I GOJIRA alle Olimpiadi sono un dito medio a chi dice che il metal è morto

Che la performance dei Gojira sia stato il momento più alto della cerimonia d’apertura dei Giochi di Parigi (Snoop Dogg avrebbe avuto la chance di avvicinarvisi se si fosse acceso un cannone con la fiamma olimpica ma pazienza) non lo stiamo scrivendo solo noi metallari ma anche buona parte della stampa tradizionale. Che tutti in queste ore si stiano interrogando su chi diavolo fossero quei capelloni di mezza età che spaccavano tutto appollaiati sulle mura della Conciergerie è una splendida notizia. Vuol dire che l’heavy metal è sempre capace non solo di essere rilevante ma anche di causare discreti shock culturali, molto più dell’Ultima Cena in versione drag su cui si stanno accapigliando tutti ma che nel Paese di Sade e Bataille dovrebbe suscitare al massimo sbadigli. 

maria_antonietta_gojira

La prima band heavy metal a esibirsi in una simile occasione, già questo un evento storico, è stata protagonista di uno show degno di Metalocalypse, ed “epico” è la parola più gettonata dai titolisti di settore. A dare il la una Maria Antonietta decapitata, affacciata dalla finestra del palazzo dove la vera ultima regina di Francia fu incarcerata prima dell’appuntamento con la ghigliottina. Ironia della storia, pare che la figlia di Maria Teresa d’Austria si dilettasse a suonare al clavicembalo la melodia sulle cui note i sanculotti avrebbero poi intonato il canto rivoluzionario Ah ! ça ira, ovvero il brano eseguito dai Gojira tra spettacoli pirotecnici degni dei Rammstein e cascate di coriandoli rossi a simulare una pioggia di sangue dai tetti dell’imponente edificio affacciato sulla Senna, solcata nel frattempo da una nave vichinga sulla quale il mezzosoprano Marina Viotti accompagnava con la voce quello che fu un inno non ufficiale della Révolution.

gojira_parigi

“Fu un periodo molto sanguinoso della storia francese, quindi fu molto metal”, aveva raccontato al New York Times il cantante dei Gojira, Joe Duplantier, confessando l’estrema pressione che aveva avvertito nel “rappresentare l’intera comunità metal di fronte agli occhi del mondo”. E ci deve rinfrancare che a rappresentarci non siano state le solite ormai inoffensive cariatidi ma un gruppo relativamente giovane, che ha portato qualcosa di nuovo alla scena. I Gojira alle Olimpiadi sono stati prima di tutto un colossale dito medio a chi dice che il metal è morto, che è una musica per vecchi, che è destinata a un confortevole ghetto come certo jazz. E a esprimere davvero la grandeur francese sono stati loro, con tutto il rispetto per Nakamura (no, non l’ex centrocampista della Reggina) e Celine Dion sulla Torre Eiffel.  Réjouissons-nous, le bon temps viendra! (Ciccio Russo)

42 commenti

  • Avatar di Simone Amerio

    L’unica vetta di una cerimonia ridicola e pallosissima

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    • Avatar di Sam

      D’accordissimo con te

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    • Avatar di lucaciuti

      Il metal non se la passa male ma non scoppia nemmeno di salute, e non certo per i Gojira che una loro dignità ce l’hanno pure. Il problema sono gente come Alestorm, Beast In Black e Arch Enemy, ma butto dentro anche Steel Panther e ultimi Amon Amarth, band macchietta che imballano locali e festival e che fanno parodia di un genere. Una ogni tanto per spezzare andrebbe anche bene, ma ormai sono questi i gruppi che fanno i numeri al di fuori dei grandi vecchi.

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    • Avatar di Fanta

      Sì, tutto molto bello. Però poi dovete prende ‘na cazzo de posizione. Perché se no vale tutto e il contrario di tutto. Il metal è morto, il metal è all’ospedale (pregate qualche cazzo di demone di non finirci mai, di questo tempi). Il metal è alla canna del gas ma viva i Gojira che entrano nelle case della gente perbene.
      Poi però col cazzo che qualcuno si azzarda a dichiarare cosa ascolta oggi, cosa gli piace oggi. Non vent’anni fa, trent’anni fa. Oggi. Dove cazzo sono le band che piacciono oggi? Quali sono? In Europa. No FFDP, no gente che spara, no cafonaggine da quindicenni col cazzo ricoperto da prepuzio. Grazie.

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  • Avatar di il dioscuro

    bene così. E magari cominciamo anche ad evitare di parlare male del Djent o di altre tematiche prog metal, dato che in questa disciplina olimpico musicale, sono tra le poche che funzionano a livello di innovazione e freschezza

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  • Avatar di weareblind

    Vero, ma li ridurrei a quel che sono stati:3 minuti “en passant”, appunto.

