Avere vent’anni: NILE – Annihilation of the Wicked
Quando ci fu il ventennale di In Their Darkened Shrines, scrissi che era quello il capolavoro dei Nile. Era e rimane un’affermazione personale, soggettiva fin che si vuole e che non rettifico, ma si deve dichiarare senza indugio che Annihilation of the Wicked fu un altro capolavoro, ancora più tecnico, più veloce, più orrorifico e meglio concepito rispetto al precedente. Per molti è, a ragione, il disco definitivo dei Nile e fu il più estremo mai pubblicato dal gruppo fino a quel momento. In questo lavoro il duetto alle chitarre Karl Sanders e Dallas Toler-Wade si fece ancora più micidiale e poi ci fu il cambio di batterista, dal già notevole Tony Laureano all’allora giovane greco George Kollias, la cui tecnica fenomenale contribuì a innalzare di molto l’intensità delle composizioni, che in questo album diventarono più stratificate, più disinvolte e giunsero a una maturità consolidata.
La formula musicale dei Nile con Annihilation of the Wicked diventò ancora più completa rispetto a In Their Darkened Shrines, grazie ai nuovi livelli di brutalità di cui si resero capaci, ma al tempo stesso di epicità e di lavoro melodico, con idee efficaci e molto accattivanti nonostante le altissime velocità e la complessità di alcuni passaggi. Il tutto fu meravigliosamente valorizzato dalla produzione di Neil Kernon, il quale era già noto per aver lavorato, fra gli altri, con Judas Priest, Flotsam & Jetsam, Queensrÿche e Cannibal Corpse; il suono che si può ascoltare nel disco è profondo, accurato, misterioso e anche personale, come raramente accade in questo genere. Fu significativo che molte riviste dell’epoca, anche fra quelle non specializzate in metal estremo, diedero voti altissimi al disco, lodandone la maestria compositiva e la produzione.
Non ci sono mai momenti in calo: perfino lo strumentale d’apertura Dusk Falls upon the Temple of the Serpent on the Mount of Sunrise e l’intermezzo Spawn of Uamenti sono bellissimi e totalmente funzionali all’atmosfera dell’album. Riascoltandolo, ho provato a identificare qualche brano chiave che lo potesse rappresentare, ma è davvero difficile scegliere fra la sequenza di classici dei Nile che si ritrovano: Cast Down the Heretic, Sacrifice Unto Sebek, User-Maat-Re, The Burning Pits of the Duat, Lashed to the Slave Stick e Von Unaussprechlichen Kulten sono brani che ogni cultore del death metal dovrebbe ascoltare almeno una volta per capire cosa rappresentarono i Nile nel loro periodo classico. (Stefano Mazza)


Sacrifice unto Sebek è stata la mia prima canzone dei Nile: lì mi sono innamorato follemente
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