La finestra sul porcile: NIGHT STALKER

“Matando gueros… estilo Ricky Ramirez”

Chi come me ricorda questi immortali versi dei Brujeria, e con questi ed altri loro testi imparò lo spagnolo, si sarà chiesto negli anni chi fosse Ricky Ramirez.

Presto detto: se nella storia dell’umanità c’è mai stata un’incarnazione del male assoluto e della malvagità non diluita, questi fu sicuramente Richard Ramirez, di El Paso, Texas.

Nato nel 1960, subì tutto quello che in un disgraziatissima infanzia si può subire, e pure di più. Il padre lo legava alle croci del cimitero di notte per tenerlo buono, et cetera et cetera et cetera.

Il documentario Night Stalker tratta appunto della sua vicenda, principalmente riprendendo il punto di vista dei due investigatori che risolsero il caso e assicurarono uno dei più feroci e spaventosi pluriomicidi al braccio della morte del penitenziario di San Quentin. Morì di cancro qualche anno fa, dopo aver goduto del “trattamento speciale” della suddetta sezione, dove parrebbe che un numero sempre maggiore di criminali coinvolti in fatti di sangue cerchi di farsi trasferire per sfuggire ad un regime di carcere più duro, addirittura richiedendo la pena di morte. L’inchiesta è fatta molto bene, tanto che ormai vale la pena di usufruire di Netflix solo per quei quattro o cinque documentari decenti che escono più o meno a cadenza annuale.La vicenda criminale si svolse principalmente nel 1985, quando ormai la città di Los Angeles viveva in pieno il benessere degli anni Ottanta, e l’incubo dell’Hillside Strangler era soltanto un brutto ricordo legato alla decade precedente. Kenneth Bianchi e Angelo Buono erano rinchiusi e non potevano più far male a nessuno. Certo, a South Central e Compton ancora si sparava e le gang erano in piena attività, ma i quartieri della white middle class erano al sicuro, e le ragazze potevano uscire di notte in relativa sicurezza.

Ecco però che nel 1985 la soleggiata metropoli ripiomba nell’incubo più nero, un incubo da cui nessuno è al sicuro. Un omicida psicopatico è a piede libero e il suo modus operandi è agghiacciante. Non basta limitarsi a fare attenzione quando si esce di casa. Anzi, paradossalmente si è più al sicuro fuori di casa, perché questo predatore, che inizialmente fu appunto soprannominato dalla stampa the walk-in killer e successivamente e in maniera definitiva night stalker, entra nelle case e commette atrocità mai viste, generalmente prendendo di mira donne sole, ma non disdegnando famiglie intere tra le sue vittime. L’operato è sempre quello: il padre di famiglia viene giustiziato con una calibro .22 o accoltellato furiosamente, la moglie viene abusata sessualmente e nella maggior parte dei casi giustiziata con altrettanta ferocia. I particolari sono quelli che a ripensarci non fanno dormire la notte: occhi strappati dalle orbite, pugnalate alla carotide che quasi decapitano alcune delle vittime, costrizioni, legamenti, e, quando in famiglia ci sono bambini, atroci violenze sessuali. Uno degli episodi descritti, per far capire il sadismo di colui che perpetra i crimini, incluse un pezzo d’antiquariato: una manetta per pollici che costrinse una delle vittime a staccarsi una falange nel disperato tentativo di liberarsi.Nei quattro episodi della serie si assiste all’escalation che portò prima al profiling e poi alla cattura da parte dei detective dell’ufficio dello sceriffo della Contea di L.A., Gil Carrillo e Frank Salerno, quest’ultimo autentica “superstar” dell’epoca, avendo egli già risolto gli omicidi dello Strangolatore di cui abbiamo appena detto e godendo perciò di grande fama.

La vicenda è ben descritta, comprese le insopportabili ma inevitabili ingerenze della stampa e della politica, che più volte rischiarono di far cadere tutto il castello messo su a fatica raccogliendo indizi su tante, troppe scene del crimine, e lavorando indefessamente all’interno di una comunità che fu letteralmente presa dal panico totale, una volta accertata la natura seriale degli atroci omicidi.

Dal cappellino degli AC/DC, che fu importantissimo nell’identificazione del killer, alle scarpe da tennis che lasciavano quella stessa impronta su tutte le scene del crimine, unica costante assieme al rigoroso modus operandi di tutta questa allucinante vicenda, la serie racconta con le parole dei due investigatori un anno da incubo, che peggiorò con la consapevolezza che la stessa tipologia di omicidi iniziò presto a verificarsi anche settecento chilometri più a nord, a San Francisco, a questo punto gettando nell’isteria più totale un intero Stato.Probabilmente ci troviamo davanti al più completo documentario sull’argomento, che ovviamente affronta anche lo status di “divo” conferito all’omicida, con tonnellate di cartoline e fotografie anche spinte, mandate soprattutto da donne che ammiravano questo autentico mostro della storia americana. Cosa succeda nel cervello di alcune persone di sesso femminile in questi casi non è dato saperlo, visto che questo tipo di comportamento sembra essere una costante in molte vicende criminali simili a questa.

