I Coroner in classifica dimostrano che al mondo un po’ di meritocrazia esiste

Il clamoroso nuovo album dei Coroner, Dissonance Theory, lo sto consumando. Non ho vergogna nel dire che è l’album metal che mi è piaciuto maggiormente dai tempi di Punching the Sky degli Armored Saint, 2020, un altro titolo che ho imparato pressoché a memoria per almeno una metà abbondante dei suoi pezzi.

È notizia di questi giorni che è entrato nella classifica italiana degli album più venduti, e qui occorre fare distinzioni ed evocare un numero esaltante, e uno un po’ meno esaltante, distinguendo di fatto il pubblico acquirente in una frazione fatta da vecchi compratori e un’altra fatta da compratori evoluti.

Dissonance Theory ha fatto il suo debutto alla posizione numero 76 per quel che riguarda le copie digitali, in una lunghissima lista avente in cima alla griglia di partenza nomi come David Gilmour, Taylor Swift, Achille Lauro, Pinguini Tattici Nucleari e via discorrendo. Esattamente a metà fra Jovanotti e Sfera Ebbasta ci sono loro, i Coroner, il che mi provoca sensazioni che definirei miste fra la contentezza e la voglia di affacciarmi al terrazzo e bestemmiare contro qualcuno.

Nelle copie fisiche, cd, vinile e cassette, l’album dei Coroner occupa la nona posizione, il che significa che nessuno acquista in formato fisico la musica pop, e che i metallari la acquistano di brutto.

La buona notizia è che viene reso tributo, e giustizia, alla qualità in senso stretto. Questa è meritocrazia, anche se non dovesse accadere nulla di simile nei prossimi cinque o dieci anni, perché il periodo è quello che è, e l’ultimo periodo in cui ho percepito l’heavy metal come un movimento risanato e fiorente di ottime uscite era stato all’incirca quello a cavallo fra il 2010 e il 2015.

Ma ce ne è un’altra. I Coroner, lo dicevo l’altra sera a un certo Giacomo, che con l’occasione saluto, al Sonar di Colle val d’Elsa, sono uno di quei gruppi che tutti citano come influenza e che alla fine nessuno s’ascolta. Questo fin dagli anni Novanta, periodo in cui ho iniziato a seguirli, e v’assicuro: nessuno fra coloro che conoscevo li metteva su con una certa frequenza, ma tanti facevano i ganzini tirandoli di frequente in ballo perché Mental Vortex è tecnico o per qualche altra ragione. Sono come i Voivod prima che rinascessero con Target Earth, che appunto è del 2013, un periodo musicalmente molto intrigante per tutti noi. L’augurio che do ai Coroner è di fare lo stesso percorso che ha portato i Voivod a una sorta di rivincita sulle prime linee e che, per qualche anno, ha portato loro stessi ad affermarsi meritatamente e finalmente come una delle prime linee del thrash metal tutto.

Meritocrazia, perché l’ultimo dei l’ultimo dei Testament è una bella bordata, una bella botta oltre i limiti del metal estremo, ma non mi ha lasciato assolutamente niente in testa, e l’ultima loro canzone che ricordo con assoluto piacere è forse The Pale King, scritta quasi dieci anni fa. Diamo ai Coroner quello che si meritano i Coroner, e intanto Dissonance Theory lo so quasi a menadito. (Marco Belardi)

3 commenti

  • Avatar di hieiolo

    E’ un disco bellissimo, il mio cuore piange di gioia.

    Quello dei Testament è un NON disco dei testament; come spesso ho avuto modo di dire i Testament hanno perso la magia con l’abbandono del buon vecchio Lou Clemente alla batteria. Avere super batteristi a disposizione ha snaturato il loro sound, spostandoli da essere focalizzati su chitarre e melodie a basare tutto su impatto e ritmica. Rendiamoci conto che gli assoli di Alex sembrano quasi buttati li’ per dovere invece di essere al centro del pezzo. Una canzone come “practice what you preach” dove troviamo uno degli assoli + belli del metal ora sarebbe improponibile e non nelle loro corde.

    Ridateci Lou

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  • Avatar di Bacc0

    Io vorrei vivere in un mondo dove le produzioni di Jens Brogen siano bandite per legge

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  • Avatar di T.S.

    Ho ascoltato Dissonance Theory una decina di volte ormai.Nonostante sia felice del ritorno dei Coroner e del lusinghiero andamento commerciale dell’album, l’effetto che a me fa ascoltarlo è quello che Belardi descrive per gli ultimi Testament: passano.“Dispiace” perchè i Coroner sono tra le mie band preferite, ma tutto sommato va bene così.Se hanno impiegato 32 anni da Grin e 15 dalla reunion per dare alle stampe del materiale inedito, penso che in fin dei conti non avessero chissà quale esigenza espressiva a cui dare sfogo.

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