MÜTIILATION – Pandemonium of Egregores

Mai vi capitasse di dover rifocillare Meyhna’ch (William Roussel, per gli amici Willy) e costui vi minacciasse di non farsi più vedere se non gli cucinate il brasato al Barolo, non crucciatevi. Fategli pure un branzino al vapore, lo mangerà di gusto e poco importa se per un po’ di tempo non lo sentirete, tornerà comunque a bussare alla vostra porta per gustarsi un buon pranzetto dopo qualche anno. Perché c’è poco da fare, nulla è così scarsamente definitivo quanto quello che il buon Willy proclama conclusivo e irrevocabile; sicché, quando nel 2007 il Nostro annunciò la fine ultimissima dei Mütiilation all’indomani di Sorrow Galaxies (piacevolissimo esempio di cosmic black metal, a dispetto di quanto possa pensare chicchessia… I dischi bisognerebbe ascoltarli nello stereo e non su YouTube), in molti ci credettero, primo io tra tutti – non era la prima volta che la sua creatura principale veniva dichiarata morta e sepolta – ma ci furono diversi scettici che ebbero ragione, a Cesare quel ch’è di Cesare.

Willy dal mondo della musica non è mai uscito, anche se in pratica ha scazzato con mezza scena francese perché rivendicava (a mio avviso giustamente) il ruolo di Primo Motore delle Black Legions. Durante il silenzio autoimposto coi Mütiilation ha proposto la sua arte e il suo innegabile talento con gli Hell Militia, i Sektemtum, più recentemente con i suoi eponimi Meyhnach (senza l’apostrofo, due dischi fuori per Osmose e se li recuperate vi fate un favore) e i Suicide Circle. Sicuramente ne scordo qualcuno: suonò anche con i Malicious Secrets, ma all’epoca i Mütiilation esistevano ancora, se ben ricordo. Il tempo passa e la mia memoria inizia a vacillare.

Nel 2024 è uscito Black Metal Cult, un disco lontano dai fasti del suo passato, un assemblaggio di riff forse dimenticati in un cassetto e montati un po’ a caso incoerentemente in una manciata di brani che io stesso (pur con tutta la stima che nutro per il personaggio) non ho avuto timore di giudicare come superflui, molto meglio non fossero mai stati pubblicati. Stanchi, stantii, anni luce da quanto è capace di fare. Il più classico dei passi falsi commesso da chi passi falsi non ne aveva mai fatti, per di più con il primo moniker leggendario che non necessitava di un simile titolo mediocre in curriculum.

Ma Willy non è uno che demorde, e allora eccolo tra noi il giorno di Santo Stefano 2025 con Pandemonium of Egregores (un egregore è un simulacro che diventa simbolo di qualcosa, un Baphomet per esempio, o il Capro per Metalskunk), quattro pezzi più un breve e marcissimo preludio difficilmente descrivibile come intro, che più che al glorioso passato dei Mütiilation guardano alla recente produzione del progetto Meyhnach, ma fanno centro, colpiscono nel segno, propongono di nuovo puro black metal in grado di toccare i nervi scoperti e farci godere di musica spinosa, perfidamente malinconica e incommensurabilmente violenta. Violenta, sì, di quella brutale che scava nel cervello come un verme parassita che uccide la pianta che ha la sventura di ospitarlo al suo interno. Fifty Winters, la title track e Hashischin Cage sono pezzi della madonna, all’altezza del suo passato e mi vien da dire anche del suo presente. Rimane da sperare che Willy stia facendo un po’ di pace con il mondo e che smetta di essere così ondivago, perché, se continua a scrivere musica come questa, di gente disposta a comprargli i dischi ne trova e ne troverà ancora tanta, me per primo. (Griffar)

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