Opera è il miglior disco dei Fleshgod Apocalypse. Piaccia o no

Seguo i Fleshgod Apocalypse dal giorno che se li è presi la Nuclear Blast. Recuperati poi gli esordi, ho scoperto subito che quei due titoli – Oracles e Mafia, le cui musiche erano essenziali e incisive – erano i miei preferiti della band. Volente o nolente ho continuato ad attendere con relativa curiosità ogni loro pubblicazione: una parte di me continua a ripetere che non c’incastrano niente coi miei gusti, l’altra li riconosce come un gruppo grosso, meritevole di successo e di indubbio talento.

L’inesattezza che tendo a ripetermi sui Fleshgod Apocalypse è che il loro death metal infarcito di tutto e di più sia rivolto a un pubblico giovanile. Sbagliato: conosco miei coetanei che sbavano dietro a King e Veleno, al metalcore estremo americano e a tutto quanto sia in voga da un decennio abbondante a questa parte. La realtà è che sono io ad avere una concezione vecchio stampo del death metal, cioè semplice e privo di fronzoli perfino nelle sue accezioni più tecniche. Ma, se il filone è arrivato a svilupparsi nei Fleshgod Apocalypse, abbiamo la riprova tangibile di quanto si sia evoluto il metallo oltre l’anno Duemila, allorché cominciammo ad affermare che non si stava evolvendo più.

I metallari si sono evoluti nei loro gusti, i meno giovani così come i più giovani, ed è sacrosanto che questi ultimi godano di un qualcosa di destinato alla loro attenzione. Io sono il passato e continuo a tenermi stretto Altars of Madness. In parallelo non posso negare che l’uscita di Opera avesse destato in me la solita curiosità di sempre, senza la necessità di dovermi spiegare il perché. Perché sono bravi, il punto è quello.

Beati dunque i metallari evoluti, poiché godranno di una sconfinata longevità nell’apprezzare la musica, la più vasta possibile, e attendere che essa salga un ulteriore gradino. E perché pretendere, come fa il sottoscritto, che i Fleshgod Apocalypse alleggeriscano la loro musica e tornino ai tempi di Mafia? Per fare cosa, la fine dei Gojira ampiamente criticati all’uscita di Magma? I Fleshgod Apocalypse sono apprezzati per questo, avanti tutta, e senza spostare troppe virgole in contemporanea.

Opera è, per mia dolorosa ammissione, il loro migliore album. Suona in maniera diametralmente opposta a come vorrei sentirli suonare, ma è molto bello. Apprezzai il precedente Veleno per il singolo Sugar – quello nel cui videoclip i componenti della band vomitavano vernice mentre suonavano – e ne dimenticai tutto il resto. Opera ha avuto su di me una presa maggiormente rapida, sebbene la proposta sia pomposa alla stregua delle regole dettate dai Dimmu Borgir all’epoca di Puritanical Euphoric Misanthropia. Il giorno che i Rhapsody fissarono le linee guida dello Hollywood Metal sembrò uno scherzo riuscito bene, oggi è una realtà e che piaccia o non piaccia ha i suoi punti fermi. Velocità frenetica, orchestrazioni, voci in growl e femminili, un casino della madonna. Poi i Fleshgod Apocalypse inchiodano e ti piazzano il motivo che ti entra in testa, il rallentamento quasi alla Nile di At War With my Soul o la melodicissima Matricide 8,21, che potremmo accostare a quel brani ruffiani che di tanto in tanto fanno i Death SS. Tipo The Crimson Shrine per dirne uno.

Tirando le somme, i Fleshgod Apocalypse recuperano laddove era lampante che vi fosse una lacuna: la mancanza del pezzone. Veronica Bordacchini aiuta moltissimo in tal senso, mentre Eugene Ryabchenko alla batteria è il classico interprete tecnicissimo di cui non mi rimane in testa un solo fill. Oltretutto la sua batteria risulta eccessivamente postprodotta e non mostra le dinamiche, un vizio che ha afflitto i Fleshgod Apocalypse anche in passato. Tirate fuori gli strumenti, la loro naturalezza. Anche se vi sembrerà incompatibile con la modernità del vostro suono, ma fatelo.

Nient’altro da eccepire: un disco che sulla carta non fa per me, ma che gli è riuscito particolarmente bene. (Marco Belardi)

5 commenti

  • Avatar di Peril

    E niente, ascolto ascolto, ma il disco non mi piace, è un peccato perché sino a Labyrinth li adoravo e loro sono molto bravi, anche a me piacerebbe un ritorno al passato con Paoli alla batteria e meno plastica, continuerò a seguirli speranzoso.

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  • Nichilista-militante
    Avatar di Nichilista-militante

    Blood Incantation, Hyperdontia, Xuperion, Oxygen Destroyer, se vuoi capolavori o “semplice” eccellente qualita’ cercali qui. FA sono come Matteo Mancuso, tecnica eccelsa e poca o niente ispirazione.

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  • Avatar di Corvus

    Album spettacolare, anche se forse un po’ troppo timido sul fronte dei riff. Da recuperare anche la loro ottima collaborazione con gli Epica in The Great Tribulation.

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  • Avatar di Simone Amerio

    Forse è un mio problema, non lo metto in dubbio, ma non li ho mai tollerati.
    Posso ascoltare un loro disco tutto il giorno ma non mi resta in testa una nota

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