Per una lira: BHLEG – Ödhin

Ogni tanto, ad essere sinceri ultimamente pure un po’ più spesso di ogni tanto, mi passa tra le mani una bella banda nuova di black metal. È raro di questi tempi, almeno per il sottoscritto, visto che l’ho sempre considerato un genere pesantemente ancorato agli anni Ottanta e Novanta, quando il movimento era genuino, ci si scambiava le cassette con le copertine fotocopiate e si faceva a gara a chi era più maligno e odiato, prendendosi ridicolmente sul serio. Alcuni coglioncelli a questo punto sorrideranno e useranno aggettivi del cazzo nella loro lingua ritardata, roba come “boomer” o “cringe”. Eppure i più grandi capolavori della prima e seconda ondata sono usciti tutti allora, e chi lo nega è un coglione. Tutti prima del 1997, quando i Dimmu Borgir rovinarono definitivamente la festa con l’album che diede ufficialmente inizio al massacro del suono Nuclear Blast. Le contaminazioni esasperate avantgarde e arty-farty alle quali la filosofia spicciola e pseudo-culturale del genere si prestava facilmente non hanno fatto poi che peggiorare la situazione e creare un mostro che oggigiorno è amatissimo persino da quella gente che abbiamo sempre combattuto, amici del vero metallo: quelli con lo chignon in testa che sorseggiano caffè etiopici equo-solidali col ditino alzato cianciando di pari opportunità e facendo la conta dei gruppi da boicottare perché hanno un batterista con un cugino di terzo grado che da bambino era all’oratorio assieme a quel tizio che oggi fa volantinaggio per Casa Pound e che, sai, ci sono le foto della parrocchia che lo provano, e via discorrendo. Magari scrivendone pure su Vice. Insomma, tutto ciò che è buono solo ad alimentare quella cosa orripilante che oggi viene definita “cancel culture”. Avete presente il tipo. Tutto ciò è quanto di più lontano dal black metal ci sia mai stato. E aggiungo che no, cari amici cazzoncelli, chi scrive è una persona che non è MAI stata di destra nemmeno per sbaglio, quindi risparmiate i vostri “fassista!1!!”, che sono come scorregge en plein air. Se la pensate diversamente da quanto detto sopra siete sicuramente dei bambocci che hanno bisogno di autoconvincersi di essere aperti mentalmente e siete quindi pronti a subirvi anche la merda pur di fare i belli e andare a dire “hai sentito che geniale contaminazione questo ganzissimo gruppo lgbtqwertyuiop elettro-post-almarket? Che schifo i riff! Roba banale!” come se vi aiutasse a rimorchiare belle tipe, le quali se non vi cagavano prima ora vi cagheranno ancora meno.

Per fortuna i Bhleg se ne sbattono di tutte queste cazzate e ci regalano una quarantina di minuti e rotti di tradizionale black metal e atmosfere ipnotiche con questo loro terzo disco, Ödhin, che ha sapore di classico, con i classici tremolo (o zanzarine, come alcuni di voi amano chiamare tale tipologia di riff), belle atmosfere e testi che immagino si rifacciano alla natura del Götaland e a quanto son belli gli abeti e le foreste etc etc etc. Roba che funziona. Dall’inizio alla conclusiva bella melodia di Drömmen om Vårdträdet, scandita dalle corde di una lira, strumento insolito ma di sicura efficacia, si tratta di musica molto agreste e spirituale, ma senza quelle pretese di cui sopra. Quaranta e passa minuti che non perdono mai di vista i bisogni primari: il riff, il blast, il pezzo ben costruito che funziona, appunto. È questo che importa. Tutto il resto è noia o roba che lasciamo volentieri ai risvoltinati che indossano zaini Fjällraven Kånken anti-riscaldamento globale e fanno a gara a chi trova l’ultimo gruppo del cazzo di avantgarde industriale sciamanico uguandese o angolano che fa tanto terzo mondo e figo. (Piero Tola)

5 commenti

  • Dalle mie parti lo chignon si dice ” Lu tuppu”. Stava bene solo alle ragazze con i baffi e i capelli nero corvino.

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  • Adoro i Bhleg. Punto. Sulla mia battle-vest c’è anche la loro toppa. Questo nuovo lo devo ancora prendere. Anzi no, l’ho appena preso in cd digi su bandcamp. Ventidue euro e 89 cent, che già sono una carneficina. Se penso che mi sarebbe piaciuto prenderlo in vinile… Ma no, dai, quasi 40 ieuri per un vinile è pura follia. Va bene se compri due o tre dischi all’anno al max. Oltre a questo andate a scoprire (o riscoprire) i loro album precedenti, sono tre full lenght- uno dei quali doppio – e uno split cd. Sono usciti tutti per Nordvys, ma se non v’interessa l’efizione fisica sul loro bandcamp ci sono tutti quanti.
    Onore a Piero Tola per la segnalazione e l’eccellente rece.

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  • Mi correggo, Äril viene considerato EP e non full lenght, anche se dura 28 minuti. Chiedo scusa.
    Poco importa però, take that (😁😁😁)

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  • Sempre Zanzara o Sega, al posto di “Tremolo”!
    Al posto di chignon va bene anche ciuccio?, o codino (all’insù?),tipo “Cuìn” (non queen)
    Di tipi risvoltinati me ne propone sempre uno l’algoritmo di youtub: uno coi baffetti curati, le sopraciglia rifatte e i guantini neri

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