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R.I.P. Jack Bruce (1943-2014)

25 ottobre 2014

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Il giro di Sunshine of your love fa parte della cultura popolare tanto quanto il riff di Smoke on the water o l’“Hey Ho Let’s go” dei Ramones. E ogni bassista rock gli deve qualcosa. Perché fu soprattutto Jack Bruce, con il suo Fender e il suo retroterra jazz, a emancipare le quattro corde da quel ruolo di mero accompagnamento ritmico al quale erano state quasi sempre confinate fino a quel momento, almeno in ambito pop/rock, con fraseggi tecnici e dal forte impatto che il suo compagno di sezione ritmica, Ginger Baker, trovava esasperanti ai tempi della loro comune militanza nella Graham Bond Organization, divergenze creative che spesso sfociavano in violentissime risse sul palco.

I reciproci scambi di insulti e i coltelli sguainati durante le liti più accese non impediranno, però, a Baker di fare il nome di Bruce quando Eric Clapton, nel 1966, lo contattò per dare vita una formazione che, nella sua idea, avrebbe dovuto raccogliere la “crema” della scena britannica dell’epoca.  (Leggi tutto)

Rilassarsi nel Valhalla con i THE FLIGHT OF SLEIPNIR

24 ottobre 2014

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Quello che ci aveva fatto innamorare dei The Flight of Sleipnir ai tempi di Lore era il magico equilibrio tra riffing sabbathiano e suggestioni folk/black inserite in un immaginario mitologico norreno. Il loro insistere sempre di più sulla componente, diciamo, cascadica li ha resi progressivamente meno interessanti, per quanto abbiano continuato a sfornare lavori ispiratissimi. Nonostante la recente legalizzazione della cannabis a scopo ricreativo nel loro Colorado, nella prima anticipazione da V., fuori su Napalm il 24 novembre, la vena stoner/doom, che su Saga era ancora presente sullo sfondo, sembra essere totalmente svanita ma, se tutto l’album suonerà così, la scelta di saltare totalmente il fosso senza fare manco più lo sforzo di camminare sul filo, al quinto disco, potrebbe anche rivelarsi quella giusta. Perché questa Gullveig è veramente bella: (ascolta il brano)

Back from the dead: CENTINEX

23 ottobre 2014

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Nonostante sia ormai più semplice contare i gruppi che non si sono ancora riformati piuttosto che quelli tornati dalla tomba, la resurrezione dei Centinex non me l’aspettavo proprio, anche perché i loro membri sono stati tutt’altro che con le mani in mano dopo lo scioglimento, avvenuto nel 2006. Il bassista Martin Schulman aveva fondato subito dopo gli splendidi Demonical, molto apprezzati da queste parti e già autori di ben quattro dischi, uno più tritaossa dell’altro (se non ve li siete mai filati, iniziate dal penultimo Death Infernal). Il chitarrista Johan Jansson e il batterista Kenneth Englund (che era però già uscito nel 2003 per lasciare spazio a Ronnie Bergerståhl, poi entrato nei Grave dopo un breve passaggio negli stessi Demonical… Sempre un casino con ‘sti svedesi, neh?), invece, avevano scelto di riesumare la loro band pre-Centinex, gli Interment, pubblicando nel 2010 il loro primo (e finora ultimo) full, il marcissimo Into the crypts of blasphemy, una madeleine all’insegna della vecchia scuola più purulenta, tra vecchi brani risuonati e altri registrati per l’occasione. In onore dello spirito da vecchia rimpatriata tra amici che caratterizza l’operazione, chiamano pure Schulman a suonare il basso. Ok, se non ci state capendo niente, forse è il caso che vi fermiate a prendere appunti.

