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Il metallo in tempi di austerity: HAMMERFALL – rEvolution (Nuclear Blast)

21 ottobre 2014

Scrivo questa recensione dopo essere appena stato in piedi sul letto a fare air guitar su un nuovo pezzo degli Hammerfall. La cosa è particolarmente notevole sia perché io ho 33 anni sia perché gli Hammerfall è più o meno otto anni che fanno schifo. Questa è la dimostrazione che il metallo è potente e che non bisogna mai smettere di sperare in esso, amici miei, perché esso può dare la forza necessaria ad una band ormai bollita il cui leader va in giro così:

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e quindi non importa quanto brutto e fetente tu sia, il metallo può farti rinsavire tutto di un tratto e farti capire che non hai bisogno di cambiare strada, quando sei già su quella giusta. È più o meno il testo di Resurrection di Rob Halford, mi sa. La canzone che mi ha fatto sbroccare è stata l’opener, Hector’s Hymn, una roba devastante che sarebbe potuta stare benissimo su Legacy of Kings: velocità, riffoni come cristo comanda, stop’n’go, ripartenze improvvise: praticamente un miracolo per chi ormai aspettava un nuovo disco degli Hammerfall con lo stesso entusiasmo di chi sta per compilare il modulo 730.  (Leggi tutto)

Radio Feccia #5

20 ottobre 2014

Gli Ac/Dc e il mistero del batterista scomparso

Nella nuova foto promozionale della band, oltre al povero Malcolm Young (sostituito, come potete vedere, da Klaus Kinski), manca anche Phil Rudd. Il gruppo non ha ancora fornito una spiegazione ufficiale dell’assenza del batterista dall’immagine, assenza che ha fatto scatenare i fan su internet. In mezzo a tante teorie del complotto più o meno fantasiose, c’è chi giura che Rudd non abbia potuto partecipare alla sessione fotografica per impegni personali non meglio specificati. Non è che la storia dell’arresto per detenzione di marijuana è andata avanti e il nostro amico sta ai domiciliari? Nel caso, chissà se Simon Wright è libero.

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Della carcassa non si butta niente

A metà novembre i Carcass pubblicheranno Surgical Remission / Surplus Steel, un ep contenente cinque brani risalenti alle sessioni di registrazione di Surgical Steel e usciti qua e là come bonus track (di inedito vero ce n’è uno solo ma non chiedetemi quale, della scaletta credo di aver ascoltato solo Zochrot, uscito sul flexi disc allegato a Decibel). Metal Skunk approva acriticamente l’operazione.

I Cannibal Corpse hanno avuto qualche problemino in Russia

Al gruppo death metal americano è stato impedito di suonare a Ufa, Mosca e San Pietroburgo per presunte “ragioni tecniche” legate ai documenti d’ingresso. Raccontano di aver rischiato pure l’arresto. Ovviamente nessuno crede che musicisti professionisti quarantacinquenni partano per un tour in Russia senza i visti in regola. A Nizhny Novgorod, invece, la polizia ha interrotto il concerto a metà per “perquisire il locale in cerca di droghe”, come hanno spiegato gli stessi Cannibal Corpse in un comunicato che potete leggere qui. Corpsegrinder e compagni non sono il primo gruppo metal ad andare in tour nella Federazione per poi vedersi staccare la corrente dai reparti speciali prima anche solo di affacciarsi sul palco. Se l’analogo episodio che ha coinvolto i polacchi Behemoth (ai quali toccò pure una breve permanenza in guardina) può essere interpretato come una scaramuccia dalle implicazioni politiche, questa volta c’entrerebbe tale Dmitry Tsorionov, leader di un movimento fondamentalista ortodosso che già a settembre aveva promesso di fare il possibile per impedire al gruppo, messo all’indice per i suoi testi, di esibirsi in Russia. (Leggi tutto)