Brutto, sporco e cattivo. Questo appariva essere Richard Ramirez nella maggior parte delle immagini che venivano diffuse inizialmente sulla stampa e alla televisione, in uno dei processi più mediatici della storia, e che ebbe inizio alla fine degli anni Ottanta. Con un cambiamento evidente verso “sex symbol” una volta che la sua figura venne ripulita esteticamente, vista anche la statura mediatica acquisita nel mentre dal personaggio, il quale nelle udienze successive si presentava indossando un elegante completo e degli occhiali scuri alla Lou Reed.

Le stesse impressioni fornite dai due responsabili della cattura al momento dell’arresto e dei primi interrogatori sono piuttosto forti, tanto che Gil Carrillo, uno che di “cose di strada” era parecchio scafato, arrivò a descrivere l’atteggiamento di Ramirez in questa maniera:

Ad un certo punto, durante un interrogatorio, appoggiò la testa al tavolo e iniziò a respirare rumorosamente, praticamente iperventilando, e nel mentre teneva le mani e le braccia sospese sopra il tavolo. In quel momento pensai, io che in carriera ho avuto a che fare con feccia di tutti i tipi e che mi son beccato coltellate e pallottole, che se questo figlio di puttana avesse iniziato a levitare per la stanza, e non mi sembrava un’ipotesi così remota a quel punto, sarei uscito di corsa”.

C’è da capirlo. Le foto, quel ghigno beffardo e maligno, quella dentatura precaria, le dichiarazioni di adorazione al Maligno, i pentacoli tatuati e incisi sulle pareti delle abitazioni delle vittime, ci fanno capire che tipo di personaggio si ha davanti. Vista la schiera di ammiratrici, a questo punto non meraviglia nemmeno la pletora di coglioni che lo idolatravano al punto da farsi lo stesso tatuaggio sul palmo della mano, come racconta la parente di una delle vittime:

Durante un’udienza del processo lasciai l’aula perché il racconto di una madre di famiglia, sopravvissuta all’assalto, che ebbe a sopportare la vista del marito ucciso, del figlio abusato sessualmente e uno stupro subito a sua volta, era davvero troppo per me in quel determinato momento. Sedendomi su una panca fuori dall’aula vidi che, tra le molte persone che probabilmente erano là perché non trovarono posto all’interno dell’ambiente stracolmo, c’era un ragazzo giovane, seduto accanto a me. Lo guardai bene e vidi distintamente che sul palmo della mano aveva lo stesso tatuaggio del pentacolo sfoggiato da Ramirez in più occasioni”.

Ecco fino a che punto arrivò questo che fu un fenomeno anche di costume, oltre che un episodio nerissimo della storia del crimine americano.

Una vicenda che definire inquietante sarebbe un eufemismo, se pensiamo anche che durante il trasporto in tribunale dal penitenziario, la guardia responsabile di Ramirez lo vide voltarsi verso di lui e chiedergli, con un sorriso reso ancora più spaventoso dalla dentatura marcia, se ricordasse un particolare omicidio commesso a San Francisco un anno prima della serie riconosciuta come quella del Night Stalker avvenuta nel 1985. Alla risposta positiva, Ramirez ammise di esserne il responsabile, dando anche dei particolari. Questo portò Carrillo e Salerno ad ipotizzare anche una serie “nascosta” avvenuta a partire dal 1984, che porterebbe la scia di sangue ad essere ancora più lunga, e con un numero di vittime imprecisato. Questa è la materia di cui sono fatti gli incubi. (Piero Tola)

3 commenti

  • Le psicopatie sono spiegabili anche visivamente con una TAC alla testa dove quasi sempre sono presenti grosse macchie nere che denotano disfunzioni neurologiche oltre che psichiatriche. Ho il sospetto che nella testa delle donne ( o degli uomini )che si sono dichiarate innamorate di questo tizio ci sia il vuoto pneumatico quindi la Tac apparirebbe gassosa. Poi l’ interesse concettuale che si può avere per questo tipo di storie è un’ altra cosa, ed è quello che ti porta a produrre documentari, film o musica.

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  • Visto, un documentario inquietante che però mi ha lasciato un po’ dubbioso perché mi sarei aspettato un analisi maggiore del processo, della psicologia e del personaggio in sé che fa quasi da sfondo a tutta la faccenda. Va detto che per quanto ci siano persone che l’hanno ammirato, il suo è stato quasi un arresto “corale” e ha rischiato (giustamente?) il linciaggio.

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  • Skunk news.

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