Nessun corpo lasciato indietro #3

Terzo (e forse ultimo) degli speciali recuperoni di dischi black metal usciti nel 2025 (o ancora prima) e che avrebbero meritato quantomeno una menzione.

In Francia BELENOS e DARKENHÖLD si sono scambiati i ruoli. In che senso?, domanderete voi come Carlo Verdone. Nel senso che nei loro dischi più recenti l’uno ha invaso il campo dell’altro, così che la band di Loic Cellier, generalmente conosciuta per suonare un black metal fortemente pagano nonché ispirato dal folklore celtico e dalla mitologia di questo antico popolo, nel suo ultimo full Egor, uscito a giugno dell’anno scorso, sposta il tiro e si mette a suonare furioso black metal dall’importante connotazione medioevale, cosa che generalmente era specifica tipica dei colleghi Darkenhöld. I quali, a loro volta, spostano il loro orizzonte, quasi abbandonando le caratteristiche storico/medioevali che hanno fatto la fortuna loro o per esempio dei Suhnopfer, e si dedicano a partiture più melodiche, con parecchie tastiere, più folkeggianti e comunque meno furibonde. In Egor (loro decimo album, esistono da 30 anni) i Belenos cercano di dare una scossa alla loro storia dopo due dischi gradevoli ma non memorabili (Kornôg, 2016 e Argoat, 2019) riuscendoci quasi in pieno, non fosse per una certa prolissità che li porta ad includere troppo materiale senza che questo fosse necessario: dodici brani sono troppi, anche se due sono strumentali e uno di essi è l’outro; soprattutto sono tanti 63 minuti per un album che, fosse durato 20 minuti in meno, sarebbe stato da lacrime agli occhi. A momenti hanno l’ispirazione dei vecchi tempi, dei loro dischi migliori, con riff coinvolgenti e memorizzabili, ma vi sono anche cali di tensione e momenti più pesanti che diminuiscono il valore complessivo dell’opera. Certo, sono dei professionisti scafati e sanno come si rimedia maliziosamente una magagna, nessun pezzo è definibile “brutto” in toto, ma qualche difetto c’è e non si può tacerlo. Per quanto riguarda i Darkenhöld, il loro ultimo (sesto, oltre a 4 split) album Le Fléau du Rocher continua a piacermi perché apprezzo il gruppo da sempre, ma in tutta sincerità spero che tornino presto a fare ciò che sanno fare meglio, cioè black metal di ispirazione menestrellare/medioevale – come per esempio fanno gli Ungfell – suonato con ferocia inusitata, perché quest’incursione in contesti da loro mai esplorati non mi sembra possa portare a risultati migliori della loro passata discografia.

Infine due segnalazioni velocissime giusto per essere sul pezzo. Come ben sapete, qui a Metal Skunk abbiamo una predilezione per il black metal greco, e allora, per tenervi in allerta visto che esce in questi giorni il loro nuovo album, segnalo un più che apprezzabile disco dal vivo dei WINTER ETERNAL, chiamato Shadows Upon Athens e registrato il 3 novembre 2024 quando hanno aperto per la data del tour dei Marduk. In CD è uscito nel 2025 ma credo sia introvabile, ne esistono 50 copie appena stampate dalla fantomatica Oldskull records. Otto tracce che pescano nel loro repertorio, nel quale c’è veramente l’imbarazzo della scelta per tirare fuori un concerto della madonna. Una chicca scaricabile da Bandcamp per una band che merita ogni menzione e lode.

L’ultimo titolo che chiude la baracca fino all’anno prossimo quando questa rubrica (probabilmente ) tornerà è quello più datato tra tutti. Li ho scoperti solo sul finire dell’anno scorso, si chiamano MAHTAR ÚQÉTIMA, sono spagnoli e suonano la musica dei Summoning più recenti con le sonorità di Lugburz e Minas Morgul. Farina del loro sacco eh, non sono cover, semplicemente scrivono musica ispirata dai Summoning post-Oath Bound e la eseguono come se fosse stata composta nel 1995. È il bello di chi viene dopo, può fare delle sintesi di cose che prima non esistevano. Lairi Mahtaro Úqétimo è uscito quasi tre anni fa in doppio Cd-r autoprodotto (nemmeno Metal Archives ne fa menzione), dura quasi un’ora e mezza e beh, qualche ingenuità a parte, mi chiedo come cazzo ho fatto a perdermelo, a scoprirlo solo adesso. Strano che nessuno ci abbia pensato prima, ad una proposta simile. Ma almeno a me ha fatto venire una gran nostalgia. (Griffar)

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