SLAUGHTER TO PREVAIL // DYING FETUS // SUICIDE SILENCE @ Alcatraz, Milano – 21.01.2026
Andare ad un concerto all’ Alcatraz è sempre bello. Prima di tutto perché, nella via laterale non troppo distante, si trova parcheggio facilmente, cosa che a Milano non è scontata (anche se questa volta ho preferito andare in metro). Secondo perché il posto è grande, arioso, si vede e si sente bene. Terzo perché se devi prendere una birra ci metti poco anche quando ci sono serate con molto pubblico. Dopo questa dichiarazione d’amore procediamo con il resoconto della serata.
È la prima volta che vedo dal vivo i SUICIDE SILENCE, nome abbastanza importante e noto a chiunque bazzichi la musica del demonio. Se proprio non li conoscete, leggete questo articolo. Al di là della loro performance, che diciamo risente un po’ del peso degli anni, non tanto tecnicamente quanto fisicamente, giù dal palco è pieno di gioventù, ragazzi e ragazze in pari numero, che senza aspettare di essere fomentati dal cantante danno vita prima a un wall of death, poi si mettono a vogare per terra e poi via di circle pit. Commovente il momento in cui il cantante Eddie Hermida, prima del wall of death, si premura di dire alla gente di stare attenta perché la sicurezza è la priorità. Davvero, non scherzo. Sembrava mia nonna quando diceva a me e i miei cugini: “A che tuto ‘sto ridar el va a finir in piansar“, intendendo di stare attenti perché la sovraeccitazione poteva causare dei guai, tipo farsi male o litigare.

I DYING FETUS sono il principale motivo per cui sono qui stasera. Dal vivo hanno un tiro impressionante. Il bello è che stanno quasi immobili, dato che sia il chitarrista e il bassista spesso cantano e si alternano all’interno della stessa canzone. Se non li avete mai visti dal vivo, una volta, almeno una volta, anche se suonano distante da casa vostra, andate a vederli. Ne vale sempre la pena, in qualsiasi contesto, grande o piccolo che sia. La scaletta parte con il loro mio pezzo preferito, ovvero In the Trenches. Poi prosegue con Unbrilded Fury dall’ultimo album. Vanno avanti con altri classici che dal vivo riscuotono sempre successo, tipo Grotesque Impalement, Praise The Lord e altre, più il singolo uscito l’anno scorso. Tutto bene come al solito. Forse mi sono fatto un’ idea sbagliata io, ma pensavo (speravo) suonassero di più. Pazienza. Come dicevo prima: ne vale sempre la pena e va bene così.

Ora arriva il turno del fenomeno SLAUGHTER TO PREVAIL, anche qui band che non ha bisogno di troppe presentazioni. Più che altro non credo di dover essere io che ho 40 anni a presentare una band emersa inizialmente tramite YouTube circa 10 anni fa. A questo punto, citando l’ex presidente della mia regione di nascita e l’imitazione di Crozza: “Ora dirò una cosa che farà incazzà qualcuno”, e con qualcuno intendo l’ascoltatore metallaro medio (tipo me). Gli Slaughter to Prevail dal vivo fanno paura. Fanno paura perché hanno dei suoni devastanti, che in un posto come l’Alcatraz diventano ultraterreni. Poi perché, diciamocelo, l’anima della festa qui è Alex Terrible, il loro cantante. Praticamente tutti i telefoni inquadrano e fanno zoom su di lui, che d’altronde è un performer dotato sia tecnicamente che scenicamente. Il gonfiabile dell’orso dietro la batteria aggiunge un senso di potenza ulteriore all’ insieme. Da quando entra a quando se ne va, tutto il loro show è il SUO show (di Alex Terrible, non dell’orso). Non interagisce molto col pubblico, ma non ne ha bisogno. La sua presenza e il suo fisico palestrato coperto di tatuaggi attirano l’attenzione di tutti senza richiami vocali. A parte un assolo di batteria, senza infamia e senza lode, la band non si ferma mai. Solo prima dell’ultima canzone Alex Terrible parla col pubblico, per poi concludere con un encore e la foto collettiva.
Esco e mi avvio verso la metro. Sono lì che mi domando se questi, tempo qualche anno ancora, non riescano ad arrivare addirittura a riempire un’arena o uno stadio in un tour da headliner, e a un certo punto, dal telefono di qualcuno, parte Du Riescht So Gut dei Rammstein. Che sia la risposta alla mia domanda? (Luca Venturini)

