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DARK FUNERAL: if it’s Godunov for you, it’s good enough for me

4 marzo 2015

robertdenirothefamily

Se su Metal Skunk non abbiamo mai parlato dei Dark Funeral un motivo ci sarà. Anzi, ce ne sono almeno due plausibili: l’ultimo album uscì nel 2009 che il blog ancora non esisteva (e questo ne è uno, per esempio); gli ultimi dieci anni almeno dei Dark Funeral sono passati senza infamia e senza lode (e questo potrebbe essere un altro motivo); non hanno mai realmente fatto impazzire nessuno qui dentro (questo non lo so ma tutto può essere). Dopo un lungo periodo di pausa, periodo in cui personalmente non ho avvertito la mancanza di Lord Ahriman & Co., gli svedesi si ripresentano con due nuovi pezzi. Nel frattempo, superata con successo la causa contro la No Fashion Records, che gli aveva negato le royalties sui diritti discografici dei dischi fino al 2001, sono entrati nelle fila della Century Media ma hanno perso per strada – nuovamente – Peter Tägtgren, che era tornato dietro al vetro del mixer nello scorso album Angelus Exuro Pro Eternus e ciò significa che anche il prossimo non vedrà i suoi natali negli Abyss Studio. (Leggi tutto)

Accumulare polvere su uno scaffale

3 marzo 2015

charlie-brown

Una delle attività più piacevolmente masturbatorie dell’essere un nerd musichetto è mettere a posto la propria collezione di album. C’è una buona dosa di autocompiacimento nel riordinare qualcosa di aristocraticamente vetusto come della musica in formato fisico. Te ne stai lì immerso in quello che ami di più e non puoi non constatare cose quali “ma guarda quanta bella robetta che c’ho, mica come quegli stronzi con l’hard disk che scoppia di mp3 che non sanno nemmeno cosa c’è sulla copertina di quello che ascoltano”.
Di metodi di catalogazione ne ho provati vari ma l’unico che veramente funziona è mettere gli artisti in ordine alfabetico, si parte con gli Ac/Dc e si finisce agli ZZ Top (no, non ho niente degli Abba – forse). Anni fa avevo provato con una suddivisione per generi ma è un metodo troppo soggetto ad interpretazioni, alla fine rischi di non trovare mai quello che cerchi. L’ordine alfabetico invece ti porta ad avere accostamenti arditi quali Cat Power /Cathedral / CCCP ma tutto poi si ritrova con facilità, sempre che la signora delle pulizie non abbia deciso di incasinare il tutto. All’interno del singolo gruppo invece gli album li dispongo in ordine cronologico, così per i Black Sabbath il primo a sinistra è l’esordio omonimo e l’ultimo a destra è 13. Semplice e pulito, alla fine ti ritrovi con un unico lungo viaggio che parte con High Voltage e finisce con La Futura.
Oltre al rafforzamento del proprio ego, l’esercizio di riordinare la propria collezione ha altri piacevoli effetti collaterali: è una buona occasione per rimettere su qualche disco che magari non aveva l’onore dello stereo da tempo immemore o riprendere in mano acquisti ai quali non si è mai dedicata la dovuta attenzione. Io di album comprati e poco/mai ascoltati ne ho parecchi, non so bene perché accada, spesso sono anche roba di gruppi che apprezzo moltissimo ma che evidentemente al momento non erano nelle mie corde. Non è una cosa che mi turba particolarmente, nel corso degli anni alcuni di questi dischi dimenticati sono riemersi, è capitato spesso che roba parcheggiata per anni venisse casualmente ritirata fuori per poi magari diventare disco della vita, insomma stanno bene dove stanno, lo considero una sorta di stato di congelamento che poi le circostanze riporteranno in superficie quando e se sarà necessario. Mi piace pensare che stiano lì ad aspettare il momento giusto. (Leggi tutto)

FAITH NO MORE: ecco Superhero (e tra pochi mesi arriva il resto, coraggio)

2 marzo 2015

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Il 19 maggio esce Sol Invictus, il nuovo album dei Faith No More, e qui siamo quasi tutti abbastanza ingrifati. Personalmente non nascondo di aver avuto qualche timore rispetto al nuovo corso, sempre che tale si possa definire. Le anticipazioni fino ad ora, Motherfucker e Superhero, non mi fanno pensare a un corso effettivamente nuovo ma all’idea di voler prendere qualche mattoncino dagli esordi di Introduce Yourself, caratterizzati da una spontaneità tutta giovanile e foruncolosa che mischiava funky, rap e musica dura, per costruire un ponte fino a Album of the Year, l’ultimo prima della separazione e il più maturo della serie, saltando a piè pari quanto è stato fatto nel mezzo.

