L’estasi dell’Oro: tornano gli Ufomammut
Ne ho già tessuto le lodi in modo abbastanza esteso in sede d’intervista, quindi non credo ci sia bisogno di ribadire come gli Ufomammut siano un gruppo della madonna, tra le realtà più ispirate e creative del panorama stoner/heavy psych mondiale. Dopo lo splendido Eve, per me tra i vertici assoluti del 2010, un trip senza ritorno composto da un’unica traccia oniricamente sospesa tra deragliamenti doom e allucinazioni psichedeliche, era difficile immaginare come potessero spingersi oltre. E invece, almeno a giudicare dalle premesse, rischiano di riuscirci. (Leggi tutto)
R.I.P. Stig Sæterbakken [1966-2012]
Con qualche settimana di colpevole ritardo rivolgiamo un pensiero a Stig Sæterbakken, che se n’è andato a fine gennaio (pare by his own hands, come si diceva un tempo nei circoli più kvlt). So che non sapete chi è, ma con i soliti, modici 40 euro all’ora potreste trovarvi un giorno a leggere ed apprezzare i suoi libri.
Il motivo per cui dovrebbe fregarvene qualcosa al di là dell’humana pietas, cari post-blacksters intellettualoidi, è che se avete potuto vedervi gli Ulver dal vivo più o meno sotto casa lo dovete solo a lui. Nel 2009 fu Sæterbakken che – allora direttore del festival letterario di Lillehammer – ruppe talmente le palle a Rygg che lo convinse a cominciare a suonare dal vivo. Al memorabile concerto del festival di Lillehammer, dove io c’ero e voi no, Sæterbakken li introdusse in sordina, alzando appena due cornine accanto a un microfono. (Leggi tutto)
Music to lights your joint to #2 – meglio tardi che mai
Mi approprio temporaneamente del format giornalettistico più fico della storia (come altro definire una rubrica i cui valori portanti sono il riff, la droga e Satana?) per passare in rassegna con atomico ritardo alcune delle uscite più notevoli dello scorso anno colpevolmente passate sotto silenzio.
Iniziamo alla grande la scorpacciata di sporcizia varia con i Gates of Slumber, la band non sbaglia la seconda uscita su Rise Above, le voci che volevano Hymns Of Blood And Thunder come l’album che avrebbe chiuso il ciclo classic metal per ributtarsi sul doom di stampo tradizionale si rivelano fondate: The Wretch ha più melma e meno testosterone fra i suoi solchi, filiazione diretta del sound americano di scuola Saint Vitus (tra l’altro attenzione che mo’ tornano anche loro); i suoni stessi hanno un che di cavernoso, l’album in genere comunica una cupezza che era mancata nella (comunque ottima) uscita precedente. Day Of Farewell possiede quel bel senso di fine imminente che ogni amante della musica del destino (di morte) non può che apprezzare. Magia del lato artistico, perché poi quando lo incontri Karl Simon è un ciccione simpatico tutto birra e scuregge. (Letteralmente) grossi. Se siete veri alcolisti provate anche con i Devil, hanno una copertina con caproni ed un cantante chiaramente ubriaco, al conte Max piacciono, a me un po’ meno.
Dato che “i Black Sabbath non ci abbastano mai” si resta fuori dal tempo con i Lord Vicar, nati per volontà di Peter Vicar (qui sotto vero nome: Kimi Kärk) dei Reverend Bizzarre con la collaborazione di Lord Chritus dei Count Raven. Fin troppo ovvio dove possano andare a parare: doom ultra classico tutto religiosità e redenzione, la continuità con i RB non è diretta come si potrebbe pensare, decisamente meno estremi e più easy listening rappresentano un monito alla superiorità morale degli anni ‘70. Rullatone, assoli, vocals mega-ozzate e tutto il campionario della golden age, se vi erano piaciuti gli Orchid della prima puntata andate tranquilli pure con questi, Signs Of Osiris è più che consigliatissimo. Dall’espiazione dei Lord Vicar il passo all’inevitabile ricaduta negli abissi della depravazione è più breve di quel che si possa pensare. Black Fangs è un album lercio come non si ascoltavano da tempo e suonato con una delicatezza da metal-meccanici. Una vera zozzeria, dopo cinquanta minuti di ‘sta roba per darsi una pulita come minimo serve un bagno nell’acquaragia. (Leggi tutto)
Meanwhile in Finland #2
Iniziamo con gli SWALLOW THE SUN perché so che piacciono a un sacco di gente. A me in realtà non fanno impazzire: penso siano un po’ mosci, e troppo pulitini per le atmosfere che intendono creare. A volte riescono a toccare le corde giuste; ma accade più spesso di no. Questo è un discorso che vale comunque per molti gruppi finlandesi che suonano questo tipo di doom più o meno mischiato con il death melodico -centro di gravità irresistibile per grande parte del metal “estremo” uscito fuori dalla Finlandia negli ultimi dieci anni. Il prossimo disco si chiamerà Emerald Forest And The Blackbird (nome che sembra uscito dal generatore automatico di nomi dei Rhapsody) e questa Cathedral Walls è il singolo; a me fa scendere un po’ il latte alla ginocchia, ma se al Socci dovesse per caso piacere io alzo le mani e mi dichiaro sconfitto (stato d’animo peraltro perfetto per il contesto).
