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Avere vent’anni: KISS – Psycho Circus

19 settembre 2018

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Impossibile arrivare a Psycho Circus senza pensare a Carnival Of Souls. Mi viene da ridere, ogni volta che lo faccio: la copertina con quei vestiti, fra cui i jeans e la maglietta da pischellone, infine il clima da sala prove col cannone in mano. Erano bellissimi, e di sicuro quella copertina avrà fatto incazzare una quantità di gente che neanche mi immagino. Il disco era ancor più fuori luogo del comparto visivo: suonavano qualcosa che neanche loro sapevano cosa fosse, con i riffoni stoppati di Rain supportati dalla classica batteria bombardona da gruppo rock di metà Novanta. Heavy/rock di stampo blues, qualcuno parlò perfino di grunge; in sostanza si trattava di un disco bruttarello con uno stile neanche troppo spiacevole, il problema è che lo stavano suonando i Kiss, ripescando materiale scritto e tenuto da parte pochi anni prima, e pubblicandolo nel momento più confusionario della loro carriera. O uno dei tanti, con l’aggiunta del fatto che il mondo del rock sembrava dirgli a caratteri cubitali che non aveva più alcun bisogno di loro. Com’è possibile che un anno dopo abbiano tirato fuori Psycho Circus?

L’entusiasmo totale era derivante dal fatto che quello del 1998 fosse il loro album di reunion, con la formazione classica. La realtà era che Ace Frehley e Peter Criss diedero un contributo piuttosto limitato, ed il concetto rimase che i Kiss contemporanei fossero comunque gli altri due. Per non parlare della continuità: al mirabolante videoclip della title-track, al videogioco del cazzo e tutto quanto il resto seguì un silenzio discografico infinito, e che solo Sonic Boom riuscì a rompere una decina di anni dopo, o anche qualcosa di più.

Memore di uscite paraculo come Crazy NightsUnmasked o Lick It Up (altra copertina da incendiare con ogni combustibile a disposizione), considero questo il loro album più ispirato che sia venuto fuori in seguito ai più energici che i Kiss produssero negli anni Ottanta, come AsylumAnimalize. Lo ammetto, anche per Revenge ho sempre nutrito una relativa simpatia, ma questo fu una botta di vita davvero inaspettata.

Gli apici erano la prima celeberrima canzone, omonima, oltre ad Into The Void scritta da Karl Cochran in tandem con Frehley, e la più radiofonica I Pledge Allegiance To The State Of Rock & Roll. In quest’ultima seppero interpretare al meglio il rock inserito in un contesto anni Novanta, cosa che il materiale di Carnival Of Souls proprio non riuscì ad esaltare, seppellendoli automaticamente sotto barili di merda. E poi c’era Raise Your Glasses, pure lei infinitamente ruffiana ma finalmente nella maniera giusta, e con in evidenza un bel basso oltre al ritornello ottantiano. Bell’album, ma che in un’annata del genere non poteva avere molte chance di ritagliarsi uno spazio in vetrina. (Marco Belardi)

4 commenti leave one →
  1. 19 settembre 2018 11:02

    Anche a me sempre piaciuto..così come “Sonic Boom”! L’ultimo (“Monster”) lasciamo stare.
    Il precedente, comunque, uscì un po’ a forza: girava una sorta di bootleg – e, in anticipo, rispetto ai SOAD di “Steal This Album!” – decisero di pubblicarlo come veniva. In realtà, doveva uscire già nel ’96..ma, poi arrivò il ballo in maschera al Grammy e slittò tutto! Non a caso, “Carnival of Souls”, è stato sottotitolato “The Final Sessions”.. 😉
    Comunque, a me sia “Hot in the Shade” che “Revenge” annoiano un po’. Ho, invece, una certa passione per “Crazy Nights”..e pure per “Animalize” e “Asylum”! 🙂
    Però, i vincentiani “Creatures of the Night” e “Lick It Up” sono qualcosa di eccezionale. \m/

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  2. 19 settembre 2018 11:08

    A me pare tuttora l’ultimo disco rilevante che hanno pubblicato. Ma c’è da dire che è stato il primo loro che ho ascoltato, e quindi non riesco ad essere obiettivo. Anche “Dreamin’”era un pezzo notevole, comunque.
    Quanto alla storia della reunion, ho letto da qualche parte che, durante un’intervista, alla domanda se fosse vero che a Frehley e Criss spettassero solo il 30% dei profitti della reunion, Gene Simmons rispose: “Se ci sono quattro persone e una macchina, due devono viaggiare davanti e due dietro”. Chissà se è accaduto veramente, ma chissà perché non mi stupisce l’idea che lo sia.

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  3. vito permalink
    20 settembre 2018 08:30

    considero i kiss sopravvalutati nonostante ho piu’ volte sentito dire che ogni vero metallaro debba avere l’ intera discografia.leggendo varie interviste di simmons,inoltre,ho l’impressione che sia un pallone gonfiato ! that’s all.

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    • Marco Belardi permalink
      20 settembre 2018 08:33

      Io sono dell’idea che in carriera abbiano scritto non più di quattro o cinque buoni album, e quelli degli anni ottanta erano più rileccati e a tavolino di questo, che in fondo fu più un’operazione commerciale dal punto di vista dell’immagine che di altro, e rimanendo quindi gradevole nella musica

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