Io non mi sono fatto ancora un’idea definita (del resto come averne già una?) ma quanto ascoltato non mi spaventa e non mi fa temere grosse delusioni, sebbene maggior prudenza in questi casi dovrebbe essere sempre consigliata. Giusto un’osservazione sull’opportunità, chiaramente dettata da furbesche motivazioni di ordine mediatico, di rilasciare un’intervista a Marvel.com, giocando sul tema dei supereroi, come se questo pezzo poi parli veramente dei supereroi dei fumetti. Ma sentiamocelo, dunque: (Leggi tutto)

Satanassi, tupatupa e vaffanculo: VENOM – From The Very Depths

2 marzo 2015

I Venom non sono un gruppo musicale normale. Con il loro disco d’esordio dell’81, il fondamentale Welcome To Hell, questa gente contribuì a creare un suono ed un’attitudine che negli anni a seguire, sino ai giorni nostri, ha influenzato migliaia di persone. La scena inglese, in piena era NWOBHM, in buona parte li ripudiò, bollandoli come casinari teste di cazzo che non sapevano suonare, ed è proprio per questo che ai loro primi concerti, oltre ai metallari “motorheadiani”, c’erano i punk inglesi della seconda ondata, cioè quelli che seguivano gente come Discharge, Chaos UK, Varukers ed Exploited, in un trionfo di creste, borchie, capelli unti e luridume che manco durante la peste del ‘600. E poi c’era il “satanismo”, presente in maniera esplicita in buona parte di testi, copertine, volantini e correlati. Satana, sì, inteso come birra a fiumi e zoccolone con le tettone a borraccia. Inteso come ribellione, a tratti ingenua e adolescenziale, al conformismo della società, che ci vorrebbe allegrotti moderati fino ad un certa età e poi, da “adulti”, richiamati all’ordine ed inghiottiti dal vortice casa/famiglia/lavoro/mutuo/tasse, zitti e quieti, ad attendere la morte. Inteso come “fai ciò che cazzo vuoi” e fallo decidendo con la tua testa, fregandotene dei giudizi altrui, delle convenzioni sociali e dell’immagine che “gli altri” vorrebbero vedere in te. Una guerra contro i mulini a vento condotta a colpi di satanassi, tupatupa e vaffanculo. Inteso come punk, cioè come “non sono come voi e ve lo sbatto in culo sino a farvi esplodere tutti”, oppure come “vi guardo morire durante un olocausto nucleare bevendo una birra del discount ridendo di voi”. Inteso anche e soprattutto come “con le ridicole basi su cui avete fondato le vostre misere e patetiche esistenze mi ci sciacquo i coglioni sudati”. Il tutto senza prendersi mai troppo sul serio, per non rischiare di finire, nel 2015, a stilare il proprio curriculum di serie z in terza persona, con tanto di foto a colori ed attestati trovati nell’uovo di pasqua in bella mostra e pure in grassetto sotto la voce “titoli aggiuntivi”. (Leggi tutto)

Avere vent’anni – febbraio 1995

28 febbraio 2015

ULVER – Bergtatt

Trainspotting: è chiaro che voglio scrivere due righe su Bergtatt soprattutto per parlare del teorema degli Ulver: “buoni i primi, merda tutto il resto”. Queste due semplici frasette possono essere adattate alla maggior parte dei gruppi, vero, ma gli Ulver le hanno portate al parossismo. Bergtatt, il loro debutto, entrerebbe di diritto nelle classifiche dei dieci dischi migliori di tutti i tempi sulle riviste mainstream, se questo fosse un mondo perfetto e non la melma in cui cerchiamo di sopravvivere. I due successivi sono bei dischi, ma in ordine decisamente discendente. Poi? Che è successo? In che anno siamo? Ascoltare Bergtatt adesso, a quasi vent’anni di distanza da quando l’ho ascoltato la prima volta, e pensare alla discografia post-Nattens Madrigal, dà una sensazione di straniamento tipo il risvegliarsi in albergo dopo una sbronza il primo giorno di vacanza e non essere sicuri di cosa sia successo esattamente e del perché non hai mai visto quelle lenzuola prima in vita tua. Ho davanti agli occhi ora la lista di titoli che hanno tirato fuori negli ultimi quindici anni e ci sono cose che non sospettavo minimamente che esistessero. E io non discuto che possano piacere, per carità, non potrei mai dire questo: non ho sentito quasi nulla di tutta quella roba. Fa solo un po’ strano, ecco, che un gruppo capace di comporre uno dei dischi più belli di sempre poi abbia avuto quell’evoluzione. Non ho parlato molto del disco in sé perché non esistono parole per descrivere Bergtatt o, se esistono, io non le conosco. This is the magic that a name would stain.

