C’è vita dopo i Necromantia (e i Rotting Christ): THE MAGUS – Daemonosophia

Dietro al nome di The Magus si cela uno dei personaggi più significativi dell’intera scena black metal greca, che prima di farsi chiamare così era conosciuto dapprima come Morbid e poi come Magus Wampyr Daoloth. È stato un membro della prima ora dei Rotting Christ, che poi lasciò solo perché impossibilitato a seguirli in tour a causa della paura di volare, nonché fondatore e leader di Necromantia e Thou Art Lord e di una varietà di altri progetti più o meno rilevanti (Diabolos Rising, NAOS, Principality of Hell fino ai più recenti Yoth Iria). Ma soprattutto è lui l’inventore di quel suono di tastiere morboso e ammorbante che rappresenta una delle caratteristiche principali del suono greco sin dai tempi di Passage to Arcturo. Questo suo ultimo progetto nasce proprio dopo lo scioglimento definitivo dei Necromantia, la cui esistenza aveva evidentemente perso senso per la morte dell’altro membro fondatore e leader, Makis Kanakaris alias Baron Blood, scomparso nel 2019 per un infarto.

Daemonosophia è il secondo album di questa nuova creatura di Daoloth e segue il debutto Βυσσοδομώντας (Vissodomontas) del 2023, che già di suo segnava una cesura molto netta rispetto ai Necromantia. Innanzitutto qui ci sono le chitarre, laddove lì tutte le composizioni giravano intorno ai bassi (anche se nell’ultimo, invero trascurabile, To the Depths we Descend avevano per qualche motivo inserito pure le sei corde). Poi si sente una freschezza compositiva maggiore rispetto alle ultime pubblicazioni dell’altra band, come spesso accade quando ci si trova davanti a una pagina nuova. Ma Daemonosophia non è il classico disco di black metal greco, per quanto modernizzato, com’erano stati quelli degli Yoth Iria; porta avanti invece uno stile particolare, contorto, corposo, spesso cervellotico. Non ai livelli del debutto però: quest’ultimo aveva vari passaggi non proprio a fuoco, a volte dava l’impressione di non sapere esattamente dove andare a parare e più in generale era un disco disomogeneo e altalenante. Daemonosophia invece prende strade più dirette, sempre peculiari ma mai troppo intricate.

In questo senso non ci sono grossi cali di tensione. Tempi lenti e veloci si alternano ricercando perennemente quella tipica atmosfera greca di Acheronte che ribolle, con una produzione nitida (a cura dello stesso Daoloth e di George Emmanuel – già in Rotting Christ e Lucifer’s Child) che ne esalta le numerose sfumature e con una tecnica a volte esibita ma mai invadente. Una menzione la merita The Era of Lucifer Rising, una riedizione in chiave lenta e doomeggiante di The Era of Satan Rising, il pezzo conclusivo del leggendario debutto dei Thou Art Lord: sarebbe potuta uscire una porcheria, e invece fa venire la pelle d’oca. Per ora Daemonosophia me lo appunto come papabile candidato per la playlist di fine anno, poi vedremo cosa succederà. (barg)

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