Frattaglie in saldo #76

La mania di dare titoli lunghi ad album e canzoni nei bielorussi EXIMPERITUS si è estesa anche al nome. Infatti Eximperitus è solo un’ abbreviazione. Il nome intero è Eximperituserqethhzebibšiptugakkathšulweliarzaxułum, che è un misto di varie lingue e, nelle intenzioni della band, “rivela interamente il nome indicibile dell’antiuniverso”. Ooooook. Se avete tempo e voglia guardatevi su Metal Archives il titolo del primo disco. Anzi no, lo metto qui così l’articolo viene più lungo e io vengo pagato di più: Prajecyrujučy sinhuliarnaje wypramieńwańnie Daktryny Absaliutnaha j Usiopahłynaĺnaha Zła skroź šaścihrannuju pryzmu Sîn-Ahhī-Erība na hipierpawierchniu zadyjakaĺnaha kaŭčęha zasnawaĺnikaŭ kosmatęchničnaha ordęna palieakantakta, najstaražytnyja ipastasi dawosiewych cywilizacyj prywodziać u ruch ręzanansny transfarmatar časowapadobnaj biaskoncaści budučyni u ćwiardyniach absierwatoryi Nwn-Hu-Kek-Amo, che secondo il traduttore automatico vuol dire: Proiettando la singolare emanazione della Dottrina del Male Assoluto e Onnipervadente attraverso il prisma a sei facce del Figlio -Ahhī-Erība sull’iperpiano del calderone iperdimensionale dei fondatori dell’ordine spaziale post-contatto, le più antiche ipostasi delle civiltà primordiali hanno messo in moto il trasformatore risonante dell’infinito temporale del futuro nei quadranti dell’osservatorio Nwn-Hu-Kek-Amo. Ooooook. È chiaramente un omaggio al conte Mascetti. Comunque, a me fa simpatia questa mania. Tornando a noi, quello di cui parliamo oggi è il loro terzo disco, Meritoriousness of Equanimity. Gli Eximperitus suonano un death dalle atmosfere epiche che ha come principale ispirazione i Nile, pur essendo però più terra terra rispetto a questi ultimi. Gli Eximperitus tralasciano infatti i tecnicismi e puntano tutto sulle melodie (il che è necessariamente un male, sia chiaro). Tuttavia qualcosa riesce e qualcosa no. La prima metà del disco è buona, e la canzone Finding Consistency in the Fourth Qadrant of Eternity è davvero ottima. La seconda metà, a partire dalla traccia numero 6, non riesce altrettanto bene e risulta inconsistente. Le ultime due canzoni, infine, sembrano proprio buttate lì per allungare il minutaggio.

Gli ECTOVOID sono un quartetto americano di death vecchia scuola. In questo In Unreality’s Coffin, il terzo della loro carriera, l’influenza viene dagli ultimi Autopsy. Vado dritto al punto: non mi ha convinto. Al netto di qualche personale variazione su tema, con assoli e riff particolari e personali, la maggior parte del disco è piatta e ripetitiva. I fill di batteria, per dirne una, sono tutti uguali. C’è di buono che, se gli Ectovoid riuscissero a espandere quelle intuizioni originali che talvolta hanno, potrebbero tirare fuori qualcosa di interessante. Staremo a vedere.

Per chi proprio non riesce a fare a meno del black/death polacco alla Behemoth segnalo il disco degli SHINE. Polacchi anche loro, vedono in formazione il veterano Tomasz Dobrzeniecki (qualcuno magari si ricorderà degli Hazael di cui era membro) ed esordiscono con Wrathcult. L’album è paraculo da morire; ripropone tutti gli stereotipi del genere con grande orgoglio e, come potete intuire dai nomi di band e album, non è che l’intenzione sia quella di brillare per originalità. Non è però da buttar via completamente. Le melodie ci sono, ha i suoi momenti e tutto il resto, e magari può risultare piacevole a chi già apprezza questo stile. 

Ci spostiamo ora in campo brutal death con i texani STABBING e il loro secondo disco Eon of Obscenity. Tra i loro membri troviamo Marvin Ruiz dei Devourment, e la talentuosa giovane cantante Bridget Lynch, che non avrà ancora chissà che curriculum ma può vantarsi di un paio di comparsate rispettivamente con Suffocation e Cryptopsy. Forti di una nuova sezione ritmica e un contratto con Century Media, gli Stabbing presentano un disco che può colpire fin da subito, con il suo stile alla Disgorge più qualche giro slam qua e là. La produzione e i suoni sono eccellenti, la tecnica vocale della cantante, i riff e i groove lo sono altrettanto, e i 30 minuti del disco scorrono lisci e non annoiano. Solo che, sì, ha tutte le cose al posto giusto e si sente che dietro c’è stato un ottimo lavoro, ma mancano veri picchi esaltanti, non aggiungendo oltretutto niente di nuovo al genere. I momenti migliori sono la traccia omonima e Nauseating Composition (con Ricky Myers dei Disgorge e cantante nell’ultimo Suffocation), che purtroppo sono lontane dall’essere memorabili. Resta un po’ la sensazione che, se non fosse stato promosso da un etichetta di rilievo come la Century Media, probabilmente sarebbe scomparso nell’infinito oceano di vomito del brutal death metal. (Luca Venturini)

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