Blog of the sunsets: i dischi del 2025 di Metal Skunk
Il 2025 è stato l’anno dei plebisciti. I dischi ai primi due posti (Coroner e Messa) sono stati votati dalla grande parte della redazione, staccando tutto il resto: i Paradise Lost ottengono la medaglia di bronzo, ma sono tallonati a brevissima distanza da Fer de Lance, …And Oceans, Deafheaven e Dormant Ordeal. Un altro plebiscito ha riguardato la porcheria dell’anno, grazie alla poco invidiabile prestazione dei Dark Angel che ci hanno messo quasi 35 anni a dare un successore a Time Does Not Heal e se ne sono usciti con una roba sinceramente indegna della propria storia. Più confusione c’è stata invece sul miglior disco italiano (oltre a quello dei Messa), con una grande dispersione di voti che ha finito per premiare i Caronte e il disco d’addio dei Necrodeath, con una menzione speciale per gli Hesperia. E c’è anche spazio per la celebrazione della gloria del metallo, con i Sacred Steel in cima alle preferenze per il concerto dell’anno. Come sempre, appuntamento a domani per le classifiche individuali. (barg)
PRIMO POSTO
“Non voglio affermare che Dissonance Theory sia il migliore album dei Coroner, ma sotto alcuni aspetti è esattamente quello, pur non possedendo il peso specifico che poteva avere un Mental Vortex nel 1991“. (Marco Belardi)
SECONDO POSTO
“Ancora imprendibili, i Messa. E ancora una volta non so dire se The Spin sia il loro disco migliore in assoluto, ma non mi meraviglierei se vi restasse nello stereo tanto, ma tanto a lungo. Farà il botto, spero”. (Lorenzo Centini)
TERZO POSTO
“Ascension dei Paradise Lost è l’ennesimo buon album di una band che non è capace di sbagliarne uno dal 2007, dopo che, per un decennio tutto, gli avevamo tirato addosso intere fosse biologiche. Mettetelo su e godetevelo da cima a fondo”. (Marco Belardi)
ALTRA ROBA CHE CI È GARBATA
“Nonostante tutto, questo resta un album solidamente inserito nella tradizione del post-reunion degli And Oceans, e anche i suoi elementi di discontinuità non lo rendono mai un disco troppo diverso dai due precedenti. The Regeneration Itinerary dura poco meno di un’ora e non stanca mai, oltre a essere una gioia da sentire in cuffia. Non è da tutti”. (barg)
“La crescita dei Fer De Lance non poteva che essere gridata in maniera più eloquente, drammatica, vittoriosa, sanguinaria. In Fires on the Mountainside c’è gloria e puzza di budella, morti sia tra i nemici che tra le fila dei propri compagni. C’è un’aria di magia misteriosa, ancestrale, che non mitiga in nulla il dramma bellico e la gloria che puzza di morte”. (Lorenzo Centini)
“Gira voce che Lonely People with Power dei Deafheaven sia un capolavoro. Ma i fan della band all’interno della redazione di Metal Skunk non sono d’accordo. E, se ritenere una cosa vera solo perché lo dice la maggior parte della gente è una fallacia logica, è altrettanto illogico non occuparsene solo per fare i bastian contrari”. (Luca Venturini)
“Tooth and Nail è veramente un ottimo lavoro, che abbraccia svariati generi del metal estremo e li miscela con una sapienza degna di band di caratura superiore. No, un momento: i Dormant Ordeal SONO di caratura superiore, e sarebbe doveroso riconoscerglielo unanimemente”. (Griffar)
L’ITALIA MIGLIORE
“Avevo la sensazione che Arimortis dei Necrodeath sarebbe stato un album citazionista e poco sentito e sono stato smentito nel modo più secco possibile. Bell’album, a sigillo di un tratto terminale di una discografia sì dominato da The Age of Dead Christ, ma privo di cali d’attenzione”. (Marco Belardi)
“Quaranta minuti scarsi esaltanti, perturbanti, ammalianti e che ti fanno venir voglia di risalire subito sulla giostra, di passare la giornata a cantare a squarciagola facendoti letteralmente muovere il culo. Spiritus dei Caronte è una delle più gradite conferme dell’anno”. (L’Azzeccagarbugli)
CIOFECA DELL’ANNO
“Non voglio più sentirvi incidere un disco come questo a nome Dark Angel. Non perché sia brutto. Ma, vedete, se dei 246 riff di Time Does Not Heal ne ricordo a menadito moltissimi, qui siete riusciti ad entrare da un orecchio e uscire dall’altro senza lasciare il benché minimo segno. Vergognosi, dozzinali, nemmeno i miei cani quando cacano al giardinetto e se la rimangiano vicendevolmente mi fanno bestemmiare tanto”. (Marco Belardi)
CONCERTO DELL’ANNO
“Quando alla fine Gerrit Mutz scende tra il pubblico per cantare tutta Heavy Metal To The End diventa chiaro come questo sia uno dei concerti che ci ricorderemo per tutta la vita. Gloria a chi c’era, ignominia a chi non c’era”. (barg)












D’accordo su tutto cazzo.
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E’ passato sotto al radar a tutti il nuovo dei Bangalore Choir, una bomba, inaspettato e al livello del primo. Il mio disco dell’anno.
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Tutto bello, ma qui si aspetta con impazienza le playlist personali, con il dito giudicante puntato
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D’accordo su tutto (a parte i Paradise Lost che per me hanno fatto un disco appena buono). Domani ci scambiamo tutte le playlist personali!
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Quello dei Deafheaven,nella classifica finale,sembra un atto riparatorio.Assieme ai Coroner e Messa ,ho gradito molto il disco dei 1916.Mi sembra strano che nessuno di voi l’abbia ascoltato.
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Non è un atto riparatorio, a me personalmente continuano a non piacere, hanno giusto preso nelle playlist che usciranno domani abbastanza voti da finire in lista. La classifica non è fatta a tavolino, è un semplice conteggio basato sulle menzioni individuali. I 1914 invece non hanno molti fan qua dentro, quando ne abbiamo parlato lo abbiamo sempre fatto con toni tiepidi.
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Quanto avete speso per avere Sydney Sweeney testimonial? 😀
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Tutto gratis, lei è un’avida lettrice dei pezzi di Belardi
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D’altronde oltre ad avere buoni gusti ha anche “buoni geni” (cit.)
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