Se l’altra volta avevamo parlato dei Poisonblack dell’ex Sentenced Ville Laihiala, ora proseguiamo in bellezza con i THE MAN-EATING TREE, la band dell’ex batterista dei Sentenced Vesa Ranta. Il secondo disco Harvest è uscito un paio di mesi fa e non ve ne abbiamo colpevolmente parlato; cerchiamo di riparare adesso con il video di Armed, midtempo classicamente suicide metal con gli arpeggi da tundra a meno trenta gradi e il riff portante vagamente stradaiolo. Nel genere le canzoni tendono ad assomigliarsi un po’ tutte, ma i Man-Eating Tree per qualche motivo sembrano portarti a un decennio fa, quando chi si approcciava a questo genere doveva per forza fare i conti con i Katatonia, i cui dischi di fine anni novanta riecheggiano più o meno le stesse atmosfere della band di Vesa Ranta. O forse è solo un viaggio mentale mio; probabile. Armed è sicuramente il miglior pezzo tra quelli presi in esame, e il video è bello come quelli dei Sentenced. Un’altra cosa in comune è che anche questo potrebbe essere un’ottima colonna sonora per farla finita: (Leggi tutto)
Musica da camera ardente #6
HOCICO
Sebbene il tentativo sia arduo, voglio tirare le fila di ciò che di migliore è uscito nel 2011 dal marcio mondo dell’electro dark, EBM & affini. Non potrei che principiare dagli Hocico, indubbiamente, oggi giorno, i signori indiscussi nel genere. È ovvio che qualsiasi cosa venga fuori dalla mente dei due cugini messicani meriti un ascolto a prescindere. Quasi un ventennio di attività durante il quale si conta un alto numero di produzioni. Ascoltarle tutte è cosa non facile sebbene, al netto dell’irrefrenenabile spirito critico insito in chi trangugia tonnellate e tonnellate di musica, anche solo pescando un po’ a caso nella lunga discografia degli Hocico si rischia di pescare bene poiché la qualità si pone costantemente ad un livello di sonora spaccaculaggine. Così, con la sicurezza che anche ad un superficiale ascolto avrei apprezzato oltremodo, mi sono gioiosamente accinto a fruire di Bite Me!, ultimo singolo nato in casa Hocico. Il brano era già stato coverizzato nel pestosissimo Tiempos de Furia, uscito nel 2010, ma qui viene presentato in versioni tutte diverse, una più spaccosa dell’altra. Non è mai troppo tardi recuperare roba vecchia infatti, come si sarà capito, l’accenno a questo singolo era meramente pretestuoso al ribadire un concetto fondamentale: gli Hocico sono li meglio. Per la cronaca è uscito di recente un live in Russia, Blood On The Red Square, che purtroppo non rende merito a questa musica che per sua caratteristica instrinseca abbisogna di un suono estremamente pulito. Si goda anche col singolo Dog Eat Dog la cui stampa vinilica è stata prodotta nelle tradizionali e confortanti 666 copie. Prego approfondire il discorso y que aproveche!
