Come se fosse in playlist: VARGRAV – The Nighthold
Dei Vargrav aveva già parlato qui a Metal Skunk il nostro inviato a Cracovia, Piero Tola, in occasione della seconda fatica Reign in Supreme Darkness, non in maniera entusiasmante a dire il vero. Per essere proprio precisi, l’articolo, più che sul disco in questione, verteva sull’annosa questione del revivalismo nel black metal, argomento battuto e ribattuto dove ogni volta si legge tutto e il contrario di tutto, e in cui la band finlandese finisce giocoforza nel calderone. Piero in realtà è stato un po’ sfortunato, perché secondo me è incappato nel lavoro meno convincente dei Nostri, a cui reputo decisamente superiore sia il primo che questo nuovo The Nighthold, uscito proprio gli ultimi di dicembre per la Werwolf Records del tizio dei Satanic Warmaster (che in quest’occasione presta anche il suo malefico screaming), talmente tardi che purtroppo non ho fatto in tempo ad inserirlo nella playlist appena pubblicata.
Perché The Nighthold è un signor disco, come sempre (a proposito del discorso relativo al revival) devoto in tutto e per tutto alla vecchia scena black sinfonica di metà anni ’90, con quelle tipiche tastiere a mo’ di tappeto sonoro modello Imperatore, Odium, primi Mactatus, Alghazanth, Perished e compagnia splendente, usate unicamente a supporto delle canzoni e quindi senza robe troppo arzigogolate, in stile Dimmu Borgir per intenderci. Dal punto di vista prettamente strumentale il disco scorre che è una bellezza, d’altronde personaggi come Marko Tarvonen e Trollhorn hanno un’esperienza decennale nel black finlandese, anche se il principale compositore e mastermind del gruppo rimane V-Khaoz che aveva composto e suonato i due precedenti tutto da solo. Il disco non ha cali di sorta e inizia a bomba con la meravigliosa Through the Woods of Breathing Shadows, ma in realtà non ha praticamente cali di tensione durante tutto il suo scorrimento, come era invece accaduto con il precedente.
Per tutti gli amanti del majestic black metal più puro e incontaminato un ottimo modo per terminare il 2023, o se preferite iniziare il 2024. (Michele Romani)


Come fare bene il Symphonic Black Metal. Album eccezionale, riesce nell’imptesa di tenere testa al precedente album
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