Un passettino indietro: HAZZERD – The 3rd Dimension

Seguo con una certa attenzione le uscite odierne, sperando che qualche giovane band giochi l’asso di briscola. Devo però fare una confessione: sto maturando l’idea che di questi gruppi non mi freghi granché. Appartengo a un’altra generazione di appassionati di musica. I gruppi che fin dall’adolescenza ho seguito ambivano al successo, a calcare i più prestigiosi palchi internazionali. O comunque a lasciare un qualche segno nella storia. È come se oggi i gruppi stiano suonando senza la necessaria personalità o ambizione, quasi fossero cover band che entrano in una sala per divertirsi e per quello soltanto: come biasimarli, sono adulti e vaccinati, scemi non sono, e hanno capito che nell’ambiente non gira un quattrino. Eppure, alla maniera loro, si imbarcano in tour impegnativi e girano il mondo.

Mai attendo in maniera spasmodica l’uscita dell’album d’inediti di un gruppo giovane e contemporaneo. Però sono cinque anni che bazzico su Blabbermouth e simili nell’attesa di poter leggere che il nuovo Hazzerd è entrato in cantiere.

Quanto espresso dagli Hazzerd nell’album precedente, Delirium, mi ha riportato all’antica passione per una nuova uscita. Sapevo, inoltre, che The 3rd Dimension sarebbe stato il loro terzo titolo in studio. E il numero tre è molto spesso un capitolo cruciale.

I canadesi purtroppo hanno perso per strada il chitarrista Brendan Malycky, classe 1995, con loro da un decennio. Non conosco il sostituto Nick Schwartz se non per il fatto che è di quattro anni più anziano, e che somiglia vagamente a mio cognato. Un grande appassionato della saga di Jurassic Park. Il resto della formazione è rimasto invariato, con la conferma della soluzione del batterista e al contempo cantante Dylan Westendorp. Un’usanza che abbiamo già discusso in occasione dei Nocturnus di The Key e negli Exciter. Ora che ho nominato il gruppo di Dan Beehler, è il momento di ribadirvi che pure gli Hazzerd sono canadesi.

I thrasher si sono affidati ancora una volta a Johnny Gasparic, ottenendo, grazie al suo lavoro, un suono maggiormente affinato. Forse un pelino troppo prodotto, se si considera che Delirium suonava quasi li avessimo di fronte su un palco, con l’aria umida marcia per i presenti.

A The 3rd Dimension manca palesemente qualcosa, che individuo nelle canzoni. Si lascia ascoltare, non mi rapisce, non mi trascina. Non si lascia canticchiare come m’accadeva puntualmente con Delirium, le cui linee melodiche strutturate e intelligenti avevano fatto breccia sin dal primo ascolto. Motivo per cui una bordata thrash come Interdimension entra da un orecchio ed esce dall’altro; motivo per cui Scars assomiglia a certi schemi intravisti appunto in Delirium, ma non riesce a gareggiare con le migliori canzoni del suddetto album. Tharsh Till Deth – non è un errore di battitura, è scritto esattamente in quel modo alternando oltretutto maiuscole e minuscole, come da dodicenni che hanno appena pippato del gesso della lavagna sminuzzato attraverso l’involucro svuotato di una penna Bic – è il singolo portante e potrebbe stare su un qualunque album di un qualunque gruppo thrash metal, retrò e dozzinale, di quelli che abbiamo imparato ad apprezzare e accantonare un attimo dopo nel nuovo millennio.

Il migliore aspetto di The 3rd Dimension è il lavoro raffinato delle chitarre, fra assoli dignitosi e una pioggia di riff da cui non si sfugge. Apprezzabile anche Plagueis col suo attacco tipico dei Megadeth più ruffiani. Così come è apprezzabile, ma non fa strappare i capelli dalla testa, pure Deathbringer, con la sua epicità sfacciatamente maideniana.

Dico peccato, perché l’attesa è stata lunghissima e un gruppo così giovane in tanto tempo, tanti annunci e tanto tirarsela – li seguo sui social e ci hanno bombardati – al momento del “dunque” deve presentarsi col miglior lavoro possibile. Punto. (Marco Belardi)

2 commenti

  • Avatar di Fanta

    Non è piaciuto nemmeno a me, non abbastanza.

    Molto bello invece Volume Six dei Sacrifice. Per qualche misterioso motivo è uscito prima in formato fisico (preso al tipico maggiorato prezzo High Roller rec.) che in digitale (non credo sia una strategia di marketing). Da domani sarà disponibile su Spotify.

    "Mi piace"

  • Avatar di nxero

    Capisco benissimo il fatto di non aspettare più febbrilmente e nuove uscite. Quest’anno fa eccezione per due dei miei gruppi (attuali) preferiti: Messa e Stormo. Non vedo l’ora!

    "Mi piace"

Lascia un commento