AESTHETIC PERFECTION
Se voi, come me, amate ogni tanto divagare lungo le frontiere del suono elettronico ma senza star lì troppo a ciulare nel manico e se, sempre come me, non vi stranite se si parla in modo non totalmente appropriato di harsh, di aggrotech piuttosto che di EBM, allora vi interesserà sapere che gli Aesthetic Perfection di Daniel Graves con All Beauty Destroyed continuano, seppure dopo qualche anno di silenzio, a dominare imperiosamente la scena. Anche qui la qualità è altissima. Quindi, pur non potendovi dare un giudizio oggettivo relativamente alle altre produzioni, state sicuri che il pacchetto conferisce, col suo connubio tra melodie e accelerazioni hellektro, la consueta carica a molla che vi farà andare a cannone per il resto della giornata. (Leggi tutto)
Ci sono gruppi destinati a suonare più a lungo dei Pooh, non importa chi ci sia dentro. Tipo i TERRORIZER
Non starò a rompervi i santissimi postandovi questo pezzo o quest’altro solo per ricordarvi dell’immensa portata di un disco d’esordio come quello che fu proprio della vecchia formazione dei Terrorizer. Sappiate solo che quando dei giovin signori (nessuno) del death metal di lì a venire incontrarono il latino beone (pace alla sua santissima e grindissima anima), vennero fuori decine e decine di bootleg e demo che, tutto sommato, difficilmente avrebbero lasciato presagire uno sviluppo del grindcore come dimostrato in World Downfall. In effetti quel disco fu registrato quando Pintado era già in formazione con i Napalm Death (mi rendo conto che ultimamente non faccio che scrivere di loro… si vede che attendo con trepidazione il loro nuovo disco), l’influenza death metal poteva dirsi ormai incorporata e la band era stata già sciolta e riunita all’uopo, anche se Harmony Corruption (altro disco à la Terrorizer) sarebbe stato rilasciato solo un anno dopo. Chissenefrega, però. Mi sta bene tutto, pure i Morrisound Studios se il risultato è quella roba là.
Tutta questa introduzione per dirvi dell’imminente pubblicazione del nuovo disco dei Terrorizer intitolato Hordes Of Zombies prevista per il 28 febbraio (quel giorno ci sarà da sborsare l’anima al negozio di dischi).
Nella band non ritroviamo lo stesso organico che aveva reso Darker Days Ahead un disco veramente mediocre, ma una formazione rinnovata almeno per metà, ovviamente escludendo il buon latino bastardo che tanto mi piaceva (rimpiazzato da tale Katina Culture, dai Resistant Culture) ed incluso –notizia bomba- David Vincent, qui al basso, suo strumento principale dopo le sfere Ben Wa. Di Garcia non c’è ombra, ci mancherebbe. E manco di quel fattone con la faccia strana.
Non dico altro, non farò della facile ironia su un’ipotetica trasformazione del combo Grindcore per eccellenza in un ensemble EBM pasticcomane. A voi la parola e alla band, soprattutto, i fatti. Produce Season of Mist. Qui lo streaming di Subterfuge, dal nuovo disco: (Leggi tutto)
blog di donne belle #6
Blog di donne belle, ovvero la rubrica più amata dalle persone perbene, raccoglie alcune delle chiavi di ricerca con cui sventurati soggetti sono andati su google cercando, mettiamo,
ultime tendenze delle infradito
e in qualche modo sono finiti su Metal Skunk. Come già ribadito, è un mondo difficile. Sapete come funziona, quindi direi di partire:
cosa significa se un amica mi sogna e sogna la serranda del mio negozio chiusa?
Non lo so, ma speriamo che la tua amica non sia un’analista di Standard & Poor’s.
“il più grande inganno del diavolo è aver convinto la gente che non esiste” (Dave Mustaine)
“cantami, o Diva, del pelide Achille l’ira funesta” (Fabrizio Frizzi)
angela merkel da piccola
Per favore ditemi che questa non è una perversione sessuale.
la gente che non beve pensa che si possa risolvere tutto non bevendo
Sarebbe ottimo come slogan per l’associazione Orgoglio Alcolista.
in quali discoteche di roma si spaccia l’anfetamina?
Cerca su Google Maps. Per ulteriori dettagli BETTER CALL SAUL
caparezza salta sul palco
E mai che cade di sotto, mannaggia.
nella sua biografia cosa intende ibra con evil super beach de luxe
Così ad occhio non è una formula magica per vincere la Champions League. Personalmente punto tutto sul campo semantico del vaffanculo.
non ricordo il titolo di una canzone anni 90 c’era una cantante donna con pirsing in bocca
Mi gioco QUALSIASI COSA che stava cercando Joan Osborne – One of us.
