Al Capro non si comanda: BARBARIAN vs STRIKEHAMMER
Da queste parti non crediamo alla favoletta dei santi, poeti e navigatori. Paese di pazzi, alcolizzati e bestemmiatori, semmai. Come spieghereste che proprio da noialtri è pieno di becere band speed/thrash con la moralità sotto le scarpe, una certa antipatia per i seguaci dell’uomo vestito di bianco che sta a Roma e invece una certa simpatia per le simpatiche caprette? Veterani ormai i fiorentini BARBARIAN, al sesto album in quindici anni con The Reek of God. Speed/thrash è una semplificazione, di una materia tra l’altro ancora più semplice. The Reek of God è fatto di pezzi brevi, in media tre minuti e forse qualcosina. Heavy metal assolutamente elementare, retrogrado, regressivo. Grasso al punto che alla fine non siamo distantissimi dagli High on Fire che si fanno meno viaggioni. Poi, chiaro, siamo chiaramente in quella zona in cui lo speed sta per diventare thrash o black, ma di stilemi canonici di questa o quella scuola non ne trovate molti. Anche perché la sola parola “canonica” spesa per la musica dei Barbarian fa l’effetto di rovesciare una provetta di metalli alcalini nell’acqua(santiera). Ai Barbarian preme però darsi da sè la definizione per la propria musica e dopo Total Metal, Absolute Metal e Regressive Metal, stavolta è il turno di Retrogarde Metal, con tanto di coro da intonare tutti con in mano per lo meno mezzo litro di birra. Sarebbe l’ultima traccia vera e propria dell’album, l’ultima è una coda synth anni ’80 piaciona che ci sta comunque sempre. Strano, però, perché nella mezz’ora precedente di ammiccamenti non ce n’è mica. Gran bel dischetto, ma se avete voglia di musica colta ed educata girate al largo. Titoli (e brani) come Cancer Cross e Cardinal Sinner non farebbero per voi.
Questo Midnight Inferno invece è l’esordio degli STRIKEHAMMER, che sono di Parma. Come i Whiskey Ritual, coi quali non condividono solo la provenienza, ma anche le buone maniere. Buonissime. Pure qua si urla e bestemmia dall’inizio alla fine, come da copertina ci si aspetterebbe. In questo caso invece, rispetto ai Barbarian, lo speed ha abbandonato l’heavy più semplice ed invece è ormai praticamente a uno sputo dal black, come con gli Aura Noir, come in certi Darkthrone. Tutta gente per bene che invitereste a cena dai suoceri. Gli Strikehammer si muovono su quei binari lì, gli stessi di Hellcrash, Bunker 66 e altre bande che infestano lo stivale. Un’altra banda per farci ricredere sugli stereotipi del Bel Paese. Paese di gente che dissotterra bare di notte (Morbid Black Steel), che si aggira per strada minacciosa facendosi deserto attorno (Dangerous Metal). Se poi voi non siete così cattivi, non vi preoccupate. Magari pure gli Strikehammer hanno un lavoro normale e si fermano con l’auto per far attraversare le vecchiette sulle strisce. Chi lo sa. Il fatto è che è musica liberatoria. Per loro, credo, a suonarla. Per noi, sicuro, ad ascoltarla. E poi in fondo al Capro non comanda. (Lorenzo Centini)
