Gli Omnium Gatherum so’ piezz’e core
Avevamo perso le speranze, ma May the Bridges we Burn Light the Way è un colpo di coda che ci ha fatto ricredere sul futuro del gruppo finlandese.
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Avevamo perso le speranze, ma May the Bridges we Burn Light the Way è un colpo di coda che ci ha fatto ricredere sul futuro del gruppo finlandese.
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Il post black atmosferico dei russi Rye, il blackened death dei catalani Jade, il cosmic black degli ucraini Labyrinthus Stellarum e il terzo album dei notevoli Skuggor.
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L’ultimo disco della band svedese è talmente deprimente che per riprendersi è necessario rivolgersi alla prodezza di Dejan Savićević nella finale di Champions del ’94.
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Avevamo puntato sui portoghesi all’inizio dell’anno scolastico ma al secondo compito in classe il miglioramento è inferiore alle attese. Peccato.
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Un giro nei bassifondi grind, crust e powerviolence con gli split Estinzione/ Klava e Thumbsucker/ Atomck, Sehnsucht, Private Hell e Zadism.
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