SOGNAMETAL tour (Vreid/Windir/Ulcus) @Traffic, Roma, 15.10.2014

18 ottobre 2014

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A circa tre mesi di distanza dal concerto dell’Hellfest, mi ritrovo ad assistere alla calata italica dei Vreid, o meglio sarebbe dire dei Windir, visto che la band è la stessa ad eccezione del compianto fondatore Terje “Valfar” Bakken, deceduto per ipotermia (la morte black metal per eccellenza) una ventina di anni or sono. Inutile dire che il concerto di stasera (così come tutto il tour programmato) è in gran parte dedicato proprio alla memoria di Valfar e alla storia del gruppo di Sogndal, tra i capostipiti della seconda ondata black metal made in Norway, con quelle melodie simil-folkloristiche di chitarra che s’intersecavano alla perfezione con il classico black metal di stampo norvegese, per un risultato davvero unico.

Devo dire che, nonostante la settorialità del concerto, il pubblico romano ha risposto più che bene. Certo, non c’è il pienone ma già quando cominciano a suonare i Posthum c’è comunque una discreta platea. La band norvegese, nonostante il poco tempo a disposizione, riesce a calamitare l’attenzione del pubblico grazie a un black metal di chiara ispirazione nordica che si alterna fra momenti ultra tirati ed altri più ragionati, con una grande attenzione all’uso delle melodie che (seppur a volte un po’ troppo scolastiche, diciamo) rappresentano forse il punto di forza della loro proposta musicale.

L’attenzione principale della serata però è tutta rivolta allo show degli Vreid, anche se l’impressione generale è che la grandissima parte dei presenti (tra cui il sottoscritto) sia qui per sentire finalmente i brani degli Windir suonati dal vivo, e la band norvegese è ben consapevole di ciò, considerata anche la presenza sul palco del gigantesco Vegard Bakken, il fratello di Valfar che si occuperà di tutte le parti in screaming. Il trittico iniziale basta già a mandare in estasi l’audience capitolina. (leggi tutto)

PIG DESTROYER – Mass & Volume (Relapse)

16 ottobre 2014

Pig-Destroyer-Mass-VolumeI Pig Destroyer sono stati, insieme ai Nasum, la band che ha trasportato il versante più metallaro del grind nel terzo millennio. Gli svedesi avevano definito, album dopo album, un suono che verrà ripreso da decine di seguaci; gli americani avevano, giustamente, fatto il botto all’improvviso con l’allucinante Prowler in the yard, un sanguinolento tritacarne che frullava hardcore, noise, death e sludge con un approccio pazzoide e una naturalezza nel saltare da un genere all’altro degni dei Brutal Truth. Terrifyer mi fece saltare meno dalla sedia ma comunque distruggeva tutto nel raggio di un ettaro. Poi, confermando il teorema dei Misery Index del compianto Nunzio Lamonaca (Nunzio, torna!), sono diventati un gruppo normale. Mainstream, se la Relapse può essere il massimo che si può avvicinare al concetto di mainstream in un campo come il grindcore. Phantom Limb e Book Burner sono tutt’altro che brutti dischi ma non mi hanno emozionato per niente. E, dato che gli Agoraphobic Nosebleed ultimamente non è che stiano facendo tantissimo, non c’è manco più la scusa che Scott Hull le idee più matte se le teneva per loro. (Leggi tutto)

RICHARD BENSON @Orion, Roma, 4.10.2014

14 ottobre 2014

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C’è gente che a trent’anni non sa fare una canna a bandiera, poi uno dice la crisi dei valori. Questo penso mentre vado all’Orion, in culo al mondo, col mio senso dell’orientamento nullo, il mio ippocampo degenerato. C’è questo tizio che prova a girarsi una canna a Stazione Anagnina, e sta sbagliando tutto. Non c’è più rispetto, neanche per le cose importanti. Crollo dei valori, degrado, piena decadenza educativa e morale. ISIS, basta parlare, vieni qua, abbiamo bisogno di una cinquina rovesciata in piena faccia. Le nocche sugli zigomi. Ebola, sii la nuova peste nera. Stazione Anagnina ormai è piena di militari, molte militari donne, militaresse?, non lo so, comunque incapaci, vuote ed aride come le loro fregne cespugliose. Bevono caffè, accanto alle camionette. Io aspetto l’autobus e mi chiedo se a fine concerto riuscirò mai a tornare a Roma, o se la mia pessima memoria spaziale mi costringerà a vagare per anni nei dintorni di Ciampino.