la madonna col serpente
Questa ero indeciso se metterla o meno, perché pensavo fosse una bestemmia. Poi sono andato a controllare e pare che la Madonna col serpente sia una rappresentazione religiosa con una tradizione abbastanza solida alle spalle. Del resto se esistono cose tipo IL SANTUARIO DI NOSTRA SIGNORA DEL GAZZO non vedo perché non debba esistere pure la Madonna col serpente. Tra l’altro il suddetto SANTUARIO DI NOSTRA SIGNORA DEL GAZZO si trova sulla cima di un monte (il MONTE GAZZO), cosa che lo rende decisamente epico e maligno.
cristo alla colonna
Anche qui ci sono forti dubbi sulle intenzioni del ricercante: blasfemia o puro interesse artistico? Io me lo chiedo sempre, anche perché qua arriva pure gente che cerca
secondo me cristo è un p*rco
Asterisco mio. Ma, a parte gli amanti dell’arte figurativa e gli empi senza dio, ci sono anche quelli che sono mossi dalla ricerca della Fede, che, come ognuno sa, pone incessantemente dubbi e domande all’uomo timorato. Come comportarsi in determinate situazioni? Cosa è giusto e cosa non lo è? Sto commettendo peccato se compio una specifica azione? Da qui giunge la curiosità di conoscere il rapporto tra
la madonna e marijuana
Perché un conto è la legge secolare, un conto è la legge di Dio. E se la legge di Dio dovessere per caso permettere qualcosa, come potrebbe mai lo Stato impedirlo? Quindi meglio togliersi lo scrupolo di sapere, non si sa mai. (Leggi tutto)
La finestra sul porcile: La Cosa (2011)
La cosa di John Carpenter è senza alcun dubbio il miglior remake di un film tratto da un libro uscito negli anni ottanta. A margine è anche il miglior film di Carpenter (più o meno alla pari con Il seme della follia) nonché uno di quei dieci film da salvare in caso di naufragio su un’isola deserta dotata di corrente elettrica e lettori dvd. Per questa, e per mille altre ragioni, la sola idea che a qualcuno potesse venire in mente di rimettere le mani su quel capolavoro ha suscitato in me le stesse reazioni della popolazione iraniana dopo l’uscita di Fitna.
Anche qui c’entrano gli olandesi, visto che la nuova Cosa è opera di tale Matthijs van Heijningen junior, uno che non solo ha a malapena due righe di pagina su Wikipedia e un impietoso curriculum su imdb, ma ha addirittura un padre col suo stesso nome. Senza addentrarci in giudizi di merito sullo stato dell’arte del cinema horror olandese (praticamente iniziato e finito con Amsterdamned, e ho detto tutto), la sola idea che un tizio, semisconosciuto anche in un paese dove i registi di genere si contano sulle dita di una mano dei Simpson, possa mettersi a dirigere un remake di quel film mi fa rabbrividire, davvero. Ma ormai la frittata è fatta, anche se in Italia non è ancora ben chiaro se uscirà al cinema, direttamente in dvd oppure non uscirà proprio, e siccome dalle uova si capisce molto della personalità di una persona, come ci insegna In The Market, sarà il caso di capire come tutto ciò sia stato possibile.
Les Discrets: il video che annuncia l’uscita del nuovo album
Lo so che questa roba interessa solo me e pochi eletti tra voi, o fedeli seguaci del nobile blackgaze, ma mi ostinerò fino alla fine a proporvi queste bellissime “tarantelle francesi”, come qualcuno ebbe l’ardire a definirle. Fursy Teyssier, oltre che dirigere i superni Amesoeurs, oltre ad aver disegnato la maggior parte delle copertine più belle viste negli ultimi anni (un nome a caso Alcest, ma anche quella della stupenda raccolta Whom The Moon A Nightsong Sings), oltre ad aver diretto e realizzato questo video per gli Old Silver Key con la tecnica del 2D cut-out puppet animation (non chiedetemi come funziona) è pronto per dare alle stampe un altro saggio di arte musicale franciosa: Ariettes Oubliées… Speriamo che le promesse e le premesse siano promosse nei fatti.
ps. per la cronaca Fursy ha disegnato anche la copertina dell’album di remixes di Illud Divinum Insanus, con quasi assoluta certezza l’unica cosa riuscita negli ultimi tempi ai Morbid Angel. Mi riferisco alla copertina ovviamente. (Charles)
Soundtrack to the apocalypse (per così dire)
- C’è nessuno qui? Ehi, svedesi!
