La lista della spesa di Griffar: massacro a Betlemme

La cinese Pest Productions, che ne patrocina il debutto Chaosborne, li descrive come black metal melodico, ma a mio parere gli AETHERNUM suonano molto più vicini a gruppi di black/death melodico svedese tipo Ablaze my Sorrow, The Moaning, Sacrilege, Fatal Embrace, Gates of Ishtar, insomma a una certa quantità di gruppi che hanno fatto le fortune di etichette come No Fashion o Invasion Records. Anche i riff alti piuttosto tecnici che punteggiano tutti i brani derivano da quel filone lì. Nel complesso io penso che di black metal propriamente detto in questo disco – come in quelli dei gruppi succitati – ce ne sia abbastanza poco, perché anche gli svedesi usavano lo screaming non esasperato come quello che possiamo ascoltare in questo album, così come ogni tanto schiacciavano il pedale dell’acceleratore per dare più grinta ai pezzi senza mettersi a suonare black metal tout court. E puntavano tutto sulla melodia, per di più tecnicamente ardita, dando l’impressione di essere nati con uno strumento musicale in mano.

Quindi Chaosborne è davvero molto, molto melodico, piacerà di sicuro a chi gradiva tutto quel filone oramai dimenticato che comunque per diversi anni ha offerto dischi di caratura superiore; se cercate pura violenza o sperimentazioni all’avanguardia non è qui che ne troverete. Chiudo con una curiosità: stando all’Archivio, la formazione della band (un trio, a quanto si legge in giro dentro c’è gente di Morcolac, Suicide Emotions e molti altri progetti più o meno noti, quindi si parla di un side-project) risale al 2014, ma non hanno mai pubblicato nulla prima d’ora.

Anche i cileni UMBRIO tornano a deliziarci con il loro black metal notturno che su partiture di ispirazione norvegese anni ’90 inserisce una cospicua quantità di tastiere risultando più atmosferico. Quintaesencia Nocturna (ecco, per l’appunto) consta di 5 brani più tre intermezzi, che non innovano nulla ma sono convinti, appassionati e si lasciano ascoltare volentieri.

Il primo pezzo in scaletta El Vacío de una Flama Bajo el Firmamento mette subito in chiaro le cose, partendo in modo non particolarmente veloce per poi accelerare, il tutto mentre O. Wolfscariot alterna voce pulita molto pagana ad uno screaming non eccessivo. Lo fa in tutto il disco, nel corso del quale si capisce che agli Umbrio piace parecchio tirare, solo che, se si vuole andare anche nel campo pagan, qualche tempo meno spinto bisogna usarlo. Ma va bene, così i pezzi sono vari e, anche se un po’ più lunghi della media, scorrono bene, con gustosi passaggi e interessanti stacchi non consueti, come gli assoli di basso e batteria di ottantiana memoria sul finire della ben curata Vientos del Clamor del Pasado. Lavoro ampiamente positivo, anche se i tre pezzi brevi/interludi potete tranquillamente skipparli.

Degli indonesiani che cantano in olandese MANTAHUNGAL avevo già parlato qualche tempo addietro. Ora è uscito il terzo album (anche due EP a loro nome in curriculum) Oorlogsverklaring, in cui continuano a suonare raw black metal teso ed irrequieto scaraventato in faccia all’ascoltatore come un getto di vapore bollente che ustiona in modo irreversibile. Riff in tremolo picking impostati su note alte, a fare da contrappunto alla ritmica più bassa impostata su sequenze di accordi più basilari, fanno bella mostra di sé e tracciano la linea guida di ogni brano. Il riff alto sembra un’unica lunga frase che parte da A (l’inizio del brano) ed arriva a B (la sua conclusione), senza mai tornare indietro o ripetersi; non è proprio così, ma l’impressione che sortisce l’ascolto è questa impostazione inconsueta ma rimarchevole.

Rispetto ai precedenti lavori il suono è un po’ più nitido e si riescono ad apprezzare anche basso e batteria, in passato più sepolti sotto il muro sonoro creato dalle linee di chitarra e dallo screaming assai gracchiante. Comunque, anche se il contesto nel quale agiscono i Mantahungal è decisamente estremo, il duo non rinuncia a proporre melodie sensate che non esito a definire trascinanti (ascoltate gli 8 minuti abbondanti di Duizenden Troepen, il pezzo in apertura dopo una intro meno superflua del solito, ha ‘sti riff che ti si attaccano in testa e non schiodano più), tanto che, se devo essere sincero, non mi viene in mente nessuno che scriva brani in modo simile al loro oppure che gli somigli. Solo quattro brani più la intro, neanche 32 minuti, ed è un peccato, sono pochi, forse non ne sarebbero bastati 50. Come loro solito il disco esce solo in versione digitale, e come loro solito i testi parlano dell’occupazione olandese dell’Indonesia nei secoli passati, occupazione cruenta che spesso sfociava in massacri come quello di Lombok (1894), oggetto del concept di questo episodio.

Se vi piace il black metal ad alta velocità con alcune caratteristiche vicine al pagan (prevalentemente nell’utilizzo della voce non in screaming e in quello di tastiere di sottofondo che accentuano l’epicità del brano) potete ascoltarvi il nuovo disco – quinto totale di una storia iniziata nel 2004 – dei francesi ALDAARON, da Grenoble con furore. Provenendo da una città di montagna è di questa che parlano nei loro versi, e anche Par-delà les Cimes è praticamente un concept album costituito da quattro pezzi abbastanza lunghi, l’album intero fila via liscio per 36 minuti e poco più.

Come punti di riferimento più noti potrei indicarvi i Véhémence, gli Aorlhac e i Darkenhöld, cioè gente che suona da una vita un genere molto vicino agli Aldaaron. Questi ultimi sono meno prolifici rispetto ai colleghi, quindi sono anche in grado di raggiungerne il livello senza per questo esserne una copia carbone, perché scrivere i pezzi con calma aiuta sempre. Il genere comunque è quello, i brani sono coinvolgenti e godibili, melodici il giusto senza essere zuccherosi, aiutati in questo dalla notevole velocità alla quale vengono proposti. Ascoltateveli, non è tempo sprecato. (Griffar)

2 commenti

Lascia un commento