Avere vent’anni: DREAM THEATER – Octavarium
Alla fine rimane il miglior lavoro di John Petrucci e soci dal 2001 a oggi, sebbene somigli più a una compilation che un album con una sua coerenza interna.
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Alla fine rimane il miglior lavoro di John Petrucci e soci dal 2001 a oggi, sebbene somigli più a una compilation che un album con una sua coerenza interna.
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L’album del ritorno di Mike Portnoy è altalenante e non privo di difetti, ma segna il ritorno a un’alchimia e a una capacità di emozionare che si pensava persa per sempre.
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Ok, era nell’aria ma l’annuncio ufficiale è comunque una sorpresa. Noi siamo ovviamente sicuri che i soldi non c’entrino nulla e che Mangini (eseguiva solo gli ordini, come Kappler) sia stato gettato via come un condom usato nel nome dell’Arte.
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Avevano tirato i remi in barca dopo l’abbandono di Portnoy ma ora i Dream Theater sembrano aver ritrovato una propria anima e riescono ad emozionare come un tempo.
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Un miscuglio tra lo Steve Morse più elettrico ed il Vinnie Moore meno neoclassico, con la comparsata di Mike Portnoy alla batteria.
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