Avere Vent’anni: LORDI – The Arockalypse

Nell’ultimo periodo ho approfondito alcune cose a cui tenevo e che dovevo ascoltare da un po’, sia per curiosità personale, sia per rimanere sul pezzo e aggiornato. La discografia dei Saor prima di tutto, questi Kanonenfieber, finalmente, di cui tutti parlano bene, il nuovo Triumpher. Tutta roba di spessore che ho apprezzato molto. Per questo mi sono attardato nel riascoltare The Arockalypse degli imprescindibili Lordi. Capite da soli che, dopo un tour de force del genere, recensire i Lordi sembra un po’ come sparare sulla croce rossa.

Mi dispiace perché ai tempi mi piaceva un sacco questo album, ma c’è da dire che ai tempi ero un post-adolescente scemo che non capiva un cazzo su molte, moltissime cose. Ora, pur essendo sempre scemo, pur non capendo ancora un cazzo su molte, moltissime cose, ho forse più cognizione nel giudicare una cosa che è e rimane musica per adolescemi.

Potrei prendere quello che ho scritto qui, e dire le stesse cose di questo primo album. Sarei un po’ ingiusto, perché tutto sommato il giochino all’inizio era ancora divertente. C’era il trucco, l’effetto novità, l’Eurovision, c’era il richiamo ai Gwar, quel mix tra horror del luna park e hard rock da festa di paese. Ci sono effettivamente alcuni pezzi riusciti: Bringing back the balls to rock, Hard rock hallelujah, Supermonstars.

Dai, forse non si meritano quello che sto scrivendo

Poi però basta, vaffanculo. Tolto questo, non c’è niente sotto, nessuna ricerca, nessuna evoluzione, nessuna profondità. Le strutture sono sempre quelle, i ritornelli arrivano esattamente dove devono arrivare, ti girano in testa cinque minuti e poi ciao. Lo spessore musicale è quello che è, niente di paragonabile ai miei ultimi ascolti. Cito me stesso, non mi dispiace, non me ne pento: “non è che ci sia molto da dire, li conoscete: hard rock semplice e lineare, un po’ Alice Cooper, piacevole eh, un po’ quello che farebbero i Ghost se fossero capaci di scrivere delle canzoni. Innocuo, coi testi stupidini e i giochini di parole per bambini spastici.”

Insomma, sono stato cattivo forse, e i fantasmi del rock verranno a prendermi nel sonno, The Arockalypse rimane quello che è: va benissimo finché hai quindici anni, tre birre in corpo e degli ormoni potentissimi che offuscano la capacità cerebrale. Va bene così, non tutto deve essere per forza profondo e impegnato. Riprenderlo in mano dopo vent’anni non ti lascia molto, se non quei dieci minuti di sorrisi scemi a fare le cornine alle vecchiette ai semafori e a ricordare quanto non capivi un cazzo vent’anni fa. (Alessandro Colombini)

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