Enrico Mantovano: Bergtatt è un album talmente immenso che trovare parole degne di tale bellezza risulta quasi impossibile. Se siete metallari, sapete di cosa parlo. Se non siete metallari, lo diventerete al primo ascolto. Amen.

UNLEASHED – Victory

Luca Bonetta: Sono legato agli Unleashed da un sentimento di affetto paragonabile a quello che molte persone nutrono per gli Iron Maiden. Intendiamoci, pure io sono un fan della Vergine di Ferro ma per questioni di gusti e mentalità sono più legato, concettualmente e “filosoficamente”, ad altri tipi di band. Gli Unleashed per me sono una di quelle garanzie che, nonostante l’incedere degli anni e il passare delle stagioni, rimangono inalterate. Cambiano gli amori, cambiano gli amici, ma Johnny Edlund è sempre Johnny Edlund. Victory è il quarto full di questi svedesi ed è forse l’unica vera variazione stilistica che gli Unleashed abbiano mai compiuto in più di vent’anni di carriera. Prese le distanze dalle sonorità prettamente swedish dei lavori precedenti, i Nostri variano su un sound di stampo molto più motorheadiano, meno intricato stilisticamente e dannatamente più festaiolo e sfascione. L’anima death metal rimane e si sente tutta, ascoltare Legal Rapes per rendersene conto, ma l’atmosfera è in generale molto più disimpegnata. Mi piace pensare che questo disco sia nato durante un paio di sessioni in sala prove, tra qualche cazzata con gli amici e svariate lattine di birra. Buon compleanno, Victory(Leggi tutto)

I (più o meno) graditi ritorni di ARCTURUS, BURZUM ed ENSLAVED

27 febbraio 2015

Gli ENSLAVED ci fanno dono di un’altra anteprima dall’imminente In Times, la cui uscita nei negozi è prevista per il 9 marzo. Noi continuiamo a dare eco a qualsiasi cosa loro facciano perché siamo convinti che gli autori di RIITIIR siano tra i migliori gruppi attualmente esistenti. Questa One Thousand Years Of Rain rimescola per l’ennesima volta le carte, ripartendo dallo stile degli ultimi album e nel contempo riprendendo suggestioni viking ormai da lungo tempo accantonate. L’attesa per il disco inizia a farsi spasmodica.

Dal canto suo, il conte BURZUM dà ulteriore spazio alla propria logorrea musicale con Forgotten Realms, che a quanto ho capito non è un’anticipazione del prossimo disco, ancora non annunciato, ma semplicemente una traccia che verrà messa in commercio in formato digitale a partire dal mese prossimo. Il pezzo è una specie di ripresa di Rundtgåing av den transcendentale egenhetens støtte, ovvero la strumentale di 25 minuti di Filosofem. Niente strumenti tradizionalmente rock: solo tastierine, sintetizzatori e una voce narrante filtrata. Vikernes dev’essere al corrente del fatto che molti (tra cui io) usano quel pezzo di Filosofem come sonnifero, e infatti nel video avverte di non prendere sonno. Che simpaticone, il conte. 

(Leggi tutto)

Tirare la barba a Odino con gli UNLEASHED

27 febbraio 2015
Unleashed_2012-05-26_RHF 01 (22)

L’uomo più bello del mondo dopo Shane Embury

 

Il modello degli Unleashed, come dice lo stesso Johnny Hedlund, sono i Motorhead e, come avviene per i Motorhead, qualsiasi cosa facciano, anche se in fondo è sempre la stessa roba, va benissimo. Odalheim, però, mi aveva fatto saltare dalla sedia. Avevano provato a fare qualcosa di diverso, il lato birraiolo sbracato era stato messo da parte e la componente bathoryana era stata esasperata al punto da deragliare nel black metal. Il risultato fu uno dei migliori dischi mai incisi dagli svedesi. Non mi aspetto che Dawn of the Nine, fuori su Nuclear Blast il 24 aprile (stanno su Nuclear Blast ma si autoproducono e non hanno mai perso il loro suono, attenzione), sia sugli stessi livelli ma so già che mi piacerà a prescindere. È appena uscito il singolo Where is your God Now? che la butta su quella rassicurante sloganistica metallara che li rende, filosoficamente, non così distanti dai Manowar. (ascolta il brano)

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