I Battle Beast vincono il Sanremetal 2026
Anche quest’anno, nella nostra inquietante chat di Whatsapp (già da anni nel mirino della Polizia Postale), in concomitanza col Sanremo di Rai Uno del pallidone Carlo Conti, io e i miei amici giurati non ci siamo tirati indietro dal far sfidare a cuscinate e coriandoli in faccia le band a più alto contenuto di saccarosio e glucosio scuderia Napalm records e limitrofi.
Quest’anno il nostro amato Sanremetal andava in porto per la decima volta, e tutti ci aspettavamo un segnale forte. Le strade innanzi a noi erano due: Innovazione o Tradizione? Beh, ragazzi, abbiamo scoperto (ma non avevamo dubbi) di essere degli inguaribili conservatori, di quelli proprio antipatici, perché ha stravinto la tradizione: in finale abbiamo avuto Visions of Atlantis vs Battle Beast. Due granitiche istituzioni del Sanremetal, di quelle che entri negli uffici e trovi gli impiegati con la licenza elementare, sei dita di polvere sulla scrivania e la foto di Amintore Fanfani appesa al muro. Non so in che altro modo spiegarvelo, è come se in finale ci fossero andati Tex e Topolino, la Peroni e la Nastro Azzurro, Rivera e Mazzola, la vecchia che ti vende la scarola al mercato e la tabaccaia con le dita gialle che dice blè al posto di blu.
Nonostante stessimo parlando di due pezzi da novanta della kermesse, i Battle Beast hanno fatto SCEMPIO dei Visions of Atlantis, che non hanno preso neanche un voto. I pirati capitanati dall’aggraziata francesina Clémentine Delauney, aggressivi come un micetto orbo, temibili come una bustina di figurine di Jack Sparrow sepolta nella sabbia, presentatisi a bordo del loro vascello con le vele di carta velina e la prua di caramelle gommose con una tradizionale, sì, nightwishiana, ma onestamente non indimenticabile Hellfire, sono stati SCHIACCIATI, FRANTUMATI dalle ruote del panzer Battle Beast; anche loro capitanati da una frontwoman, che non avrà la grazia della Clémentine (DECISAMENTE NO), ma in quanto ad energia e personalità le ha, almeno in questa finale, insegnato a leggere e a scrivere. Una frontwoman bionda dalle giunoniche fattezze che purtroppo abbiamo scoperto aver lasciato la band a dicembre scorso (forse per dedicarsi a tempo pieno alla sua professione di camionista), ma che ha voluto dedicarsi/ci un ultimo, grande, sussulto. Una sfolgorante vittoria. Un ultimo grande premio, coronamento di una straordinaria carriera.
Angel of Midnight dei Battle Beast, che oggi alza la coppa d’oro del Sanremetal verso il cielo di Helsinki (i nostri sono finlandesi), è un frizzantissimo brano dai richiami ottantiani. Ritornelloso, catchy, praticamente una hit. Ma non è stato solo il Sanremetal dei Battle Beast e dei Visions of Atlantis. È stato anche il Sanremetal dei Warkings, una band composta interamente da cosplayer (roba che il Lucca Comics al confronto è una riunione dell’Ecofin), che sembrano a tratti degli Stratovarius più brutti. È stato il Sanremetal dei Power Paladin, che suonano un power cazzone e divertente (andatevi a guardare il video della loro Sword Vigor, fa ammazzare dal ridere!), e che vogliamo vedere all’Eurovision a tutti i costi. Poi, vabbè, c’erano i Beyond the Black, immancabili, fedelissimi della manifestazione, ah e poi c’era Sandman dei Flowerleaf, band meteora nell’edizione del 2021, amatoriali e mediocri all’epoca ma cresciuti esponenzialmente nel frattempo, e che hanno dato filo da torcere ai veterani Visions of Atlantis al primo turno. Peccato, meritavano tanto, tanto, di più.
Stranamente quest’anno, a torturare le nostre masochiste orecchie, non c’erano né gli Xandria né gli Epica, ma una vacanza se la meritano tutti ogni tanto, anche assidui e indefessi lavoratori del cattivo gusto musicale come loro. Speriamo di rivederli l’anno prossimo, gagliardi e tosti, di rientro dalle ferie.
A presto, belli! (Gabriele Traversa)