- Non sono svedesi Mac, sono norvegesi…
(MacReady, Copper – La Cosa)
Tornerà un altro inverno
Cadranno mille petali di rose
La neve coprirà tutte le cose
E forse un po’ di pace tornerà.
(Bruno Martino – Estate)
- Preso contatto con qualcuno?
- ‘Preso contatto con qualcuno’? Abbiamo il nulla per mille miglia intorno amico, e le cose continueranno a peggiorare non certo a migliorare, purtroppo!
(Garry, Windows – La Cosa)
Revolution starts at home, preferably in the bathroom mirror.
Example? Winter always comes too soon. This year was the worst I can remember, except when I was five years old. Pushed open the front door, got lost in the snow.
(Bob Mould, dalle note di copertina di Warehouse: Songs and Stories)
Fa freddo. Fa molto freddo. E la neve, anche. Tempeste di neve che in Siberia al confronto si sta in crociera. Manca solo un adeguato accompagnamento musicale. A quello provvediamo noi: ecco dieci dischi da ascoltare soprattutto in questo periodo, perché il freddo è uno stato della mente ma quando fuori fa meno venti gradi aiuta.
KATATONIA – Brave Murder Day
D’inverno si soffre meglio, e Brave Murder Day in questo è il più funzionale: un disco da tirare fuori assieme ai maglioni in naftalina appena arrivano i primi freddi, lacerante come geloni sulla carne fresca, ottundente come il torpore che precede l’assideramento, è il capolavoro irripetuto di una band che ha saputo essere immensa nel declinare in musica le diverse sfumature del ghiaccio. Funziona uguale anche a ferragosto, ma con le attuali congiunture climatiche è la colonna sonora migliore che si possa desiderare.
UNHOLY – Rapture
Il freddo è la distanza tra questo corpo fatto di carne e sangue e la morte, Rapture un tramite tra i più incisivi e temibili di sempre. È come sperimentare l’agonia, una riproduzione virtuale del momento in cui il corpo si raffredda dopo avere esalato l’ultimo alito di vita, però da svegli. Dischi come questo sono un’arma capace di mandare in briciole il sistema nervoso; pubblicarlo è stato un folle atto di devozione, subirlo dall’inizio alla fine ancora oggi puro masochismo. Chi vuol morire lentamente?
IMMORTAL – Blizzard Beasts
O svegliarsi un giorno a Capo Nord. Non so se è il loro disco migliore (a me comunque piace moltissimo), di sicuro è quello che più rende l’idea di FREDDO, a partire dal titolo e da pezzi come Nebular ravens winter, Suns that sank below, Mountains of might, Winter of the ages, Frostdemonstorm: basta la parola. È anche il più veloce e caotico, come se registrarlo così sia stata una scelta obbligata, del tipo continuare a muoversi o morire congelati (o almeno così mi è sempre piaciuto immaginarlo). Boreale.
DARKTHRONE – Transylvanian Hunger
Già sai com’è qui. Roba che porterebbe il permafrost anche alle Bahamas. Come dire che il giorno di Natale cade il 25 dicembre: banalone, ma inevitabile.
MISERY LOVES CO. – Not Like Them
Scaglie di ghiaccio cibernetico, il suono di una metropoli del futuro immersa nella neve quando sognare futuri lontani era ancora un esercizio praticabile (l’anno era il 1997). Il concetto di “freddo” applicato all’industrial metal in una maniera che nemmeno i Godflesh: loro ti trituravano il cuore, ma questi erano capaci di abbassare istantaneamente di quaranta gradi la temperatura della stanza. (Leggi tutto)
Colate di miele #1
Sono pienamente consapevole del fatto che mi sto rivolgendo, fondamentalmente, ad una platea di assatanati death, thrash e black metallers. Ma siccome su Metal Skunk facciamo un po’ come cazzo ci pare, beccatevi una rubrica sull’hard rock più mieloso e melodico. Chissà che pure voi, amici delle foreste innevate e profanatori di tombe, non capiate che le tastiere non servono soltanto a creare gelide atmosfere ma che ogni tanto un tocco di stucchevolezza nella vita ci vuole. Aor e melodic saranno dunque le parole d’ordine dello spazio che qua si inaugura, voluto anche dal buon Ciccio (“ti prego, qua sono tutti blackster!”). Non che lui si lecchi i baffi quando sente parlare di roba come White Lion e Night Ranger, però posso capire la voglia di inserire una rubrica diversa una volta ogni tanto. E quindi mi auguro che vi piaccia o che almeno la troviate un minimo interessante. Partiamo, dunque, per questo meraviglioso viaggio nel mondo delle tamarrerie melodiche che più tamarre non si può… Ovvero, inguardabili petti villosi che si intravedono dietro camicie di pizzo, virtuosismi vari e, diciamolo pure, una certa classe. Cercheremo quindi di fare un sunto di alcune delle uscite più interessanti del 2011…