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    • Avatar di jesusunderthebridge

      Meglio tre minuti a reti unificate, in cui tutti hanno potuto farsi un idea, che continuare a pascolare nel gatekeeping. Anzi, bene che ci sia stata l’associazione del metal ad un concetto rivoluzionario ma fondativo di una identità popolare.

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      • Avatar di Pepato

        Jesus, solo applausi, l’hai detta meglio di tutti.

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      • Avatar di tapiroubriaco

        Scusa, cosa c’è di male nel, come lo chiami tu, gatekeeping?
        La metalz funziona proprio così, è elitaria, selettiva, c’è il trve metal e i poser, i nemici del vero metal, i “falsos bastardos che hanno provato ad eliminarci” (cit.).
        La metalz é un party solo su invito, e se smette di esserlo diventa qualcos’altro.
        A margine, il concetto di “gatekeeping” è una cazzata inventata dalla generazione Z sui social, abituata a un mondo iperconnesso in cui le relazioni sono fruite senza grossi investimenti, e se ti rompi il cazzo per un diverbio escidalgruppo premendo CTRL+X e vai altrove senza grosse perdite.
        Ai miei tempi (coff) dovevi guadagnartelo l’accesso alla cerchia di metallari del paese, dovevi non farti trovare troppo impreparato sui classici, e dovevi evitare passi falsi tipo presentarti con la maglietta di Load / Reload / St. Anger di turno, equivalente a disegnarsi un bel bersaglio rosso sul culo.
        Altrimenti nessuno ti si pisciava in quanto poser che voleva guadagnarsi l’accesso alla festa tramite camuffamento, senza esserselo meritato.Semplice, no?

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      • Avatar di jesusunderthebridge

        Non posso essere d’accordo, perlomeno per come ho conosciuto e approccio il metal, altrimenti si finisce per essere semplicemente “anti-poser”, laddove il gruppo si consolida solo nel giudicare quanto “poser” possano essere gli altri. Però accetto la critica: ho usato il termine per riassumere, ma probabilmente ho finito anche per semplificare troppo il concetto.

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      • Avatar di Ciccio Russo

        Non sta scritto nella pietra che funzioni così, però. Io ho avuto esperienze di formazione decisamente diverse e le dinamiche che descrivi grazie al Capro non le ho mai vissute, come altre migliaia di metallari. Per come sono/ero fatto io, in un contesto simile probabilmente avrei girato con la maglietta di Load apposta. Sono d’accordo sul ritenere il “gatekeeping” l’ennesima paturnia da social ma gli “zoomer” non ci si fissano proprio perché la necessità della cerchia è legato alla fase della vita che stanno attraversando? Io, più che ritenerlo un male, non è proprio un problema che sono abituato a pormi, come in generale non mi sono mai posto il problema del giudizio altrui.

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      • Avatar di tapiroubriaco

        A mia volta ho semplificato e riassunto, ma certo quello che ho espresso io non si riduce a “essere anti-poser”.

        Perbacco, una controcultura per essere tale richiede di tirare un confine ben netto tra in-group e out-group, altrimenti è “solo” un genere musicale, come il latin pop.

        Ed è immediatamente conseguente che, tirato questo confine, serve in qualche modo accreditarsi per entrare.

        Là sopra c’è scritto “We who are not as others” per qualcosa :-)

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      • Avatar di Luigi

        Ringrazio le nuove generazioni che distruggeranno il gatekeepeing, che ricorderemo facendoci una risata.

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  • Avatar di Luigi

    Infatti il metal è morto in Italia (o non è mai nato), nel resto del mondo no anzi.

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  • Avatar di Fredrik DZ0

    c’è già troppa frociaggine.

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  • Avatar di Bacc0

    Visto tutto così di sfuggita, una roba da ricchioni. I francesi sono una manica di froci mangiarane

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  • Avatar di mark

    Cosa abbia di rivoluzionario la comparsata di un gruppo metal al gaypride di Macron con gli anelli olimpici sullo sfondo davvero è un mistero. Ci sarebbe da vergognarsi a partecipare ad una merda simile. Roba che nemmeno all’Eurovision.

    La cerimonia olimpica dovrebbe celebrare le tradizioni del paese ospitante ed i valori sportivi, non il circo dei casi umani. Guardatevi le cerimonie di Lillehammer, Sochi, Pechino, Torino giusto per capire ecc.

