Un salto al Tube Cult
Io e il Barg ci eravamo preparati da mesi. Il miniroadburn sull’Adriatico è per noi appuntamento fisso più o meno da quando esiste questo blog. L’anno scorso la prima edizione postpandemica era stata limitata a un giorno solo, con pochi nomi ma buoni, un’edizione dopo la quale la nuova minaccia in voga tra i teppistelli sardi non fu più “ti scendo gente” bensì “ti faccio suonare dal batterista dei 1782“. Stavolta si torna invece alla formula classica: due giornate e quattordici band che attraversano l’intero spettro della musica psicotropa. Purtroppo non possiamo raccontarvele.
Roberto, che sta a Milano, semplicemente non era riuscito a trovare un modo per raggiungere Pescara, in ore in cui l’Italia era pressoché tagliata in due dall’impatto delle inondazioni sulle linee ferroviarie. Io invece devo lavorare. Di fronte a eventi di queste proporzioni, non ci sono ferie che tengano. Riesco a organizzarmi. Il 19 lavoro la mattina e il 20 la notte. Mi farò solo la prima giornata e manco tutta ma è questione di bandiera, che diamine. Mi spiace perdermi gli Spasm a Roma. Il Masticatore ci è andato e ha assicurato che avrebbe scritto il report. Ovviamente non lo ha mai fatto, ma, dato che pure questa testimonianza esce tardissimo, questa volta non posso dirgli niente.

Non me ne vorranno quindi SANDSTRIKERS, FUNERAL BOOGIE e SUUM se, trafelato (date le condizioni meteorologiche, sull’asfalto non si procedeva proprio spediti), giungo allo Scumm che il primo giorno di festival è già entrato nel vivo. Il primo gruppo che riesco a vedere sono quindi i NADSAT, che suonano nel vicino Mamiwata, un piccolo locale con un’area adattata a palco dove il duo bolognese – chitarra e batteria – martoria i timpani di un pubblico nutrito (tutto esaurito già da qualche giorno) con una miscela urticante di noise di scuola americana, math e post-hardcore. È una bella sfida cimentarsi in composizioni così articolate con una formazione minimale: hai meno spazi di manovra e se la fai fuori si nota di più. Gli emiliani aggirano la trappola con un piglio diretto, senza l’ansia di dover dimostrare qualcosa, e mi godo fino alla fine i loro tempi spezzati. Recuperate il loro ultimo Torn Times, ne vale la pena.
Vi avevamo segnalato i TONS ai tempi del secondo disco Filthy Flowers of Doom, uscito nel 2018. Da allora hanno girato parecchio dal vivo e hanno tirato fuori uno split con gli headliner di stasera e un terzo Lp, Hashension, nel quale hanno mantenuto il gusto per calembour fattoni come Slowly We Pot e A Hash’s Day Night. Sono rodatissimi, compatti, aggressivi. Si sente che tra i loro ascolti c’è più metal estremo del solito. Ed è questo che fa la differenza. La vena black, esaltata dal cantato. Una macchina da guerra. Confermo: i torinesi sono il miglior gruppo sludge italiano.

LE SCIMMIE sono di Vasto, Adriatic Desert è un grandissimo titolo, e il loro stoner strumentale classico e appunto desertico spacca abbastanza. Mi dovranno scusare perché ho seguito poco del loro concerto, in quanto dovevo raggiungere il tizio del bed & breakfast per delle faccende burocratiche. Sul portone non c’è la serratura per la chiave. C’è il quadrante numerico su cui digitare il codice. Sudo freddo, manco mi stessero affidando codici nucleari. Mentre mi spiega la procedura, piuttosto complicata, la soglia d’attenzione all’improvviso crolla e me ne vado conscio di essermi perso un passaggio, senza farmelo rispiegare o segnarlo. Avete ragione, non ha assolutamente senso, è da idioti. Ma sto al Tube Cult.
I BONGZILLA confermano dal vivo di essere il massimo simbolo, insieme ai Weedeater, dell’aspetto più lercio, truculento e americano profondo della musica per drogati con i chitarroni. L’ideale per distrarsi da pensieri cupi come il provare a ricordarsi se la lastra di marmo davanti al portone è abbastanza spaziosa. Brutti, sporchi e cattivi. E ignorantissimi. È tutto perfetto. A un certo punto sale il cantante dei Tons per un pezzo. Barcollo felice. Torno coi riff che ancora mi rimbombano in testa. Arrivo davanti alla porta, digito un paio di voci a caso nella selezione dell’interno, mi arrendo subito e sveglio il padrone di casa all’una di notte. O forse erano già le due. Al Frantic farò più attenzione. (Ciccio Russo)

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