Meshuggah // The Halo Effect // Mantar @Alcatraz, Milano – 20.03.2024
Quando circa una settimana prima del concerto sono stati pubblicati gli orari mi sono messo le mani nei capelli. L’apertura porte era prevista per le 18:00 e l’inizio dell’esibizione dei Mantar per le 18:45. Non tanto perché sia sbagliato far iniziare presto i concerti – anzi, se poi ciò permette a chi lavora di vedere i Meshuggah in settimana alle 21:00 e tornare a casa a un orario decente, tanto meglio (e si può presumere che fosse questo l’intento). Questa pseudo lamentela è solo per dire che mi sarebbe piaciuto molto vedere i tedeschi dal vivo, ma anche io sono soltanto un altro piccolo e insignificante schiavo del capitale costretto a fare straordinari non pagati di quando in quando – per fortuna non capita spessissimo, ma ieri era uno di quei giorni – e non sono riuscito a essere all’Alcatraz in tempo per la loro esibizione. Come si suol dire, non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca – o non si può salvare capra e cavoli, decidete voi quale pillola di saggezza popolare preferite.
Nonostante ci fossero già estimatori del duo di Amburgo tra queste pagine, personalmente non li avevo mai sentiti prima di scoprire che avrebbero accompagnato i Meshuggah in questo tour. L’impatto con la loro musica è stato molto positivo e mi ha lasciato ottime sensazioni. Forse, a contrario di quanto scriveva Ciccio, non saranno finiti in alto nelle scalette dei festival europei, ma aprire a un gruppo storico svedese in un Alcatraz sold out non è cosa da poco. Mi sarebbe piaciuto vederli anche per semplice curiosità – sul palco ci vanno sempre e solo in due o si aggiunge qualcun altro? – anche se da (ex) bassista non apprezzo mai quando la mia categoria viene esclusa, e perché su disco mi ricordavano altri due gruppi che mi piacciono molto (e che sono da aggiungere a quelli indicati da Ciccio ed Enrico), ovvero gli ultimi A Storm of Light e Om (ma meno psichedelici).
Arrivo però in tempo per i The Halo Effect, per fortuna, gruppo che raccoglie veterani della scena di Göteborg provenienti nientemeno che da In Flames e Dark Tranquillity. Anche se Haven fu uno dei miei primi CD metal, regalatomi da un amico, il cosiddetto Göteborg-sound non è esattamente il mio pane quotidiano – fatta eccezione per i capolavori imprescindibili degli At the Gates che non possono non piacere – e preferisco altre varianti del death metal. Appena arrivo infilo subito i tappi nelle orecchie, anche se la mia preoccupazione principale, ovviamente, non sono i The Halo Effect – me li dimentico per l’80% dei concerti, ma non poteva capitare nuovamente questa sera, soprattutto non dopo essermeli dimenticati per gli Incantation di domenica scorsa. Il supergruppo, come si dice in questi casi, si gestisce benissimo sul palco, anche se l’età avanzata comincia forse a farsi sentire e vedere. Ciononostante il pubblico reagisce benissimo, anche i più giovani che a quelle sonorità dovrebbero esserci meno affezionati, e dimostra di ricordarsi molte canzoni tanto da cantarle a squarciagola con Mikael Stanne – io da parte mia ammetto di aver ascoltato una volta Days of the Lost e averlo dimenticato presto.
Terminata la loro esibizione molti si spostano per andare a prendere una birra e/o fumare e riesco ad avvicinarmi e accentrarmi un po’ di più in un Alcatraz che ho visto così pieno solo per il concerto di Marcus Miller. È la prima volta che vedo dal vivo i Meshuggah e non so davvero cosa aspettarmi. L’unica cosa che mi preoccupa è che vogliano promuovere ancora principalmente Immutable che, come Days of the Lost, non mi aveva lasciato grandi ricordi – e la grafica della locandina e del palco lasciano intendere proprio questo. Prima di iniziare il gruppo di Umeå fa passare un messaggio registrato dove si chiede di non usare i cellulari per riprendere per rispettare chi vuole godersi la performance dal vivo, ma appena si spengono le luci tutti tirano fuori il cellulare per riprendere il loro ingresso. Io comincio a bestemmiare, anche se la prima canzone, Broken Cog, che apriva anche Immutable, fa partire il concerto in maniera sommessa e mi fa pensare che comunque non mi stia perdendo moltissimo a causa della mia altezza sotto la media. Mi guardo quindi un po’ attorno e tra il pubblico noto persone di ogni età, dai 15 ai 55 anni. Ciò dimostra come gli svedesi siano diventati ormai un gruppo dalla portata intergenerazionale, anche grazie all’influenza altissima che hanno avuto su tutto il metal dell’ultimo decennio – e le barbe bianche che contornano le facce di Jens Kidman, Thomas Haake e Fredrik Thordendal sono lì a dimostrarlo.
Fortunatamente mi sbagliavo, perché appena parte la canzone successiva, Rational Gaze, una delle migliori tracce di Nothing, il pubblico impazzisce e sembra quasi che tutto l’Alcatraz abbia cominciato a pogare. Non mi trovavo sotto il palco, eppure sono circondato su ogni lato da gente che salta e si dimena. Vedo bicchieri di birra che saltano e che non riescono a tenere il loro contenuto nonostante i proprietari provino a mantenerli stabili e dritti e la gente che finalmente mette via i cazzo di cellulari. Non provo neanche a resistere e mi faccio trasportare dalla trance collettiva che genera la musica dei Meshuggah. Il flusso mi porta in mezzo al pogo, dove, dopo tantissimo tempo dall’ultima volta che è successo, comincio a saltare come un forsennato, impossibilitato ad andare a tempo per ovvie ragioni. Non capisco più un cazzo ma continuo a saltare in quella che probabilmente è l’esperienza più vicina a una serata techno che un metallaro possa provare. A un certo punto mi sembra di sentire e riconoscere Pravus, ma, ricontrollando la scaletta, in realtà non è stata suonata e, tutto sommato, non importa neanche più di tanto cosa sia stato suonato. Riconosco invece perfettamente la doppietta In Death – Is Life e In Death – Is Death, così come Future Breed Machine, che chiude la prima parte del concerto. Il bis si apre poi con l’attesissima Bleed e si chiude con Demiurge, forse la traccia migliore degli ultimi tre album. Pur continuando a saltare vedo che Jens Kidman, ormai invecchiato e con la barba lunga e bianca, ci guarda intensamente con quella faccia per un’ultima volta ed esco pienamente soddisfatto. (Edoardo)


Peccato il volume un pò basso, la potenza sonora dei Meshuggah ne ha risentito. Anni fa a Trezzo o l’anno scorso all’Hellfest, son stati concerti da manager in faccia per la potenza del suono. Cmq ottimo concerto! 💜
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verissimo, stessa sensazione per me Trezzo due spanne sopra sia come scaletta che come energia
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Grazie mi hai fatto venire i brividi ripensando a loro al Dissonance 2023. Stavolta me li sono persi ma le sensazioni in mezzo al pogo (se così si può chiamare) sono proprio quelle che hai descritto!
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