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  • Avatar di aijanai

    Ho un tale livello di arrabbiatura con la vita giusto

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  • Metallaro scettico
    Avatar di Metallaro scettico

    my 2 cents: grandissima la comparsa dei Gojira e alla fine mi è piaciuta tutta la cerimonia, molto francese nella sua sconclusionatezza. Che poi il mondo lgtb sia sovraesposto mediaticamente nel mondo occidentale è noto. Ma scandalizzarsi da metallari per sta roba non mi sembra il caso. Mi ricordo un tempo in cui eravamo noi a voler dar scandalo… invece ora mi sembra di leggere echi degli editoriali di Libero nei commenti… siete invecchiati male

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    • Avatar di tapiroubriaco

      É giusto e naturale, invece, che il metallaro che ancora serba un minimo di vitalità digrigni i denti di fronte ai modelli che sono promossi dalle televisioni e dai media mainstream in quanto tali.

      Sarebbe da preoccuparsi del contrario!

      Una volta era Claudio Cecchetto, erano le Veline – ora non per caso rivalutati da metallari incanutiti – e oggi sono i loghi delle multinazionali con le bandiere arcobaleno e le drag queen.

      Che poi diciamocelo, se le Veline e Ciao Darwin erano di cattivo gusto, applicando la stessa misura alle retrovie di un gay pride qualsiasi non si possono trarre oggettivamente conclusioni molto diverse.

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  • Avatar di tapiroubriaco

    Non ci siamo, non ci siamo proprio.

    Cos’è il metal? Tante cose negli anni, ma sempre legate da un filo conduttore a quella musica “ruvida”, schietta, in ultima analisi regionale e locale, nata come musica suonata da e per ragazzi operai nei club di Birmingham e Sheffield.

    Musica con dentro i chitarroni, figlia dell’hard rock, ma anche del folk inglese e delle colonne sonore degli horror.

    Musica spesso alla ricerca del virtuosismo come forma di affermazione e rivendicazione, musica in contrapposizione al punk londinese, impegnato in messaggi “politici con la p minuscola”, fatta dai ragazzi delle università (Joe Strummer era il figlio di un diplomatico, Siouxsie Sioux, buonanima, viene da una famiglia benestante caduta in disgrazia).

    Musica che ha il nichilismo, lo stoicismo, il manicheismo nelle sue cifre estetiche e filosofiche, e per questo non di rado si rifa al fantasy e all’horror.

    Musica che nananana, breaking the law, breaking the law: vicina alla “cultura biker” primigenia, nel rifiutare la società e organizzarsi secondo canoni estetici e morali propri.

    Da tempo “il metal”, almeno quello che conta, si sta allontanando da tutti questi connotati, e sta diventando sempre più un mero sottofondo coi chitarroni, selezionato dall’algoritmo di Spotify, per ventenni inoffensivi iscritti a Scienze Naturali e trenta-quarantenni che guardano i film di Christopher Nolan e memano su Facebook.

    I Sabaton, i Gojira, i Rammstein, i Nightwish — questi ultimi corpo estraneo fin dall’inizio perché fondati da un ragazzotto medio-borghese reduce da una vacanza-studio, che dopo circa un decennio di “incognito” è ora riconoscibile nei suoi veri colori, quando arriva alle cazzate su Darwin o al fantasy da prospettive completamente diverse da quelle che sarebbero state di, boh, un Mark Shelton, a cavallo di un’orchestra in playback.

    I Gojira, i messaggi ecovegani dei fratelli Duplantier, lo show alle Olimpiadi?

    No, no, ragazzi, è il chiodo nella bara.

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    • Avatar di Mordred

      Aspetta, perché Siouxsie “buonanima”?!

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      • Avatar di tapiroubriaco

        Perché ho sonno e volevo scrivere “mai abbastanza apprezzata” ma mi sono incartato e l’ho accidentalmente seppellita insieme a Joe Strummer.Niente paura, è viva e lotta con noi (cit.)

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    • Metallaro scettico
      Avatar di Metallaro scettico

      ti consiglio di leggere le autobiografie di Lemmy e Halford, magari cambi prospettiva su un paio di cose. Pensare che ci sia una filosofia Metal monolitica è possibile solo se i musicisti che lo suonano vengono considerati delle macchiette, ma per fortuna sono persone vere con molte sfaccettature diverse. E allo stesso modo è infantile dire che tutto ciò che è o è diventato maggioritario, è per forza sbagliato

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      • Avatar di tapiroubriaco

        White Line Fever è una splendida lettura, comprato all’uscita.
        Confess manca.

        Non mi è chiaro su cosa dovrebbero farmi cambiare idea.

        Nemmeno se dissotterrano Randy Rhoads o Ronnie Dio e gli fanno scrivere il loro pensiero, che pure sarebbe una bellissima lettura, si possono alterare quelli che sono stati i connotati di una controcultura e di un genere musicale, ormai abbondantemente registrati nella Storia (eh sì, l’omonimo dei Sabbath ha superato il mezzo secolo).

