Avere vent’anni: DARKTHRONE – Sardonic Wrath
Lo confesso, sì io lo confesso, e non per non ottenere le attenuanti generiche, Eccellentissimo Consigliere, ma perché è quello che penso. Si tratta di una dichiarazione spontanea e nessuno ha utilizzato alcun tipo di pressione fisica o morale per farmi dire quello che sto per dire. No, non sono “fedele alla linea” della redazione, e a me i dischi dei Darkthrone piacciono tutti, anche gli ultimi. E no, non sono audioleso, non c’è bisogno di una perizia d’ufficio, Signor Giudice, molti dischi sono oggettivamente minori, e dimenticabile, non è questo il punto.
Capisco le rimostranze, Eccellentissimo Consigliere, la questione del “dente di squalo”, ribadisco che non sono audioleso: è evidente che i Nostri sono ben lontani da determinate sonorità che ne definivano la cifra stilistica e sì, una certa attitudine “cazzona” può risultare eccessiva e sicuramente, come scriveva il perfido Barg un paio di lustri fa, è proprio contraria a quello che i Darkthrone sono sempre stati, alla loro identità.
Però, se prendo in considerazione i dischi pubblicati dai nostri per quello che sono, non ho niente da rimproverare loro, anzi, per me …Eternal Hails (metto i puntini per fare contento Marco Belardi), pur restando sotto Old Star (che è un capolavoro), per me è un disco a dir poco clamoroso. E se gli album del periodo punk/crust non rendono in toto, hanno comunque dei pezzi talmente divertenti che sì, Giudice, lo ammetto, li riascolto anche a distanza di anni, ho le prove, ma so che non Le interessa.
Quindi la S.V. Ill.ma potrà immaginare il mio giudizio sul periodo “di mezzo” dei norvegesi, inaugurato con Hate Them, proseguito con il festeggiato del mese e idealmente concluso con – l’ottimo – The Cult Is Alive, che fa da ponte al periodo successivo.
Su Sardonic Wrath potrei dire le stesse cose che il buon trainspotting aveva scritto per Hate Them. Si tratta, anche in questo caso, di un disco da ascoltare tamburellando le dita sul volante mentre si guida, ma per ragioni in parte diverse rispetto al suo predecessore. Sono due album assolutamente speculari come sensazioni e sonorità, pur essendo Sardonic Wrath molto più asciutto (basta vedere la durata dei brani) e diretto. Un album senza fronzoli, con una produzione estremamente sporca e grezza, come dovrebbe sempre essere in casi del genere. Un lavoro che, nel suo, è privo di difetti e per quanto mi riguarda è perfettamente alla pari di Hate Them, e come il suo predecessore soffre un minimo dalla “cannibalizzazione” del brano di apertura. Così come Rust – ma anche per la SV, ne sono certo- è un brano di un altro livello rispetto al resto dell’album, anche qui Information Wants to Be Syndacated spazza via il resto della scaletta. Un brano elettrizzante, spezzato da un riff cadenzato a metà che è una summa di quello che sono stati e di quello che sarebbero stati i Darkthrone.

Ma Le assicuro che anche il resto dell’album è estremamente valido: otto brani più un’intro per un totale che supera di poco la mezz’ora, con sole tre canzoni che superano i 4 minuti. Si muove sempre sulle stesse sonorità riuscendo però a non risultare monotono, con pezzi come Alle Gegen Alle e Hate is the Law che per quanto mi riguarda non sfigurerebbero in un ideale greatest hits dei “secondi” Darkthrone e che esaltano ieri come oggi. L’album si chiude con il brano più lungo dell’album – anche qui in maniera speculare rispetto ad Hate Them, ma invertito- che è anche uno dei migliori: Rawness Obsolete, sei minuti di mid-tempo perfetto come solo i Darkthrone sanno fare.
In conclusione, pur non osando nemmeno chiedere l’assoluzione, e pur conoscendo l’orientamento della Cassazione metalskunkiana, mi rimetto alla clemenza della Corte.
Come dice? Sì, Eccellentissimo Consigliere, riascolto volentieri anche Astral Fortress. (L’Azzeccagarbugli)

