The Day of Wrath: quarant’anni fa nasceva il metal estremo italiano
Il Rock’n’Folk di Torino a quell’epoca era in Via Viotti, dietro la centralissima Piazza Castello. Era il negozio più fornito della città ed era il ritrovo di tutti i metallari del circondario, provincia compresa. Che erano tutti bruttissimi, sporchissimi e cattivissimi – cioè, io, da quindicenne timido ed impacciato, li vedevo così – e, non avendo io alcuna sembianza di metallaro, cercavo di evitarne il contatto. Poi successe che questi tipi, vedendomi lì spesso al pomeriggio dopo la scuola, cominciarono a fermarmi per chiedermi cosa avevo comprato. I primi tempi ironizzavano pensando che i dischi nella busta fossero di Bon Jovi o Cinderella, poi guardavano dentro e trovavano Slayer, Kreator, Pestilence, Onslaught, Necrodeath eccetera e, stupiti, approvavano che il “bocia” avesse le carte in regola. Visto che in quei tempi ormai remoti era prassi usuale “sdoppiare” in cassetta i dischi, così che tutti potessero avere tutto senza spendere un patrimonio (i vinili costavano 11mila lire, si badi bene). Io compravo roba che interessava a tutti, quindi qualche credito me l’ero guadagnato.
Un giorno, tra gli altri dischi, avevo preso Neurodeliri grazie alla recensione pubblicata su H/M, perché dei Bulldozer di Milano avevo sempre solo sentito parlare, ma non avevo mai ascoltato nulla. Così scambiai la duplicazione in cassetta di quest’ultimo in cambio di qualcos’altro della band, e un tipo si offrì di passarmi The Day of Wrath, il primo album. Introvabile già da tempo, non si può dire che la Roadrunner li avesse trattati benissimo. Difatti la prima stampa l’ho cercata per anni anche alle fiere e non l’ho mai trovata ad un prezzo sensato, pazienza, era destino. Distribuito di merda, era quasi un miracolo che qualcuno fosse riuscito a procurarsene una copia. Misi la cassetta nel walkman tornando a casa e…. Mamma mia!
The Day of Wrath è in assoluto il primo disco di metal estremo in Italia. Prima di allora nessuno si era avventurato in qualcosa di simile: i nostri eroi erano Vanadium, Strana Officina e Fil di Ferro o cose simili, ma non si era mai sentito qualcosa di italiano che suonasse così marcio, pesante, come una commistione tra i Venom e i Bathory, anche se la produzione di Algy Ward dei Tank (immenso gruppo NWOBHM inglese, ma immagino già lo sappiate) era scarna ed essenziale un po’ come quella dei primi dischi della sua band. The Day of Wrath è un simbolo, l’inizio della riscossa, il primo ruggito di una nazione che aveva tanta voglia di heavy metal, di musica violenta, di thrash e speed in particolare. Anche se oggi viene catalogato come proto-black, per favore, non credeteci. Il black metal non era ancora neanche nel mondo della Luna. Certo, ascoltato oggi fa tenerezza, perché si capisce sin dalla intro caciarona che il disco fu concepito e suonato da ragazzini che volevano imitare i loro eroi e fare un sacco di bordello in un settore del metal che di fatto era ancora praticamente inesplorato, e in cui c’era posto per tutti. Se però vi dico che ogni tanto ancora riascolto quella C-90 oramai consumata e in un attimo ritorno quel ragazzino che mette nello stereo quella cassetta e si prende sontuose badilate sui denti, e poi la riascolta e la riascolta fino ad impararla a memoria, facendomi venire i brividi e una forte sensazione di malinconia, mi credete? Senza The Day of Wrath, senza i Bulldozer, la storia del metal in Italia sarebbe stata diversa, penso peggiore. Probabilmente anche la mia. (Griffar)

Quando passo per via Viotti, mi prende una forte nostalgia! :'(
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Grandissimo Rock and folk, negozio leggendario e grandi Bulldozer.
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Ci sono passato la scorsa settimana per lavoro in via Viotti e il centro di Torino in generale, sono passato anche dove una volta c’era Inferno, Ve lo ricordate? Il primo chiodo sia europeo che quello americano li avevo acquistati li, come i pantaloni a strisce alla Steve Harris, che bei tempi e che tristezza adesso con le nuove leve che ascoltano sta’ musica finta…………per non dire di M….
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Me lo ricordo sì, arrivando da Biella per andare al politecnico, ho passato più tempo lì che a scuola, sembrava impossibile che esistesse un posto del genere 😀
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in via viotti ci passo ogni giorno (lavoro lì di fronte) e il ricordo di quei sabati passati sotto i portici è indelebile.
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Anche se oggi viene catalogato come proto-black, per favore, non credeteci. Il black metal non era ancora neanche nel mondo della Luna.
Questo dovrebbero scolpirlo nel cazzo di marmo, diocan
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