L’ultimo bagliore in fondo all’Abisso: EXXÛL – Sealed Into None

Quando ci si chiede (e capita spesso, ammettetelo) che futuro possa avere una musica vecchia ormai decenni e che sono comunque decenni ormai che non si rinnova più, beh, non dimentichiamo mai di guardare all’underground. Che oggi da Bandcamp (dove pure galleggia ovviamente una marea di mediocrità) rintracciare certi dischi e storie dall’altra parte del mondo è un attimo. Niente fanzine, indirizzi, cassettine. Tutto molto più facile. Bene, magari un tempo, prima che i mezzi per produrre un album in maniera semi professionale o professionale fossero alla portata di qualsiasi stronzo, uno come Philippe Tougas non avrebbe potuto tirare fuori ogni anno un album nuovo (o persino di più) di una band nuova e in uno stile differente. Se gli fosse andata bene, un produttore (o una casa discografica) lo avrebbe forse fatto concentrare sulla più promettente delle varie. Una. Altrimenti, i suoi progetti sarebbero rimasti a livello di demo, forse. Seghe mentali, le mie. Fatto sta che solo poche settimane fa il demone Griffar si augurava che il trentaquattrenne canadese si concentrasse sugli eccellenti Zaicrydeus, anziché lasciarli allo status di progetto collaterale. Non ha mica torto, il nostro Griffar, ovviamente, ma oggi godiamo anche di un altro effetto della creatività (apparentemente) dispersiva di Tougas. Qui con il nome di Defender e con una band intera alle spalle.

La band si chiama Exxûl, Sealed Into None è il long playing d’esordio (ma l’avranno già stampato?) a seguito di una manciata scarsa di demo, tutti comunque piuttosto recenti. Dopo technical death metal (First Fragment), death metal e basta (Chthe’ilist, da non confondere coi Chthe’murt), funeral doom (Atramentus), classico black metal alla greca (gli Zeicrydeus già menzionati), gli Exxûl occupano il lato epic (power) doom dello spettro d’azione del giovane (non giovanissimo, dai) guitar hero. E fin qua… di personaggi che continuano a produrre dischi a profusione il web pullula. Di dischi belli e significativi meno, ma Tougas ha forse anche qualcosa in più. Tutti i suoi progetti (o per lo meno quelli che lui gestisce in prima persona) condividerebbero un immaginario di finzione, una lore che accomunerebbe quindi Exxûl, Zeicrydeus, Chthe’ilist e Atramentus. Sarebbe interessante magari capire le sfaccettature di un’ambientazione narrativa portata avanti in dischi di generi diversi e di band diverse. Che in realtà condividono anche gran parte degli altri membri e che quindi paiono un unico collettivo. Che di volta in volta cambia personalità, o racconta una sfaccettatura diversa di un’unica unità artistica. Negli Exxûl il microfono è affidato a tale Thomas Karam, che tanto tale non è, in fondo. Due anni fa, non ricordo nemmemo il perché, non riuscii ad occuparmi di un disco davvero interessante dei suoi Noor, Mother’s Guilty Pleasure Part One. Mea culpa. Tostissimo heavy/prog/power, da recuperare sicuramente (fidatevi). Forse solo all’epoca non avevo ancora iniziato a ricredermi su certo power.

Intanto gli Exxûl ce li godiamo subito col disco nuovo. Gelido, glaciale. Doom epico e cupo, cupissimo, non si vede granché luce dal fondo di caverne spaventose. Epico, non c’è dubbio alcuno. Doom, perché spesso lento e cadenzato, ma forse… in realtà c’è una presenza fortissima di modalità progressive, i Fates Warning si uniscono ai Solitude Aeturnus per fronteggiare il Caos, le Tenebre. Il risultato? Un album grandioso, nel senso che fa della grandiosità la sua cifra, un album dal peso specifico notevole. Merita ascolti e cresce di ascolto in ascolto. Cresce parecchio, rivelando da un lato aspetti che sulle prime non direste, per una certa apparente monoliticità. Rivelando poi che, appunto, è un album doom nella sostanza, ma nella forma ben più vario di quanto fosse lecito aspettarsi. I suoni, per dire. La grammatica stessa strumentale ha legami di appartenenza con altre discipline metalliche. Il death quindi, sicuro, per certa durezza. Il black in certe atmosfere e tanto, tanto power progressivo. Tougas è chitarrista tecnico, molto, ma non eccede sopra le righe. Con il clangore della batteria e i tanti gorgoglii del basso restituisce atmosfere cupe, glaciali, disperatamente belliche. Disperate, soprattutto, e quindi anche certo power americano più cupo pare chiamato in causa (potrei pensare ai Sanctuary). A conti fatti, una proposta non troppo diversa da quella dei danteschi partenopei In Aevum Agere.

E poi c’è che Thomas Karam, qui nei panni di Stargazer (mi piace pensare si citino consapevolmente i Rainbow). Noor, il nome dell’altra sua band, in arabo vuol dire luce, illuminazione. Negli Exxûl, Karam guarda verso le stelle, ma dal fondo di un abisso, un abisso gelido in cui si combatte contro forze oscure, soverchianti. La speranza che la Luce sconfigga le Tenebre pare abbandonata e aver lasciato spazio a una cupa malinconia combattiva. È sorprendente l’interpretazione di Karam, e pure la sua ugola, la sua tecnica. Non saremo ai livelli assurdi di un Daniel Heiman, ma si va sicuro in quella direzione. Il tutto al suo secondo album in assoluto, il primo con una compagine che, però, deve ritagliarsi il suo spazio nel calendario (immagino) affollato di Tougas. Eppure gli Exxûl, anche gli Exxûl, meriterebbero tempo ed energie dedicate perché si affermino, come meriterebbero, tra i nomi di punta odierni del possibile futuro che la musica heavy non definitivamente estrema (doom, power, NWOTHM, prog) si spera abbia ancora. Sealed Into None è un disco grandioso, mi ripeto, e dovreste anche voi bussare porta a porta per convincere tutti, i defender che aspettano ancora il ritorno degli Eternal Champion, per dire, e tutte quelle altre cricche e sottocricche metallare che in un disco del genere possono trovare linfa. Fate loro sentire una qualsiasi delle quattro epopee che lo compongono (delle cinque tracce, la prima è un intro) e vedrete. Nel fondo delle caverne dell’underground il Metallo è vivo, ancora vivo, altroché. (Lorenzo Centini)

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