Fatto? Bene. Siccome Schulman ed Englund con appena sedici gruppi a testa si stavano annoiando a morte, hanno pensato bene di mettere in cantiere un nuovo album a nome Centinex. Alla voce non c’è più Jansson, impegnato a tempo pieno come chitarrista degli Entombed A.D. Al suo posto troviamo Alexander Högbom degli October Tide. Per coprire il posto vacante alle sei corde, dato il forfait di Jonas Kjellgren, Schulman si è invece portato dietro il cantante dei Demonical Sverker Widgren, che nel tempo libero sbraita pure con i Diabolical. A questo punto ci si domanda come faccia Widgren a gestire due gruppi che suonano praticamente il medesimo genere e si chiamano quasi allo stesso modo senza confondersi. Magari il sabato mattina esce di casa per andare a provare con i Diabolical, in saletta non trova nessuno, aspetta due ore invano, torna a casa incazzato per la perdita di tempo, si fa un trombone per calmarsi e, proprio mentre si apprestava ad affrontare la nuova serie di House of Cards, lo chiama Schulman, incazzato nero a sua volta:

Sverker, dove cazzo sei?

Bellalì, Martin, e niente, sto a casa, stavo per iniziare la seconda stagione di House of Cards, lascia perdere, oggi mi sono svegliato alle otto per andare a provare con i Diabolical e al box non si è presentato nessuno, ‘sti drogati del cazzo. Avevo montato pure le catene da neve nuove.

Il drogato sarai te, maledetto fattone, oggi c’avevi le prove con noi!

Con i Centinex? Ma se abbiamo suonato ieri! Ti sei già finito la grappa di muschi e licheni che ti ho portato? Da quando Liselotte ti ha piantato stai bevendo troppo, onesto.

No, con noi DEMONICAL, testa di cazzo, non con i DIABOLICAL. Ma come fai a sbagliarti ogni volta? Due gruppi così diversi… Stavolta mi hai fatto proprio incazzare. Ora ti dico che succede nella prima puntata della seconda stagione. Dunque, Frank Underwood dà appuntamento a Zoe in metropolitana…

NO, NO, NO, senti, ti dico un segreto, so perché Liselotte ti ha lasciato… (Leggi tutto)

Assaggini: THANATOS

23 ottobre 2014
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Le direttive Ue prevedono che nei gruppi death olandesi ci sia sempre almeno un pelato

Ammetto di non aver mai coperto granché i Thanatos, forse considerandoli erroneamente una band di “seconda mano” rispetto ad altri act più importanti nella terra dei tulipani (vedasi Asphyx). Sicché mi sono avvicinato quasi per gioco a questa Global Purification, estratta dall’album omonimo previsto per il 17 Novembre su Century Media. Il pezzo però è figo: death misto a thrash con una linea di batteria che sfascia i muri, diretto e senza fronzoli, insomma essenziale. Se tutto il disco è così c’è da star contenti. Voi gustatevi la canzone, io ho una discografia da recuperare: (ascolta il brano)

Skunk Jukebox: life’s a beach, then you dive

22 ottobre 2014
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La fine dell’estate è una cosa che proprio non riusciamo ad accettare

Vi ricordate i MORGOTH? Sono stati, insieme ai Fleshcrawl, uno dei primi gruppi death metal tedeschi a farsi un nome a livello internazionale. I primi ep suonavano come una versione meno doom degli Asphyx; poi presero una piega più tecnica e thrashettona con risultati apprezzabili ma, almeno per me, non trascendentali. Si scavarono la fossa nel ’96 con l’inesplicabile Feel sorry for the fanatic, dal titolo programmatico. Chiamarlo un passo più lungo della gamba sarebbe un pallido eufemismo. Un logo nuovo e più chic, elettronica, ritornelli puliti, riff alla Korn. Un salto decisamente eccessivo rispetto a Odium, dopo il quale i Morgoth sparirono nel nulla, senza riuscire a tornare sui loro passi e garantirsi una serena vecchiaia come tante band estreme degli anni ’90 che provarono a cambiare pelle per poi essere costrette ad andare a Canossa. Alla fine sono entrati anche loro nel tunnel delle reunion da festival estivo, con una sezione ritmica rinnovata (Sebastian Swart è passato dal basso alla chitarra) e, dopo qualche anno di rodaggio, è uscito questo singolo. Ovviamente suona come i dischi dei primi anni ’90:



