Music to light your joints to #29
Flickering Resonance aveva segnato un notevole ritorno alla forma per i PELICAN, coinciso con il ritorno del chitarrista Laurent Schroeder-Lebec. Lui era un po’ l’anima indie del gruppo, che in sua assenza aveva adottato un’impronta troppo pesante e monolitica. E col suo ritorno i Pelican sono tornati più liberi, psichedelici, rilassati. Ascending, il brano in apertura che dà il titolo a questo Ep di quattro pezzi, ha un approccio stoner, quasi hard rock. Seguono una versione cantata di Cascading Crescent, tratta dal lavoro precedente, con Geoff Rickly dei Thursday dietro il microfono e le due bonus track della sua edizione giapponese, entrambe tutt’altro che scarti, in particolare Adrift, trainata da un basso insinuante.
Da tempo nel doom la voce femminile non è più confinata al filone pagano/stregonesco ma abbraccia tutte le possibili ramificazioni del Culto. Gli interessanti ZINTNIEKS abbracciano quelle meno oppressive, senza però indulgere in eccessi bucolici. Facile farsi venire in mente i Windhand (ma che fine hanno fatto?) di primo acchito, eppure l’accostamento sarebbe in parte fuorviante. I lettoni, al secondo Lp, sono meno sinistri, più sognanti. Il riffing ha la consueta impostazione blues ma qua e là si avvicina, senza mai sfiorarli, a territori heavy metal più classici. Ilgas pēc vasaras rītiem consta di cinque tracce, quattro delle quali comprese tra i 12 minuti scarsi e i 16 abbondanti di durata. Fa eccezione Par aukstu, cinque minuti dai toni acustici e mestamente elegiaci, forse un singolo involontario. C’è il sole, quindi, seppure un sole baltico, pallido e velato di nubi, che riscalda poco e rende torpidi.

Il nome rimanda a un vecchio pezzo dei Thou ed è decisamente azzeccato. I CHAINED TO THE BOTTOM OF THE OCEAN davvero sembra che suonino in fondo al mare. Non so se ricordate quella puntata di Metalocalypse in cui i Dethklok vanno a registrare il disco sott’acqua per ottenere il suono più tellurico, cioè, marittimo possibile. Una cosa del genere. I Thou comunque non sono necessariamente il riferimento principale o il più presente. I suoni non sono quelli, siamo più dalle parti di Primitive Man e disagiati consimili. C’è più fetore, più mucillagine, più melma. Chitarre come gorghi, un basso ipersaturo che sembra prendere vita propria. Una batteria nitida e potente, più “metallara” del solito, fa da contraltare e gestisce con fluidità i passaggi, a volte repentini, tra i momenti più lenti e gli sbrocchi tra hardcore e black metal. Quattro brani per mezz’ora scarsa di un Ep dal titolo dantesco Let Us not Speak of Them but Look and Pass On. Voi invece non “guardate e passate”; se apprezzate questo specifico sottogenere del sottogenere, non rimarrete indifferenti.
Restiamo, sulla carta, in campo sludge ma cambiamo del tutto presupposti sonori e stilistici con il quarto Lp dei TARLUNG. Qua la produzione è nitida e pulita. Non siamo più nell’America profonda, del resto, ma nella Mitteleuropa. E questi austriaci fanno delle linee di chitarra melodiche il loro punto di forza. Axis Mundi è il classico album che non inventa nulla ma presenta comunque peculiarità che spingono a riascoltarlo e approfondirlo. Si sente l’influenza della scuola sudista dei Crowbar ma non ci si sveglia col doposbronza, bensì freschi e riposati. L’aria è quella di certi gruppi di confine anni ’90 a cavallo tra tre o quattro scene diverse (Burning Out a tratti rasenta il gothic/doom). E infatti vedi il cantante che in una foto sfoggia una t-shirt dei Death e la cosa ti torna, per quanto i flirt con l’estremo non vadano molto oltre la sua ugola scartavetrata e qualche reminiscenza degli Entombed quando i groove si incarogniscono. Altrove torna in mente certo post-hardcore relapsiano di vent’anni fa confezionato per piacere ai capelloni. Il piatto è ricco e vario, quindi, anche se non sempre saporitissimo, in quanto la capacità di infilare lo stacchetto giusto al momento giusto è a volte superiore a quella di imbroccare il riff. Una canzone come The Valley of Nowhere, ad ogni modo, non la sanno scrivere tutti. Alla prossima, amici, e mi raccomando, non accettate le caramelle di droga dagli sconosciuti. (Ciccio Russo)