        Insomma: leggere Mao non permette, ad oggi, di rivedere più di tanto la storia del XX secolo.

        Ovvio che non è tutto monolitico — non per caso esordisco dicendo che il metal è stato tante cose, imbastardendosi e assorbendo di tutto, ma è così per qualunque altra cultura, qualunque altro genere.

        Ma a che punto puoi dire di avere perso ogni riferimento iniziale, ogni pezzo della tua Nave di Teseo?

        A mio avviso quel momento è arrivato, e da un pezzo.
        Posso capire, almeno astrattamente, che qualcun altro sia di opinione diversa.

        A margine: men che mai ho detto che quello che è maggioritario è sbagliato — io adoro un sacco di roba maggioritaria, ma è indubbio che quando una controcultura diventa maggioritaria perde un po’ la sua ragione di essere, come è indubbio che quando le sue propaggini si avventurano nel maggioritario avviene, e per forza, una cesura.

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      • Avatar di tapiroubriaco

        Mi si perdoni la doppia risposta e la prolissità (aaah, pensare prima di scrivere…) ma l’esempio di Lemmy è in realtà perfetto.

        Lemmy, uomo di smisurata sensibilità e intelligenza, ha sempre rifiutato l’etichetta di “metallaro” proprio perché era consapevole di trascendere alcune elementari premesse del genere.

        Niente mangiloquenza, niente manicheismo, nessuna delle contrapposizioni identitarie di cui sopra.

        Lemmy era fan di Little Richard, Lemmy amava i Beatles, Lemmy voleva essere gli MC5, Lemmy suonava innanzitutto rock’n’roll senza tanti cazzi.

        E gli volevano un gran bene tanto i punk quanto i metal kids, ricambiati in egual misura.

        Ma non era un metallaro.

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    • Avatar di Sam

      E applausi anche per te

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      • Metallaro scettico
        Avatar di Metallaro scettico

        non la faccio lunga per non monopolizzare questo spazio con la nostra discussione. Sono d’accordo, Lemmy non è stato un metallaro tipico, sebbene sia stato una icona (soprattutto) Metal. Ma a ben vedere, non esistono “metallari” come archetipo. Ognuno si è avvicinato a questa musica per un motivo diverso e la ha vissuta (parlo al passato perché molti qui non sono più giovinetti) in modo diverso, quasi sempre nella sua età formativa. Quello che non mi va giù è la lagna del “prima era tutto meglio, adesso guarda che schifo è il mondo”. I Gojira in mondovisione per me sono un grandissimo passo avanti. E preferisco cento volte una cerimonia olimpica un po’ anarchica e trash alle scimmiette ammaestrate delle varie dittature cinesi, russe o saudite. Vive la France!

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    • Avatar di Luigi

      E’ chiodo nella bara per chi non sa evolversi, bene che il metal stia andando come stia andando

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  • Avatar di Franco

    Ah be’ più che altro è l’ennesima riprova che la musica si muove col mercato. Al di la’ dei tecnicismi e della bontà della proposta dei Gojira c’è una patina di politically correct nei suoni e nelle liriche che poco ha a che fare con il metal figlio del no correct, no good , no clean fatto di denunce e rabbia contro le imposizioni. D’altro canto la nostra risposta temo si fermi ad Al bano o J-ax e compagnia briscola….su cui…no comment..

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  • Avatar di T.S.

    Bell’articolo, soprattutto perché ha stimolato una discussione di qualità (complimenti a tutti per questo).
    Per come la penso io, le contro-culture smettono di essere tali in un momento ben preciso: quando vengono completamente assorbite alle dinamiche di mercato, situazione da cui non evade alcun movimento artistico dal momento che la produzione e distribuzione di qualsiasi forma d’arte non si da senza l’appoggio dell’industria musicale, editoriale o cinematografica che sia (per tacere delle piattaforme online).
    Sulla base di questo la “provocazione” estetica e musicale della cerimonia parigina, non ha nulla di anarchico (termine per me citato a sproposito). È “solo” messa a valore di specifiche istanze libertarie (sacrosante in questi casi) ma brandite in modo del tutto strumentale da amministrazioni – quella Macron nel caso in questione – che mentre danno per qualche minuto il contentino mediatico ai soggetti LGBTQ, da anni elargiscono mazzate alla qualità della vita di tutti quelli che non sono ricchi, a prescindere dall’orientamento di genere, dal colore delle pelle, dai gusti artistici e dalla cultura, anche religiosa, di ognuno.

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