In the Vanishing Echoes of Goodbye, i LABYRINTH non hanno più niente da dimostrare
Una formazione che rende al meglio, un approccio più ragionato e la stabilità mentale dei cinquant’anni. Ascoltarli è sempre un piacere.
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Una formazione che rende al meglio, un approccio più ragionato e la stabilità mentale dei cinquant’anni. Ascoltarli è sempre un piacere.
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Si chiama Bone Collector, ma, come sempre, ci dimenticheremo della sua esistenza tra una decina di minuti. A questo punto vale la pena chiedersi se, tra le vecchie glorie tedesche, siano loro quelli finiti peggio.
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Questa notevole band ellenica, tra i Kamelot meno power e i Dream Theater più faciloni, è riuscita a convincere persino l’arcigno Carrozzi.
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L’ultimo disco davvero inattaccabile di Tony Kakko e compagnia, con un paio di pezzi diventati poi cavalli di battaglia dal vivo e qualche strafalcione in latino che stroncherebbe all’istante il vostro vecchio professore di liceo.
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Nonostante i cambi di formazione e i casini assortiti, Peavy Wagner aveva continuato a scrivere grandi dischi. E questo live con Smolski e Terrana ce lo ricorda.
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