PONTE DEL DIAVOLO – De Venom Natura
Da due anni i Ponte del Diavolo sono il gruppo italiano che maggiormente attrae il mio interesse, non lo nascondo. Ho rotto il cazzo a oltranza agli organizzatori di concerti locali affinché li portassero a Firenze in seguito all’uscita di Fire Blades from the Tomb, e ce l’ho pure fatta: non immaginate neanche lontanamente come sono quando inizio a rompere i coglioni per qualcosa. Quel poveraccio là avrebbe convinto i Crisis a riformarsi e a passare per Calenzano, se solo in quel periodo fossi stato in trip totale per Deathshead Extermination e non avessi saputo del loro scioglimento avvenuto una ventina d’anni fa.
Attesi al varco della difficile prova del secondo disco, i torinesi confermano di avere la cosiddetta marcia in più. La domanda è quanto nel profondo sia cambiato il loro suono. Non concordo con coloro che all’uscita dei singoli si misero a sproloquiare a proposito di una presunta svolta punk. Signori, il punk qui c’è sempre stato; e non fra le righe, bensì in ampie quantità. Elena cantava così prima e canta così adesso, casomai è maturata e scandisce meglio la pronuncia in inglese. Io vorrei che cantasse sempre solo ed esclusivamente in italiano. È qualcosa su cui insisto spesso ultimamente, l’ho detto perfino a dei gruppi thrash metal in sede di recensione.

Rispetto a due anni fa è sensibilmente calato il ricorso al black metal e al doom con quelle potenti plettrate spaccacorde alla Electric Wizard che esaltano i bassi – e loro di bassi, non le frequenze, ma lo strumento che in gran quantità ne genera, ne hanno appunto due – ma non c’è stata alcuna rivoluzione. De Venom Natura non è un album di transizione inciso per discostarsi dai riff ossessivi alla Darkthrone e preludere a una svolta rock tout-court: potrebbe essere, casomai, l’antipasto prima che ciò avvenga, chissà, ma per il momento non c’è alcuno stacco così netto. I Ponte del Diavolo odierni sono consapevolmente smaliziati e questo non lo trovo affatto un difetto. Questo argomento, fra l’altro, l’ho affrontato all’ora di pranzo con Centini, discutendo della spontaneità dei loro primissimi EP, di quale fosse il loro modo di essere punk allora e quale sia il loro modo di essere punk attuale, il tutto mentre mi scofanavo centocinquanta grammi abbondanti di pasta allo scoglio. Sapete, su Metal Skunk affrontiamo turni di lavoro massacranti che richiedono un intervento immediato del sindacato competente.

La produzione è migliorata molto, soprattutto nel mixaggio della voce, e in generale riesce a valorizzare e a dare un maggior senso al fatto che in line-up ci siano due bassi. Altra cosa, sette canzoni, cristaccio che non sei altro, sette canzoni e non mezza di più. Niente introduzioni introspettive con suoni alla cazzo per perdere tempo e guadagnare minutaggio: solo cose concrete.
Ci sono argomenti a sfavore di De Venom Natura? Forse mancano due pezzi come Demone e Covenant che a un primissimo impatto detenevano una forza sensibilmente maggiore e ancora oggi ricordo a menadito, segno di quanto fosse stato efficace quel debutto, ma va considerato che ho avuto molto tempo per metabolizzarle e farle mie. Forse, a conti fatti, Fire Blades From the Tomb era davvero un goccetto migliore del suo neonato successore, ma questo non vuol dire sminuire quest’ultimo, che continuo ad ascoltare con grande piacere da quando è uscito. In the Flat Field chiude in bellezza con un omaggio ai Bauhaus di Peter Murphy e, dopo quella di Nick Cave & The Bad Seeds di due anni fa, conferma alla grande la capacità dei Ponte del Diavolo di cimentarsi con le cover in modo personale, mettendoci il timbro con autorevolezza. Ora tornate a suonare in Toscana, e di corsa, altrimenti mi toccherà insistere direttamente con voi. (Marco Belardi)

Hanno fatto passare troppo poco tempo rispetto all’esordio.
Sono molto bravi soprattutto dal vivo e non lo scopro certo io. Ma quando sei in giro a suonare e a promuovere quel che hai fatto uscire (reputo Fire Blades…, che possiedo, un signor disco), la composizione si riduce a intercapedine. Momenti rubati mentre ti barcameni e stai fisicamente e mentalmente su altro.
De Venom natura è un album collage di roba rimasta nel cassetto, non me lo toglie dalla testa nessuno. Ha una resa meno a fuoco, non ha quel paio di brani veramente vincenti e dà un colpo al cerchio e uno alla botte pure sul piano delle scelte vocali (tra l’altro ci sono errori di pronuncia sull’inglese, spiace dirlo ma così è). Ovvio che la logica attuale di mercato imponga di battere sempre il ferro per poter accedere ai festival; soprattutto per stare sulla bocca della gente che dimentica in quattro secondi anche il nome dei figli.
Ma per essere grandi sul serio non ci si può mettere unicamente “sotto vento”. Se avessero atteso un altro paio d’anni, continuando anche a suonare per piccoli locali, forse ne sarebbe uscito qualcosa di nettamente superiore. Cosa che questo disco, rispetto al primo, proprio non è. Ma manco di striscio.
I dettagli poi, contano eccome.
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io invece ho avuto la sensazione opposta alla tua,ovvero sento un sound più maturo e non ci sento per niente avanzi,anzi ogni brano è ben caratterizzato,una cosa é certa e non sono l’unico a dirlo,proprio perché più maturo,richiede più ascolti rispetto all’esordio,sul fatto di andare di fretta non si dovresti chiedere alla band.
io li seguo dagli esordi e da che ho memoria hanno sempre suonato brani nuovi molti mesi prima di pubblicarli per cui significa che erano già pronti …
concordo sul fatto che manca il capolavoro alla Covenant
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Visti a Torino di supporto ai Messa, a me non sono piaciuti. O meglio, mi piace molto la sezione ritmica con due bassi e tutto ma voce e chitarra… meh. E anche gli atteggiamenti della cantante dal vivo mi infastidiscono parecchio, sembra fin troppo compiaciuta a fronte di una capacità vocale scarsa. Prima di Sara dei Messa (anche cone attiudine) ci ha fatto una ben magra figura. Sicuramente sono io ma a me proprio non piacciono e li ho visti anche di supporto ai Pentagram quindi un’ idea me la sono fatta.
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visti anch’io live a Torino prima dei Messa, a me sono piaciuti parecchio e gli atteggiamenti della cantante a me sono piaciuti. Ok sembra un po’ diva della serie “sono figa e so di esserlo” però non mi hanno infastidito.
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Ok, la mia è solo un’opinione, si tratta di gusti e per tanto ci sta l’opinione di tutti, ci mancherebbe, preferisco sicuramente altre cose sia a livello musicale che attitudinale.
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Ho sentito questa cantante anche su Argento degli A.M.E.N. e non mi sembra scarsa.
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Vedi commento precedente. No problem.
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E che dire dell’inno alla ganja?
“I wanna get high, so high!”
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molto bello e pieno di dettagli
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