti festival rock del paese. Iniziative che gli hanno fatto guadagnare il soprannome di kmetal, gioco di parole tra metal e kmet, la parola bulgara per sindaco. L’agenzia stampa locale Focus ha da poco reso noto l’ultimo cilindro tirato fuori dal cappello del nostro primo cittadino preferito: un museo itinerante dedicato all’heavy metal. (Leggi tutto)

Once upon a time in Norway #6

17 aprile 2014

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Mi pare di ricordare che, in seguito alle tristi vicende dell’Inner circle, i buontemponi della cricca avessero cominciato con varie infamate all’indirizzo di questo o quel personaggio. Sempre se la memoria non m’inganna, mi pare di aver letto da qualche parte che qualcuno avesse messo in giro la voce che “ogni volta che Euronymous stava spaparanzato a mangiare kebab dietro il bancone di Helvete, lo faceva coi soldi della Deathlike Silence”, e, fatto ancora peggiore, che fosse stato ritrovato, nel cassetto del suddetto bancone, uno strumento di autosollazzo con, come dire, segni d’utilizzo. Che la storia sia vera o inventata non ha, ovviamente, alcuna importanza. Livin’ hardcore radikvlt, diremmo noi oggi, ma all’epoca tali categorie filosofiche non esistevano ancora. (Leggi tutto)

AC/DC: Malcolm Young non sta bene e Brian Johnson gira per l’Italia con una macchina d’epoca

16 aprile 2014
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Ieri pomeriggio è successo un casino. Avete presente la scena dei Promessi Sposi in cui nella folla inferocita qualcuno spara una cazzata ad alta voce e la gente intorno, a causa del fomento, gli crede e comincia a ripeterla aggiungendoci dettagli, così che qualche momento dopo TUTTI sono a conoscenza di quella cazzata e per di più ci credono ciecamente? Questa cosa è successa ieri con una non meglio identificata notizia che riguardava gli Ac/Dc ma che è stata declinata prima come malattia di Malcolm, poi come scioglimento della band, poi come morte di Malcolm, poi come pausa di riflessione della band e chissà cos’ altro; notizia che è rimbalzata ovviamente ovunque, dato che nel mondo di merda in cui viviamo la quasi totalità dei siti d’informazione cerca semplicemente uno scoop ad effetto da pubblicare il prima possibile così che possa essere condiviso da tutti su quelle fogne del demonio che sono i social network. E così, anche a basarsi sui maggiori siti metal americani, quelli autorevoli, Malcolm Young si era ammalato, era morto ed era risorto dopo tre giorni; tutto questo in meno di ventiquattr’ore. Io sinceramente non davo troppo peso alla cosa, anche perché gli Ac/Dc hanno una straordinaria capacità di tirarsi periodicamente addosso queste false notizie che si propagano alla velocità della luce, tipo che Angus Young è morto; poi non aiuta di certo il fatto che loro siano tecnofobici e che facciano aspettare tempi ormai considerati biblici per una smentita; sempre che la smentita arrivi, ché non è così scontato.

La risposta è arrivata oggi sul loro sito ufficiale. Malcolm Young non sta bene e quindi si prende una pausa; la band invece continuerà a fare musica. (Leggi tutto)

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