A Roma ogni tanto conosco ragazzi stranieri. La maggior parte sono couchsurfer che nel giro di una manciata di giorni vogliono godersi la Capitale e vederne le cose più belle. Quando mi chiedono dove andare, io generalmente non gli dico Colosseo o altri monumenti che hanno anche abbastanza rotto il cazzo, casomai li porto al Forte Prenestino (anche se non è più quello di una volta), oppure a Torpignattara dove c’è un negro che vende le Peroni a un euro; oppure Ariccia, così si sfondano di porchetta ed enormi quantità di vino rosso che non sono assolutamente in grado di gestire e quindi si ritrovano sbrattando l’anima dietro una macchina, contentissimi. Altrimenti li porto al Pigneto: negli ultimi anni il Pigneto è diventato il miglior posto di Roma, non scherzo. Per provare il brivido che si prova nei paesi tropicali, basta andare al Pigneto: non sai mai che tipo di diarrea sanguinolenta potresti prendere. Magrebini, zingari. Puzza d’aglio, piscio, sudore e merda già dalle 6 di mattina. Impagabile! Io appena arrivo in questa zona strapiena di negri mi spoglio nudo e comincio a correre urlando fortissimo: SAPORI DI CASA MIA!, prima di svenire rovinando al suolo. Zingari con l’alito di Moretti fracica alle 6 di mattina. L’immancabile lancio di vetri marroni targati Peroni. Una volta alle otto ho beccato un rumeno che s’è bevuto una Tuborg in due sorsate, l’unico rimasto al mondo a bere la Tuborg. Percepisco odio, per le strade. Ma non è un odio sano e violento. E’ un odio fuori fuoco, noioso, da anziani.

Una domenica mattina c’era Tamara, la tedesca, che smaniava di andare a visitare Roma. Voleva vedere i Musei Vaticani. Ma che cazzo te ne frega dei Musei Vaticani. Le ho proposto di accompagnare me ed il Sandro al Campidoglio, al matrimonio di un famosissimo chitarrista rock italiano. Ovviamente non le ho specificato nulla del soggetto in questione, non ho anticipato nulla, ero troppo curioso della reazione di un tedesco davanti a Richard Benson. (Leggi tutto)

INTERNAL BLEEDING – Imperium (Unique Leader)

13 ottobre 2014

Mo’ che negli Usa si è consolidata quella sciagurata moda dello slam, viene rivalutata pure gente come gli Internal Bleeding, ai quali viene attribuito il discutibile merito di essere stati tra i primi a perpetrare quel colossale fraintendimento in base al quale si possa suonare death metal senza essere in grado di scrivere canzoni. Per carità di Diavolo, i Disgorge o i Brodequin (Instruments of torture è il piccolo Panzer Division Marduk del sottogenere) ogni tanto sono divertenti ma è lo stesso discorso dei film splatter estremi alla Violent Shit o August Underground. Un paio di volte all’anno sono ok ma ho sempre di molto meglio da fare. Idem con patate per lo slam. E lo scrive uno al quale l’ultimo Devourment è pure piaciuto.

