Fartwork:  JOE HENRY – Trampoline

Buonasera a tutti, cari venditori di biancheria intima porta a porta, e benvenuti in un nuovo ed avvincente episodio di Fartwork, la rubrica di Metal Skunk sulle copertine fatte coi “gioielli di famiglia”.

Era l’estate del 1996 quando il telefono di casa di Bernardo, cinquantenne, romano, venditore di Pacchetti Esperienza (lontani parenti delle odierne Smartbox), iniziò a squillare all’impazzata nel bel mezzo della notte.  Erano Pacchetti Esperienza un po’ particolari quelli che vendeva Bernardo: c’era ad esempio UN GIORNO DA NONNA, col quale l’acquirente poteva starsene un giorno intero, dalla mattina alla sera, sulla sedia a dondolo di un rustico casale di campagna, a fare l’uncinetto, guardare sceneggiati di quarta categoria su una vecchia TV in bianco e nero e a non rispondere al telefono fingendo di non sentire; oppure c’era UN WEEKEND DA POLLO, che consisteva in una full immersion di 48 ore in un accogliente e profumato pollaio alle porte della città, senza la possibilità di uscire. Insomma, tutte esperienze molto particolari e per tutti i gusti.

Ma lasciamo stare il catalogo dei Pacchetti Esperienza e torniamo a quel telefono che squillava nel cuore della notte.  Bernardo si destò con una bestemmia, e, dopo aver buttato giù sei soprammobili, otto cornici, una lampada e tre posaceneri, riuscì ad afferrare la maledetta cornetta e rispondere:

“P… pronto?!?”

“Aho, ma che sola mi hai venduto, Bernardì!?”, rispose una voce nervosa dall’altro capo del telefono.

Bernardo era confuso: “Scusame tanto, chi sei?”

“Ah Bernardì, so Nunzio Scevola, nte ricordi?”

“Mmm no…”

“Dai aho, so er tizio che due giorni fa ha comprato il pacchetto intitolato: UNA NOTTE DA GUARDONE!”

Mmm… ah sì… sì, me ricordo” – mormorò Bernardo ancora tra le braccia di Morfeo – “beh Muzio…”

“Nunzio!”

“Ehm, scusa, Nunzio… Come va l’esperienza? Te stai a divertì?”

“Ma che divertì, ma che hotel mi hai consigliato aho?!? Allora: so’ arivato in albergo, ho preso aa camera, so entrato, ho levato il quadro in bagno come c’era scritto sur foglietto delle istruzioni, ho guardato nel buchetto… Ma invece de affacciamme in camera de due belle svedesone ignude o de qualche nera dell’Africa nera strafiga con le coscione, c’ho un tizio che se ne sta in piedi sur letto in mutande, fermo immobile come un torsolo da due ore aho, mica so fru-fru io, sa?!?”

Bernardo si alzò dal letto e si accese una sigaretta, col sonno ormai alle spalle e uno scoglionamento in arrivo.

“Ah Nunzio, a me me dispiace, il tuo pacchetto è uno dei più richiesti e i clienti di solito restano sempre molto soddisfatti, ma che te posso fa, t’avrà detto male!”

“Ho capito ma l’hotel me l’hai consigliato te, aho! Te ricordi che avemo sfogliato er depliant insieme? Mi hai detto che era bono questo qua, che c’avrei trovato un sacco de patata da guarda dar buchetto. Che poi, fossi pure fru-fru, manco in faccia riesco a vedello sto tizio, se vede solo dalle mutande in giù, ma che roba è?!?”

“Scusa, Nunzio, puoi ridirmi il nome dell’hotel che ti ho consigliato?”

“Hotel, hotel, aspè che nun me ricordo, ah sì: HOTEL LA SERRANDA…”

Berardo diede un sospiro amaro: “Nunzio… era LA VERANDA… HOTEL LA VERANDA T’HO CONSIGLIATO IO. Sturati le orecchie la prossima volta, cazzo! Anzi, all’Hotel La Serranda ti ho detto proprio di non andarci che ce stanno i fantasmi…”

“I FANTASMI?!”

Un vento gelido sembrò sibilare tra un capo e l’altro del telefono.

“Sì, Nunzio bello.  Ascolta, ho capito tutto ora. T’hanno dato a camera 22, quella che affaccia sulla 23. Nella 23 c’è morto un tizio nel ’77. Questo si era portato in stanza una baldracca, si è levato i pantaloni, è salito sul letto ed è morto… in piedi. Dicono sia stata la troppa emozione, boh, vai a capì. Forse era un verginello e il cuore non gli ha retto, almeno così dicono.  E quello che stai a vede mo’ è molto probabilmente er fantasma de lui!”

“ODDIO I FANTASMI!” – urlò Nunzio, che immediatamente riattaccò.

Bernardo finì di fumare la sua sigaretta: “Ma te pare che me chiama de notte, sto rincoglionito?” – pensò. Poi tornò a letto, e, nonostante il mal di testa e il fastidio dovuti al suo cliente e alla sua improvvisa chiamata notturna, riuscì comunque a riaddormentarsi, profondamente.

Quello che non dormì affatto, invece, fu proprio Nunzio: dopo aver saputo del fantasma scappò via da quell’hotel maledetto e cominciò a bere e a vagare senza meta nella notte, per dimenticare.

Errò a lungo, finché da Torvaianica non si ritrovò nientemeno che a Charlotte, in Carolina del Nord.  Qui, in un bar, fece per caso la conoscenza di un musicista e produttore discografico statunitense, un certo Joe Henry. Dopo una partita a freccette e sei pinte di birra, Nunzio raccontò a Joe tutta la sua strana storia di fantasmi, per poi vomitargli sui pantaloni e collassare al suolo.

Joe Henry non si dimenticò mai di quel vomito che gli insozzò tutti i jeans, ma non dimenticò nemmeno il racconto di Nunzio e del fantasma del morto in piedi. (Gabriele Traversa)

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