A Sinner’s Past, il ritorno degli EARLY MOODS, figli delle tenebre

Degli Early Moods si era occupato addirittura il Belardi, uno che col doom ci fa poco, anche perché i batteristi, nel genere, tendenzialmente non sono né stratecnici né vallette brasiliane. Gli piacque, al Belardi, il disco precedente dei cinque chicanos. Perché è un vecchio volpone, il nostro toscano, e ha capito subito che, sotto l’apparenza di band doom, qua si cela anche una sostanza metal antica, vecchia NWOBHM. Magari quella più sabbathiana e doom, ok, come i Witchfinder’s General. O come per certi versi gli Angel Witch, cui il noto fiorentino è assai legato. Dovrebbe garbargli allora pure questo album qua, A Sinner’s Past, che in fondo è quella roba lì. Ma che sulla base del primo va parecchio più a fondo. E le ragioni per interessarsi a loro, noi tutti, sono ora più fondate. Gli Early Moods sono giovani, di anagrafica e di carriera, non hanno nulla di originale (proprio nulla), ma non sono una band che fa karaoke sulle basi dei Black Sabbath o dei Saint Vitus e mi inizio a convincere che non devono assolutamente passare come tali, come tante altre band. Ai primi ascolti stavo sottovalutandolo, io, questo disco qui. Ma cresce, haivoglia se cresce. Non cresce però una singola canzone o melodia. Anzi, non è esattamente quello il punto più forte dei Nostri, come non lo è la voce, ancora un po’ anonima, a conti fatti. Ma il disco cresce esponenzialmente, ascolto dopo ascolto, come un magma nero di riff e dinamiche e assoli. Nulla di originale, ma tremendamente coinvolgente. La fine di una canzone e l’inizio di un’altra non hanno gran peso, è come tutto un avvicendarsi di riff e pezza e groove, con un suono che non definirei moderno, sia mai (che schifo la modernità), ma che non è mica fermo ai ’70 e manco agli ’80. Comunque è soprattutto l’attitudine a straconvincere. Si sente il rispetto, la devozione, ma pure la voglia di fare bene da soli, in proprio. Quindi ripeto, l’effetto già sentito c’è, eccome, ma non è mai piaggeria, né scorciatoia. È passione.

 

E se ricorrete ad un lettore virtuale e avete impostato di ricominciare da capo l’ascolto una volta finito il disco, ricominciare è un piacere. Rischiate di non uscirne. Non c’è una vera dinamica interna che vi fa dire questo è l’inizio e quella è la fine. È un disco circolare, circolari i riff, tutti dinamicamente ineccepibili. Circolare ed oscuro, molto oscuro. È un disco di solo Sabba, di sole Tenebre, cupo, nero, lugubre, ma muscolare. Fosse un film horror, non sarebbe di quelli che creano un (sotto)genere o che stupiscono con effetti inediti. Ma nemmeno con stravolgimenti nella trama. No, sarebbe tutto concentrato su orrore demoniaco e gotico, insistito dall’inizio alla fine, con la tecnica che riesce, ma con quell’atmosfera macabra e perversa dall’inizio alla fine. Come certi horror italiani. Meglio ancora, come quella chicca che risponde a molti nomi, tra cui Alucarda. Sarà che sono americani, gli Early Moods, ma ispanici, forse mezzi messicani, il richiamo ci sta. Ma né il film né A Sinner’s Past hanno nulla di folklorico. Entrambi invece sono solo consacrati all’Oscurità. Dall’inizio alla fine, per atmosfere plumbee e grandguignol.

Comunque sì, non si entra mai più di tanto nel merito della tecnica strumentale quando si parla di doom (certo doom) e gli Early Moods non scoattano mica. Ma la coesione che c’è tra basso, batteria e chitarre è esemplare. Sarà scrittura, sarà produzione, ma sembrano suonare tutti insieme, nella stessa cripta. E suonare dannatamente bene, efficacemente. E una cosa permettetemi di dirla sul suono di basso: profondo e metallico, corda che vibra libera, plettro, manopola del tono aperta, un ampli che restituisce un suono analogico e perfetto, metallico. Un aspetto in più che mi fa piacere dannatamente questo disco. Forse un dettaglio, ma di quelli che ci stanno proprio bene. Come il tendaggio viola a fianco al teschio e alla candela nera. Un dettaglio, se volete, ma le piccole cose contano. Vabbè, signori, che altro vi devo dire, A Sinner’s Past è un discone che faccio fatica a mettere da parte e gli Early Moods sono diventati una mezza bomba, più che mezza. Scapocciate selvagge e cornine ben rivolte in alto sul riff di Walpurgis, mi raccomando. (Lorenzo Centini)

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