Il remake di Morbid Visions è meglio di quanto sia disposto ad ammettere
Delle due l’una: o sono la persona più adatta per parlare di questi due dischi oppure l’esatto opposto. Il fatto è che Morbid Visions, nell’edizione con accluso l’EP Bestial Devastation, è stato il secondo disco dei Sepultura che abbia mai ascoltato, subito dopo Chaos AD. E difatti sono questi i loro album a cui sono affettivamente più legato, perché li avevo messi su cassettina e li ascoltavo a ripetizione mentre andavo a scuola o bighellonavo per la mia possente città natale. Poi io ero infognatissimo col black metal, e in quel disco e mezzo ritrovavo parecchie atmosfere e riff che mi riportavano a quel genere. Sulla lunga distanza non sono comunque rimasti i miei preferiti, nonostante l’enorme valore sentimentale: di Chaos AD hanno già detto a sufficienza gli altri, mentre Morbid Visions e Bestial Devastation, a mente fredda, avevano troppi difetti per poter sperare di essere paragonati a ciò che sarebbe venuto dopo. Sì certo, il culto, le intuizioni, il Demonio, la furia primigenia e tutto il resto, ma sapete com’è: subito dopo sono arrivati Schizophrenia, Beneath the Remains ed Arise, e non credo ci sia bisogno di aggiungere altro. Inoltre, come detto parlando del singolo di anticipazione, non ho alcuna simpatia né per il Max Cavalera degli ultimi 25-30 anni né per questo genere di operazioni, tendenzialmente un modo subdolo e comodo di monetizzare raschiando il fondo del barile. Eppure devo confessarvi che, nello specifico, il risultato non mi è dispiaciuto affatto; e lo dico con una certa dose di imbarazzo. Ma così è, e quasi mi sorprendo di me stesso per essere riuscito a mettere da parte tutti i pregiudizi del caso.
Innanzitutto c’è da riconoscere che i due fratelli hanno agito con estremo rispetto delle produzioni originali. La resa sonora, ad esempio, è sì molto più nitida, chiaramente, ma non è plasticosa come molto spesso accade in questi casi. Bestial Devastation e soprattutto Morbid Visions avevano una produzione inadeguata e strana anche tenendo conto dei tempi, e questo a causa della provenienza esotica della band: se negli Stati Uniti o in Europa c’era già una sorta di canone per produrre dischi del genere, in Brasile era ancora tutto molto improvvisato. I Cavalera si sono trovati quindi a dover rielaborare un suono grezzo ma non grezzo nel modo giusto, diciamo, cercando di rendere il tutto più comprensibile e al tempo stesso senza renderlo moderno nel senso deteriore del termine. La soluzione è stata quella di far poggiare tutto su quintalate di feedback di chitarra e un effetto riverbero praticamente assenti negli originali. In questo modo hanno calato una patina retrò su un qualcosa che originariamente suonava strano e, alle orecchie moderne, non retrò nel senso che comunemente si associa a un album estremo di metà anni Ottanta. Paradossalmente, in un certo senso queste due riedizioni suonano più sporche degli originali, anche se chiaramente in modo artefatto. Il risultato, viste le premesse, è sorprendente: perché quei dischi ce le avevano davvero, le canzoni, e qui molti riff e molte soluzioni riescono ad essere valorizzati e resi più comprensibili. Giusto per fare un esempio, ascoltate come sono riusciti a rendere quel capolavoro di Show me the Wrath e ditemi se mi sbaglio. Inoltre Max ha provato a reinterpretare alcune linee vocali con un approccio più hardcore che, per qualche strano motivo, riesce a funzionare.
Ovviamente prendete tutto quello che dico con le molle, perché il giudizio su un’operazione del genere non può che essere estremamente personale. Troppe questioni affettive che si sovrappongono a questioni di principio e compromessi etici che si è disposti a concedere. Quindi fate finta di non aver letto nulla, ascoltate i dischi e fatevi un’opinione. Se alla fine arriverete alla conclusione che è tutto sbagliato e che l’intera operazione è una boiata, probabilmente avrete ragione voi. (barg)


…ma alla fine igor ha una o due “g”?
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A quanto ho capito ne ha due all’anagrafe, ma come “nome d’arte” aveva scelto di togliersene una.
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Anche io ero partito molto prevenuto ma alla fine queste versioni mi garbano parecchio. L’utilità di una operazione del genere resta quella che è, però per una volta non si è assistito ad uno scempio
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Pensavo lo avrei liquidato dopo un paio di ascolti, e invece è da quando è uscito che lo ascolto con regolarità. Well done, Cavaleras.
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Il remake di due album non prescindibili,suonati al tempo da sbarbatelli inesperti,non poteva venire pessimo.Adesso ci sono polemiche perché Tom Warrior ha proposto dal vivo brani dei ‘seminali’ Hellhammer,che pochi si filavano.Ma che razza di generazioni metallare sono scappate fuori?
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Incredibilmente ti do ragione
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la cogumelo negli scorsi mesi ha pubblicato solo in brasile: Sepultura – Live at Ginástico (1986 Full Concert) | Official DVD. Si trova su you tube rozatta totale. Penso per cavalcare l’onda di questi remake.
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