E, a proposito di crucchi, sembrerà quasi una barzelletta ma Herman Frank e Stefan Schwarzmann degli Accept hanno messo su un power trio con Schmier dei Destruction e l’hanno pure chiamato PANZER. Nessun gruppo tedesco ci aveva mai pensato prima. (Leggi tutto)

Il metallo in tempi di austerity: HAMMERFALL – rEvolution (Nuclear Blast)

21 ottobre 2014

Scrivo questa recensione dopo essere appena stato in piedi sul letto a fare air guitar su un nuovo pezzo degli Hammerfall. La cosa è particolarmente notevole sia perché io ho 33 anni sia perché gli Hammerfall è più o meno otto anni che fanno schifo. Questa è la dimostrazione che il metallo è potente e che non bisogna mai smettere di sperare in esso, amici miei, perché esso può dare la forza necessaria ad una band ormai bollita il cui leader va in giro così:

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e quindi non importa quanto brutto e fetente tu sia, il metallo può farti rinsavire tutto di un tratto e farti capire che non hai bisogno di cambiare strada, quando sei già su quella giusta. È più o meno il testo di Resurrection di Rob Halford, mi sa. La canzone che mi ha fatto sbroccare è stata l’opener, Hector’s Hymn, una roba devastante che sarebbe potuta stare benissimo su Legacy of Kings: velocità, riffoni come cristo comanda, stop’n’go, ripartenze improvvise: praticamente un miracolo per chi ormai aspettava un nuovo disco degli Hammerfall con lo stesso entusiasmo di chi sta per compilare il modulo 730.  (Leggi tutto)

Radio Feccia #5

20 ottobre 2014

Gli Ac/Dc e il mistero del batterista scomparso

Nella nuova foto promozionale della band, oltre al povero Malcolm Young (sostituito, come potete vedere, da Klaus Kinski), manca anche Phil Rudd. Il gruppo non ha ancora fornito una spiegazione ufficiale dell’assenza del batterista dall’immagine, assenza che ha fatto scatenare i fan su internet. In mezzo a tante teorie del complotto più o meno fantasiose, c’è chi giura che Rudd non abbia potuto partecipare alla sessione fotografica per impegni personali non meglio specificati. Non è che la storia dell’arresto per detenzione di marijuana è andata avanti e il nostro amico sta ai domiciliari? Nel caso, chissà se Simon Wright è libero.

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Della carcassa non si butta niente

A metà novembre i Carcass pubblicheranno Surgical Remission / Surplus Steel, un ep contenente cinque brani risalenti alle sessioni di registrazione di Surgical Steel e usciti qua e là come bonus track (di inedito vero ce n’è uno solo ma non chiedetemi quale, della scaletta credo di aver ascoltato solo Zochrot, uscito sul flexi disc allegato a Decibel). Metal Skunk approva acriticamente l’operazione.

I Cannibal Corpse hanno avuto qualche problemino in Russia

Al gruppo death metal americano è stato impedito di suonare a Ufa, Mosca e San Pietroburgo per presunte “ragioni tecniche” legate ai documenti d’ingresso. Raccontano di aver rischiato pure l’arresto. Ovviamente nessuno crede che musicisti professionisti quarantacinquenni partano per un tour in Russia senza i visti in regola. A Nizhny Novgorod, invece, la polizia ha interrotto il concerto a metà per “perquisire il locale in cerca di droghe”, come hanno spiegato gli stessi Cannibal Corpse in un comunicato che potete leggere qui. Corpsegrinder e compagni non sono il primo gruppo metal ad andare in tour nella Federazione per poi vedersi staccare la corrente dai reparti speciali prima anche solo di affacciarsi sul palco. Se l’analogo episodio che ha coinvolto i polacchi Behemoth (ai quali toccò pure una breve permanenza in guardina) può essere interpretato come una scaramuccia dalle implicazioni politiche, questa volta c’entrerebbe tale Dmitry Tsorionov, leader di un movimento fondamentalista ortodosso che già a settembre aveva promesso di fare il possibile per impedire al gruppo, messo all’indice per i suoi testi, di esibirsi in Russia. (Leggi tutto)

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