Negli anni ’90, con i mostri sacri al massimo della forma, i gruppi death metal americani di seconda fascia si beccavano sempre stroncature impietose sulle riviste. Stroncature che a volte, con il senno di poi, possono pure sembrare esagerate ma che erano comunque giustificate da una semplice constatazione: con tutto quello che stava uscendo nel 1995, per quale accidenti di motivo avresti dovuto perdere tempo appresso agli Internal Bleeding? L’esordio Voracious Contempt, pubblicato proprio quell’anno, anche riascoltato oggi si conferma una rottura di palle colossale. Le cose non migliorarono con il successivo The extinction of benevolence (il rimbombo del basso nei rallentamenti può mandare in paranoia i soggetti più sensibili) nel quale, in compenso, consolidarono un immaginario guerrafondaio e repubblicano all’ennesima potenza da mandare in solluchero Ted Nugent e Sarah Palin. Immaginario che, ovviamente, troverà le punte di massimo sfogo dopo l’11 settembre con il programmatico Onward to Mecca, che era rimasto il loro ultimo parto discografico fino a oggi. Va detto che, nel frattempo, avevano trovato un loro sound. Driven to conquer, classe ’99, non era male. Pezzi più strutturati e moderni, un po’ come stavano facendo contemporaneamente i Dying Fetus. Su Rage ci sono pure gli stacchetti fusion alla Cryptopsy.

Imperium esce a dieci anni da Onward to Mecca e riprende un po’ il discorso da lì. Il debito nei confronti della band di John Gallagher resta pesantissimo, tanto che in certi casi è solo il rantolo ai limiti dello screaming dell’ex Catastrophic Keith DeVito (della vecchia formazione sono rimasti solo due membri su cinque) a far capire di non essere di fronte a un avanzo delle sessioni di War on attrition. (Leggi tutto)

EDGUY/ UNISONIC @ Orion, Roma 06.10.2014

11 ottobre 2014

 

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Avete presente il classico blocco dello scribacchino (in realtà sarebbe dello scrittore ma chiaramente non è il mio caso)? Ecco. Lunedì scorso ho assistito a un concerto piuttosto della madonna e non mi viene nulla da scrivere. Una sorta di sindrome post traumatica da stress? Esistono quelle dove il trauma, invece di una roba che ti brutalizza il cervello, è una figata? Perché di questo si tratta, in effetti. E non lo avrei mai detto, non degli Edguy attuali. Non che li abbia mai amati molto, come scrissi pure nella recensione dell’ultimo Avantasia tempo fa, se qualcuno di voialtri simpatici amici se la ricorderà. Tobias Sammet mi sta vagamente sulle palle ma, ed è un grande MA, cazzo, uno spettacolo dal vivo lo regge bene, anzi, benissimo. Non avrà ‘sta voce ma, complice pure il resto del gruppo veramente teutonico ed iperprofessionalissimo, tutto sorrisi e non una nota fuori posto, alla fine la sua porca figura la fa, nel senso che è realmente un animale da palco, uno showman capace di intrattenere il pubblico – nel nostro caso molto caloroso seppure non numerosissimo (si trattava pur sempre di un lunedì sera) – per un’oretta e mezza senza cali di tensione e anzi mantenendo ben viva l’attenzione, tra giochini con gli astanti, siparietti e quant’altro veramente azzeccati. Come mi ha fatto notare un raggiante Bargone, è un po’ tipo l’animatore di un villaggio turistico, tipo Fiorello appunto. E il paragone è pure azzeccato per quanto mi riguarda, ché Fiorello m’è sempre stato sui coglioni. Dicevo raggiante Bargone perchè il nostro, con la sua andatura dinoccolata, ad una certa s’è pure buttato a capofitto sotto il palco all’attacco delle prime note di Babylon, contento come un bimbo la mattina di Natale. Ed ha anche avuto parecchie soddisfazioni dalla scaletta del concerto, oltre ad aver approfittato delle presenza dei microfoni orientati verso il pubblico (perché, come ha annunciato Sammet, stavano registrando le date del tour per un disco dal vivo) per nominare un noto maiale di tre lettere con voce stentorea e perfettamente udibile in varie occasioni, sperando che nel live lascino tale vibrante e forte testimonianza di amore per il trascendente pura ed intatta, per la gioia dei tanti fan degli Edguy e del noto maiale. (Leggi tutto)

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