Avere vent’anni: CHAIN – Chain.exe
Progressive metal di scuola americana che incorpora sfumature etniche, strutture jazzistiche e occasionali derive elettroniche. Per riccardoni di stretta osservanza.
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Progressive metal di scuola americana che incorpora sfumature etniche, strutture jazzistiche e occasionali derive elettroniche. Per riccardoni di stretta osservanza.
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Il primo pezzo è fantastico. Il secondo è ancora meglio. Tutto il resto è noia. Una band sì importante e influente ma condannata a ripetere se stessa da limiti creativi insuperabili.
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Un parterre di ospiti stellare per un disco che, pur non toccando più certe vette di lirismo e intensità, resta l’ultimo grande album di un artista che ha lasciato un vuoto immenso.
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Celebriamo il ventennale di I dei Meshuggah, Humanure dei Cattle Decapitation e poi Metal Church, Portal, Incantation, Sear Bliss, lo split Arckanum/Svartsyn e tanto altro.
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Tre miliardari tatuati in crisi di mezza età, ormai del tutto scollegati dal mondo reale, si mettono a nudo con sincerità disarmante. E riconquistano per l’ultima volta quell’autenticità che fu il segreto di un successo diventato maledizione.
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