Commemoriamo Mark Shelton con gli IRONSWORD: Underground

Quando si ricorda un artista morto dicendo che ha lasciato un vuoto, che abbiamo perso un artista incommensurabile, il più delle volte, oltre al linguaggio banale, si dice anche un’esagerazione. Non era però questo il caso, quando morì Shelton. Ci rimasi di merda anche io. Personalmente, ho dovuto raggiungere una certa età per capirne il valore dell’opera, ovvero per comprendere che un certo modo di interpretare non solo il metal, non solo lo Sword & Sorcery, ma la musica e forse la vita, fosse quello giusto. Quello vero.

Così, io che non vado troppo matto per le operazioni “in stile”, o fotocopia, ad ascoltare Underground degli Ironsword ci sono rimasto secco. È un Ep, ma anticipa un album, il sesto, atteso quest’anno qui. Il dejà-vu è totale e per una volta la cosa non mi lascia nessun retropensiero amaro. Gli Ironsword sono un progetto portato avanti da quasi trent’anni da João Fonseca, chitarrista dei primissimi Moonspell. Uno che ha suonato la chitarra in robetta cone Under the Moonspell e Wolfheart. Poi anche il basso in uno delle prime uscite dei Filii Nigrantium Infernalium. Poi si è dedicato ad altri gruppi, di cui attivi ora risultano solo questi Ironsword, solitamente composti da musicisti lusitani. Chi ha fatto parte pure di Moonspell stessi, chi dei Nigrantium, chi ora sta con gli Eis Focs Negres.

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Underground è un dejà-vu da lacrima, vero tributo, se volete, più che esercizio in stile. Pure nella copertina. L’epic metal dei dischi precedenti già doveva più che qualcosa al genio di Wichita. Ora siamo a livelli di filologia. La chitarra suona uguale, la voce a tratti identica, soprattutto nelle parti nasali. Pure basso e batteria suonano identici. Ma ehi, al basso e batteria ci sono proprio gli ultimi musicisti dei Manilla Road. Non è uno scherzo. Non saranno famosi, ma l’americano Phil Ross e il tedesco Neudi a quel suono contribuirono. Ora stanno con Fonseca, per cui aspettiamo proprio di sentire cosa tireranno fuori su disco intero. Tra l’altro, con l’altro cantante dei Manilla, Bryan Patrick, hanno in piedi un gruppo chiamato Sentry, che dovrebbe esordire sempre quest’anno. E poi ci sono pure i Savage Oath in cui suona Ross, che spero tirino fuori qualcosa di sostanzioso. Crom mio, quest’anno noialtri avremo di che divertirci.

Detto questo, Underground è composto di quattro canzoni. E rimarco la parola canzoni. Perché magari qualcuno trova la cosa troppo sterile, ma i pezzi sono belli, belli davvero. E tra di loro vari. Riprendono sia la dimensione barbara un po’ invecchiata dei pezzi più duri dell’ultima produzione di Shelton, sia soprattutto quella malinconia infinita che pareva a tratti essere la vera anima di quella leggenda. Underground mi fa venire una grandissima voglia di riprendere i dischi originali, però pure di ascoltare cosa hanno da tirare fuori ora gli Ironsword. È una curiosità sincera. Per fare in modo che un fuoco non si spenga mai, c’è bisogno di chi lo custodisca. Forse è questo che vuole fare Fonseca. (Lorenzo Centini)

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