Partiamo dai veterani. Ovvero JOURNEY e NIGHT RANGER. Come si dice in questi casi? Alive and kickin’? Hell yes! La band di San Francisco, dopo la sostituzione del leggendario Steve Perry, rimpiazzato al microfono dall’ex Tyketto Steve Augeri nel 1998, a sua volta sostituito nel 2007 da Arnel Pineda, non ne vuol sapere di andare in pensione. Anzi, continua ad ingranare a più non posso. Devo ammettere che, pur apprezzando questo genere, non sono mai stato un grandissimo fan dei Journey, però Steve Perry era un grande cantante. Eppure Pineda, con un timbro non dissimile da quello del suo illustre predecessore, ha finora svolto il proprio ruolo in maniera ultra-professionale. E questo Eclipse non è affatto male. I loro suoni si sono ulteriormente induriti rispetto al passato, e alcuni pezzi sono piuttosto heavy. Chain of Love ad esempio. Passiamo ad una band che invece ho sempre amato molto, almeno per quanto riguarda i loro primi tre album, prima che intraprendessero la svolta iper-commerciale e fossero chiamati per la colonna sonora de Il segreto del mio successo, con protagonista l’irritante yuppie Michael J. Fox. L’album in questione era Big Life (1987). Stiamo parlando dei Night Ranger, ovviamente. (Leggi tutto)
Skunk Jukebox: the all star edition
Pensavo fosse una mia perversione, invece The Hunter, il disco della svolta rock’n'roll dei Mastodon, ha riscosso consensi insperati anche tra i colleghi di blog più insospettabili (tra cui un blackster tutto d’un pezzo come Matteo Ferri), tanto che se a fine anno avessimo stilato una top 15 ciascuno (non che non abbia provato a convincere gli altri a farlo) molto probabilmente sarebbe riuscito a piazzarsi nella classifica finale. Trasformandosi, di fatto, in un gruppo simil-stoner e mantenendo comunque il sound ricercato e sfaccettato che la ha sempre contraddistinta, la formazione di Atlanta si è scrollata brutalmente di dosso quella pericolosa aura intellettualoide che avrebbe rischiato di renderli simbolo di tutto quello che non va nella scena heavy metal attuale. Per ribadire il concetto ci spariamo il nuovo video girato dal loro amico artista Tim Biskup per Dry Bone Valley. Non è nemmeno lontanamente fico come quello di Curl Of The Burl ma è strafattone al punto giusto. Enjoy:
Un altro album sul quale, a distanza di mesi, confermo le ottime impressioni iniziali è Worship Music, l’insperata resurrezione degli Anthrax. Se penso alla sprezzante sufficienza con il quale ne avevo accolto le anteprime, brani che poi avrei ascoltato in modo compulsivo, mi sento una merda. Il recente video ufficiale di The Devil You Know non è sto granché ma, anche qua, è per ribadire il concetto: (Leggi tutto)
Tre uscite natalizie da ascoltare davanti al pupazzo di neve
Lo so che Natale è passato e che tutto ciò è very unprofessional, ma qui a Metal Skunk ci prendiamo i nostri tempi, in aperta ribellione contro il logorio della vita moderna; e soprattutto io sono molto lento a scrivere e ancor più soprattutto non mi dovete rompere i coglioni. Di seguito tre uscite a sfondo natalizio rilasciate nello scorso Natale: Black Label Society, Austrian Death Machine e Korpiklaani.
I BLACK LABEL SOCIETY hanno fatto uscire Glorious Christmas Songs That Will Make Your Black Label Heart Feel Good, in vendita esclusivamente su iTunes Store alla modica cifra di 3 dollari circa. Ci sono tre canzoncine tradizionali di Natale risuonate da Zakk Wylde insieme al fido Nick Catanese. I pezzi sono interamente strumentali: ci sono solo le chitarre, la tastiera e il pianoforte. Sono un po’ una lagna, anzi decisamente una lagna; e danno tutta l’impressione di essere stati ideati e realizzati durante un hangover preso male; cosa che probabilmente è stata. Non c’è neanche una sessione ritmica: solo chitarre e tastiere (e pianoforte). Però potrebbe avere il suo perché durante una di quelle cene in periodo natalizio, non quelle con la famiglia ovviamente, in cui si beve troppo e ti piglia a male. Questa però è solo un’ipotesi, perché potrebbe pure essere che sto disco è effettivamente una lagna e basta.
Suppongo conosciate gli AUSTRIAN DEATH MACHINE. Sono una one-man band del tizio degli As I Lay Dying, e suonano una specie di thrashcore/deathcore concettualmente e liricamente incentrato su Arnold Schwarzenegger. I titoli riecheggiano frasi famose dei suoi film, i testi parlano dei suoi film, così come sono presenti svariate campionature dei suoi film, e occasionalmente pure un tizio che lo imita. Siccome Arnold Schwarzenegger spacca il culo anche a tua sorella, fighetto che leggi e non sei d’accordo scotendo la testa con fare sardonico, da ciò ne deriva che a noi gli Austrian Death Machine piacciono un casino anche se musicalmente non sono proprio la nostra tazza di tè. A Natale se ne sono usciti con Jingle All The Way, ep di tre pezzi disponibile o in formato digitale o in 7’’ con tiratura grim & frostbitten di 500 copie. Dentro ci sono due inediti: I’m Not A Pervert e It’s Turbo Time. Se non li conoscete, conosceteli. (Leggi tutto)
Reunion Black Sabbath: Bill non parteciperà (porca puttana)
Insomma, ad un certo punto vien fuori quasi del nulla che i Sabs decidono di riunirsi. Gente che salta dalla sedia, metallari quarantenni che si vomitano addosso, anziani biker che iniziano a parlare oscure lingue precolombiane al contrario, giovani metallari con la tremarella, doomster che si cacano a letto dalla felicità tra una pera e l’altra.
Non si scherza con i brummies. Come diceva Barney dei Napalm Death ci dev’essere qualcosa nell’acqua di Birmingham se questa città ha prodotto grupponi come il suo, appunto, ma anche Carcass, Judas Priest.
E Black Sabbath.
Qui la notizia della reunion. Qui, purtroppo, la notiziaccia della malattia di Tony. Ed ora -strano come si accanisce il destino- una notizia riguardante Bill Ward, storico batterista dei Sabs nonché icona imperitura del basso profilo di tutta un generazione di batteristi metal. Sembra confermato che Bill non parteciperà alla reunion della band, anzi copio proprio il post della band diffuso via Facebook (lo dicevo che rovina le famiglie):
We were saddened to hear yesterday via Facebook that Bill declined publicly to participate in our current Black Sabbath plans…we have no choice but to continue recording without him although our door is always open… We are still in the UK with Tony. Writing and recording the new album and on a roll… See you at Download!!!
- Tony, Ozzy and Geezer
Le ragioni sembrerebbero stare in un fantomatico unsignable contract. (Leggi tutto)
Ciao Mark
Qual è il primo nome che salta in testa se dico “heavy metal”? A parte “Black Sabbath”, ai quali si può ricondurre qualsiasi band appartenente a qualsiasi sotto-genere, credo che molti di voi risponderebbero “Iron Maiden”… O forse “Motorhead”? L’immaginario metallaro, anche per chi non lo bazzica, è legatissimo a Eddie The Head o al teschietto zannuto di Lemmy e soci. Perché tutto ciò? Semplice: tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta furono loro a emergere dalle ceneri del punk e a suonare un nuovo tipo di musica che i genitori e i nonni odiavano, se possibile, anche più delle teste crestate. Raccolsero l’eredità di gente che li aveva indirizzati sulla giusta via. Gente come Thin Lizzy, Budgie, UFO o Rainbow. Tutto ciò avveniva nella perfida Albione. E in America? Qualcosa si muoveva già da tempo nel settore del rock duro. I Kiss avevano all’attivo per lo meno cinque o sei album. E i Van Halen stavano nascendo. Il loro hard rock da grandi arene era in grado di soddisfare la voglia di divertimento dei teenager americani. Bere e accoppiarsi a ritmo di hard rock. E il metal? Chi poteva essere l’alter ego americano di Motorhead o Maiden? Forse i Riot, una band di New York City fondata nel 1976 da un ragazzo italo-americano di nome Mark Reale. (Leggi tutto)


































